«Visite ed esami in due-tre giorni: addio alle attese»

Parla Majno, il super manager dell’area vasta: troppi ricoveri “lievi” a Pisa, vanno ridistribuiti

PISA. «Sarà difficile ma ci proveremo. Una delle nostre grandi sfide sarà abbattere le liste di attesa di visite ed esami diagnostici. Entro la fine dell’anno il nostro compito sarà quello di costruire una rete di ambulatori e medici capaci di fornire diagnosi di primo livello a massimo 72 ore dalla prenotazione e la chiave sarà il rapporto con il territorio, la filiera corta della salute». Sembra un paradosso, ma uno dei paradigmi della riforma sanitaria voluta dal governatore Enrico Rossi e dall’assessore Stefania Saccardi come un processo di accorpamento delle vecchie Asl varata a inizio anno si fonda proprio sul ruolo della prossimità dei servizi. Piccolo e a breve distanza è meglio, assicura Edoardo Majno, il direttore della programmazione dell’area vasta Nord ovest, il super manager incaricato dalla Regione di riorganizzare, insieme ai vertici della neonata Aslona e a quelli dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa, risorse e ingranaggi del sistema sanitario della costa per 1,2 milioni di persone e 20 mila addetti della sanità.

Direttore, dice di voler azzerare le attese. Missione impossibile?

«No. Spesso visite ed esami prescritti dal medico curante sono troppo avanzati e superflui, talvolta lontani dal territorio di residenza. Lo stesso avviene con i ricoveri. Le persone tendono a spostarsi sui grandi centri anche per patologie poco complesse. La chiave è ridurre i ricoveri a bassa complessità su Cisanello e riportarli, in parte, negli ospedali del territorio».

Oggi su 34 mila ricoveri di casi poco complessi gestiti dal policlinico pisano, 9 mila provengono da altre province. Dovrete ridistribuire il personale?

«Sì. Ma nessuno dovrà migrare. Utilizzeremo il turn over per riequilibrare le risorse verso il territorio. Per l’Aoup - ma in generale ovunque - lavoreremo anche sui turni notturni. Ci sono margini per razionalizzare il sistema senza perdere qualità, e spostare medici e infermieri sulle ore diurne».

Tutta la grande chirurgia specialistica si concentrerà solo a Cisanello?

«No. Creeremo dei “focus hospital” in cui sarà valorizzata la vocazione di eccellenza. È chiaro che chi non ha i numeri dovrà rinunciare ad alcuni settori. Se ad esempio sulla chirurgia oncologica al seno non esegui almeno 150 interventi annui, ma solo 10, meglio rinunciarci. È scientifico, la numerosità influisce sull’esito».

Ma come convincere i cittadini a non spostarsi?

«L’idea è agire sulla buona fama della vocazione d’eccellenza. Spesso quella cattiva su un singolo punto debole contagia un ospedale intero ingiustamente. E poi far leva sulla rete di ambulatori specialistici sul territorio. Va potenziata, anche sfruttando il turn over. I giovani medici specialisti che entrano potranno contribuire a potenziarla. Ma anche il privato convenzionato verrà coinvolto. E la chiave sarà proprio il territorio».

In che senso?

«Abbatteremo le liste di attesa organizzando visite ed esami diagnostici in contemporanea. Oggi il medico curante prescrive approfondimenti diagnostici spesso inappropriati. Se invece ha la possibilità di offrire nel giro di 24-72 ore al paziente una visita con uno specialista che sia in grado di svolgere in tempo reale anche un’ecografia all’addome o un ecodoppler, il percorso di assistenza sarà più qualificato. Se la tua patologia merita un esame più “pesante”, una Tac o una risonanza, oppure una visita più accurata, verrai indirizzato verso il “focus hospital” a Pisa, altrimenti rientri in un iter di cure standard che puoi eseguire nell’ospedale del tuo territorio».

Bene, ma tutto questo per quali specialità ed entro quando?

«A Pisa è già partita una sperimentazione open access, cioè ad accesso diretto, sulla cardiologia. Entro fine anno vorremmo estendere il modello a medicina interna, oculistica e ortopedia».

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