Aurelia, l’Anas non sostituirà gli alberi tagliati

I lavori ordinati da Fs per ragioni di sicurezza Il Parco: «Per noi non tutti erano a rischio»

PISA. Imponenti e fronzuti, belli ma fragili, giganti con i piedi d’argilla. Pericolosi. «Gli ordini erano di abbatterne 176 e noi li abbiamo eseguiti», dice un operaio. «Non sappiamo se verranno ripiantati, speriamo di sì». Invece no. I giganti sull’Aurelia sono caduti e non si rialzeranno. «Non prevediamo di sostituire i pini abbattuti sull’Aurelia con altri esemplari più piccoli», conferma Anas. Così, le motoseghe sembrano aver cancellato un pezzo di storia che corre sull’asfalto fra Pisa e Livorno.

Abbattuti quasi 200 pini: cambia lo skyline dell’Aurelia

I pini sono diventati rifiuto organico, sul ciglio della strada restano pezzi di legno, tronchi,fronde spezzate e le gru che finiscono il lavoro. Cominciata dieci giorni fa, l’operazione abbattimenti è chiusa. I lineamenti di un lato di foresta urbana su 5 chilometri di statale, dal ponte del Tombolo ai Mortellini, si sono trasformati.

 

Resta una striscia verde fra la ferrovia e il viale. Il taglio di quasi duecento esemplari di marittimo con cui Anas ha cambiato lo skyline della strada è stato ordinato da Rfi, ratificato dal parere del Parco di San Rossore e da un ordinanza del prefetto. Da quasi un secolo un elemento tipico della storia del paesaggio, quasi un brand delle strade toscane, per il braccio operativo di Ferrovie erano «un potenziale pericolo per la sicurezza ferroviaria».

I pini erano diventati troppo alti e fragili, e cadendo potevano piombare sui binari che costeggiano l’Aurelia durante il passaggio di un treno causando un disastro. In ballo, dunque, c’era la sicurezza dei cittadini. La scenografia mediterranea era ormai incompatibile con le vite umane.

 

Ma ora si scopre il Parco di San Rossore, chiamato a compiere le analisi sui pini, aveva suggerito di abbatterne solo una parte. «Abbiamo sottoposto ogni pianta ad una prova di stabilità e ad un esame specifico, inserendole in quattro classi di rischio - spiega il direttore Andrea Gennai - L’indicazione era di abbattere soltanto i pini finiti nelle due classi di rischio più alte. Ma la conferenza dei servizi e la prefettura, proprio in ragione della gravità delle conseguenze che avrebbe potuto scatenare una caduta, hanno ritenuto di non fare distinzioni. Comprensibile. Auspichiamo però che l’Aurelia non rimanga con una lato vuoto e Anas proceda a una ripiantumazione, magari di specie più piccole e con caratteristiche più idonee».

Sarà difficile da accettare, ma secondo gli esperti è una realtà ineluttabile, come la causa che li condanna alla scomparsa dai viali d’Italia. «I pini hanno radici superficiali inadatte all’asfalto. Non sarebbero in grado di reggere di fronte a una calamità - dice Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana - Certo, quando si taglia un albero è sempre una sconfitta. Un motivo di dolore, per questo sarebbe bene che su una decisione del genere ci fosse una condivisione assoluta. Le chiome di un bagolaro magari potrebbero alleviare la perdita ma non ci restituiranno la storia del luogo. Quindi speriamo che siano state contemperate le esigenze di sicurezza con quelle di tutela».

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