Sgominata la banda dei falsi incidenti

Indagato per il reato di associazione a delinquere anche il medico legale Massimo Michelotti residente a San Giuliano

VIAREGGIO. Mettere a segno le estorsioni, a causa della crisi economica, era diventato meno redditizio. È per questo che hanno deciso di diversificare la loro attività criminale: organizzando finti incidenti stradali per incassare i rimborsi delle assicurazioni e rimpinguare, al tempo stesso, le casse del clan del Casalesi. Il tutto con la compiacenza - secondo quanto sostiene la Direzione distrettuale antimafia di Firenze - di avvocati, medici legali e carrozzieri della Versilia, di Massa e di San Giuliano Terme, visto che nei guai è finito anche il pisano 54enne Massimo Michelotti.

Era un sistema ben collaudato quello andato avanti dal 2009 al 2013, che ha portato all’arresto di cinque persone (due delle quali ai domiciliari) e ad altre 63 sotto indagine per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa a danno delle compagnie assicurative. Secondo i magistrati decine di automobilisti avrebbero simulato incidenti stradali mai avvenuti. I falsi sinistri, pratica dopo pratica, avrebbero poi fruttato centinaia di migliaia di euro (nell’indagine compaiono altre due persone, ma per reati non connessi all’associazione per delinquere). Secondo chi indaga a capo della struttura criminale c’era Salvatore Mundo, detto “o’ mister”. Il 48enne napoletano - arrestato tre anni fa insieme alla moglie che gestiva un negozio di mozzarelle al Marco Polo nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni versiliesi dei Casalesi - sarebbe il referente toscano del clan camorrista riconducibile alla famiglia Russo. “O’ mister” - secondo gli inquirenti - avrebbe raccolto parte dei proventi delle truffe, una percentuale attorno al 20 per cento, per metterli a disposizione del clan. Mundo si trova già rinchiuso nel carcere di Parma. A consegnargli i soldi sarebbe stato Francesco Martino - anch’egli partenopeo e ad oggi agli arresti domiciliari a Campobasso a causa di altre vicende - definito dagli investigatori il «promotore e l’organizzatore del gruppo criminale operante nel comprensorio della Versilia». Poi c’erano Cesario Marino e Gianluca De Chiara, catturati nel Casertano, che avrebbe organizzato materialmente i falsi sinistri, reclutando di volta in volta gli attori da inserire nelle pratiche assicurative, e Franco Galante (con obbligo di dimora a Viareggio) e Nicola Garzillo (attualmente libero), che invece avrebbero avuto la funzione di eseguire le azioni intimidatorie, il recupero del credito facendo da guardiaspalle a Salvatore Mundo e Francesco Martino.

L’organizzazione criminale, secondo la Dda di Firenze, avrebbe utilizzato gli avvocati viareggini Massimo Del Prete e Andrea Brazzini per seguire le pratiche di risarcimento, e poi i medici legali Luciano Graziosi (viareggino) e Massimo Michelotti (di San Giuliano Terme), che si sarebbero resi disponibili a certificare postumi di incidenti e lesioni non veritieri, e infine i carrozzieri Aldo e Sandro Castoro (padre e figlio), titolari dell’autocarrozzeria Stadio di Camaiore, che invece si sarebbero occupati delle riparazioni dei veicoli, mantenendo i contatti con i periti assicurativi. Con loro, nel mirino del pm, anche il carrozziere massese Angelo Pallucca.

Secondo gli inquirenti ogni finto incidente avrebbe portato in media a un rimborso di 7.000 euro: il 20% (1.400 euro) nelle casse del clan dei Casalesi, mentre la restante quota (5.600 euro) sarebbe stata spartita fra gli organizzatori, i professionisti coinvolti e gli attori degli incidenti. Si tratterebbe di centinaia di casi, non quantificati con esattezza. Pare addirittura che gli organizzatori avrebbero preferito realizzare i falsi sinistri con auto aziendali, visto che l’intestazione alle imprese non avrebbe peggiorato la classe di merito.

L’indagine, per il momento, ha portato alla custodia cautelare in carcere per Salvatore Mundo (già ristretto nel penitenziario di Parma), Cesario Marino e Gianluca Di Chiara, catturati a Caserta, mentre sono stati posti agli arresti domiciliari Aldo e Sandro Castoro, padre e figlio, titolari dell’autocarrozzeria Stadio di Camaiore. Il giudice per le indagini preliminari Erminia Bagnoli si è inoltre riservata la possibilità di applicare la misura interdittiva dalla professione richiesta dal pubblico ministero per gli avvocati Andrea Brazzini e Massimo Del Prete e per il dottor Luciano Graziosi.

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