Inchiesta latte in polvere, chiesto il processo per i pediatri. Chi sono gli imputati

La conferenza stampa dei carabinieri del Nas all'epoca degli arresti (Foto Muzzi)

Pisa: anche informatori scientifici e operatori turistici tra i 23 che rischiano il rinvio a giudizio per l'inchiesta del latte in polvere. Ecco l'elenco degli imputati

PISA. Da indagati a imputati. Il passaggio non è solo tecnico per i 23 tra pediatri, informatori scientifici e operatori turistici coinvolti nell'inchiesta "Medici low cost" dei carabinieri del Nas di Livorno. Un'operazione che il 21 novembre 2014 mise in fila diciotto arresti - dodici pediatri, cinque informatori e un dirigente d'azienda - con l'accusa di corruzione e comparaggio. Il sostituto procuratore di Pisa, Giovanni Porpora, ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e 23 i destinatari dell'avviso di chiusura delle indagini notificato tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Ancora da fissare l'udienza davanti al gup per l'esame degli imputati, dalla richiesta di riti alternativi alla valutazione delle singole posizioni che potrebbe sfociare in archiviazione o nel dibattimento processuale.

Patto di scambio. Asse centrale dell'inchiesta resta l'ipotesi che i pediatri convenzionati con l'Asl spingessero le neo mamme all'acquisto di certe marche di latte in polvere ottenendo benefici dalle case produttrici. Utilità dal valore direttamente proporzionale al volume d'affari generato grazie alle segnalazioni interessate. Per l'accusa non c'era un passaggio di denaro diretto. Niente bustarelle, insomma. Erano le vacanze pagate il mezzo cui facevano ricorso le aziende per accattivarsi la benevolenza dei medici. Per due primari, di La Spezia ed Empoli, la posizione è stata stralciata per competenza territoriale e sarà esaminata dalla procura spezzina e da quella di Firenze.

Corruzione. La pietra angolare dell'accusa rimane la della corruzione nei confronti dei pediatri, all'epoca dei fatti incaricati di pubblico servizio avendo una convenzione con l'Asl. È caduto il comparaggio (accettare soldi o utilità per prescrivere farmaci a scapito di altri) che inizialmente veniva contestato agli indagati.

Regole e sistemi. Secondo la Procura per anni alcune aziende produttrici di latte in polvere avrebbero pagato viaggi o spese per convegni ai pediatri che, per ricambiare i favori, si dimostravano più sensibili nell'indicare alle neo mamme i prodotti commercializzati da chi finanziava le loro vacanze o l'acquisto di tv e computer. Nel sistema era centrale il ruolo di due agenzie di viaggi pisane che fatturavano, stando all'accusa, false spese per la partecipazione dei medici a congressi e corsi di aggiornamento anche internazionali. Per i carabinieri del Nas l'escamotage trovava la sua applicazione sotto forma di un "buono" riservato al singolo professionista che lo utilizzava per pagare viaggi di piacere per sé e i propri familiari o amici. Il contesto messo a fuoco dagli investigatori era il seguente: le aziende del latte in polvere si facevano fatturare dall'agenzia di viaggi i costi per la partecipazione dei medici a convegni veri, ma ai quali i pediatri non partecipavano. I soldi diventavano così un "tesoretto" da utilizzare per viaggi personali, a volte anche con piccole integrazioni per raggiungere l'importo necessario alla vacanza.

La difesa. I difensori dei promotori sostengono che non va frainteso il marketing commerciale con la corruzione. E i legali dei medici ribattono che nessuna costrizione è stata provata nei confronti delle mamme - tante si sono costituite in comitati spontanei a sostegno dei loro pediatri - per la scelta del latte in polvere.

Come nasce l'inchiesta. Sono stati i carabinieri del Nas di Livorno a portare avanti le indagini partite nel giugno 2013 dopo alcune segnalazioni anonime. Alla fine la mole dei documenti messi insieme dagli investigatori supera le 15mila pagine tra intercettazioni, materiale cartaceo, fatture e scambi di e-mail. Quello che viene contestato agli indagati, nei diversi ruoli di segnalatori del prodotto ai medici e di suggeritori alle neo mamme, è di aver favorito una marca di latte artificiale a scapito di altre per avere in cambio benefit di varia natura. E per i medici di aver ignorato l'opportunità di allattamento naturale. Le aziende - Mellin, Dmf e per un episodio Humana Italia - per la procura avevano architettato un complesso sistema per giustificare gli esborsi di denaro sostenuti per finanziare il sistema: gli informatori scientifici dei marchi prendevano contatti con i pediatri per "sollecitarli" a prescrivere latte artificiale ai neonati. E quei soldi per i convegni venivano pure detratti a livello fiscale.

I viaggi. Grazie, poi, alla compiacenza di due agenzie di viaggio (New Taurus Viaggi e Berlina) venivano fatturate false spese per la partecipazione dei medici a congressi e corsi di aggiornamento anche internazionali. Sono stati calcolati almeno una cinquantina di viaggi di pediatri con moglie e figli. Da Berlino a Sharm el Sheik, Marsa Alam ma anche Cannes, Canada, India, Usa, Parigi, Londra, Istanbul senza farsi mancare le Crociere nel Mediterraneo e nord Europa. Ma c'è stato anche chi otteneva smartphone, computer, televisori. In qualche caso anche dei condizionatori.