Dall’asilo alle fidejussioni

Ultimo caso l’edificio ex Telecom. Cambiamenti in vista tra i dirigenti

PISA. «La domanda è se non siamo di fronte ad una caduta di motivazione nella gestione della cosa pubblica che investe l’apparato della pubblica amministrazione». Questa considerazione, che apre più di un interrogativo, non arriva da una forza politica d’opposizione, ma da un deputato (Pd) come Paolo Fontanelli, ex sindaco di Pisa, che in un intervento sul suo blog prende spunto proprio dal caso delle botte all’asilo. E’ vero che Fontanelli fa riferimento a «molte parti del Paese», quindi non restringe le sue considerazioni solo a Pisa, ma comunque evidenzia «i tanti episodi di disfunzioni nei servizi pubblici» che avvengono «nell’ambito dell’esercizio di funzioni di responsabilità che hanno una certa importanza nel rapporto con i cittadini». Così, seppur su versanti diversi, diventa sin troppo facile accostare alla vicenda dell’asilo (dibattito aperto sui controlli, sulle telecamere da piazzare o meno nelle aule) quelle delle fidejussioni “tossiche”, del contributo perso per il progetto delle mura (oltre un milione di euro dalla Fondazione Pisa), ma anche della mancata vendita del palazzo ex Telecom. Una somma di episodi che rilancia il quesito: cosa succede a Palazzo Gambacorti, sede del Comune? Perché certi meccanismi, anche di relazione tra parte politica e parte amministrativa, mostrano la corda?

Fidejussioni “tossiche”. Il tappo è saltato con il caso delle fidejussioni “tossiche” sollevato in particolare dal gruppo Una città in comune-Prc. Piccolo riassunto: il Comune ha verificato che ha 27 polizze, emesse da privati a garanzia dell’esecuzione di lavori pubblici, che sono carta straccia (valore complessivo intorno ai 15 milioni di euro) soprattutto perché rilasciate da soggetti non abilitati, come specificato dalla Banca d’Italia. Il sindaco Filippeschi ha parlato di «truffa ai danni del Comune», presentando quattro esposti alla Procura della Repubblica. Ma perché, ci si chiede, gli uffici comunali hanno accettato, a suo tempo, queste fidejussioni farlocche, su cui ora si sta muovendo anche la Finanza con acquisizione dei materiali (soprattutto della Sviluppo Navicelli)? Lo spartiacque, spiegano a Palazzo Gambacorti, è la crisi economica del 2008: prima, l’eventualità di dover ricorrere alle fidejussioni, di fronte a ditte non in grado di rispettare gli impegni, era davvero remota. La crisi però ha cambiato tutto. Ha cambiato anche il mercato delle polizze, con le banche che hanno fatto un passo indietro, lasciando spazio ad altri soggetti, dentro un sistema normativo nebuloso. «Prima si dava una semplice occhiata alle polizze, si guardava se erano firmate dall’imprenditore e via», dicono dagli uffici comunali. Ovvero non si controllava (almeno non sempre), sebbene bastasse un “clic” su internet (utilizzando il sito della Banca d’Italia), se il soggetto che emetteva la fidejussione avesse tutte le carte in regola. Dopo l’ondata di atti “tossici” è stato modificato il protocollo, con verifiche che si sono fatte più stringenti. Ma intanto ci sono 27 polizze che ballano, anche se alcuni casi vengono dati in fase di definizione. Per alcuni dirigenti però si sono aperti, e sono in corso, procedimenti disciplinari. I dipendenti chiamati in causa stanno presentando le memorie difensive.

Contributo perso. Non meno sorprendente il caso del contributo perso (oltre un milione di euro), destinato a sostenere il progetto di recupero delle mura cittadine. Anche in questa vicenda spicca perlomeno un’eccessiva leggerezza. La Fondazione Pisa ha atteso per mesi la rendicontazione con cui giustificare la concessione del finanziamento, come richiesto dalle direttive ministeriali cui è sottoposta. Una serie di richieste cadute nel vuoto. Una volta capito che stava per succedere il patatrac, anche il sindaco ha scritto sollecitando gli uffici. Che hanno cercato di rimediare, ormai però fuori tempo. L’irritazione alla Fondazione Pisa, così si racconta, è stata notevole. «Diamo soldi e dobbiamo anche pregare per avere una fattura?», il succo delle lamentele. Ne è seguita una polemica, anche pubblica, poi ricomposta. Intanto quel milione e passa non è recuperabile. A Palazzo Gambacorti si cerca di lavare i panni sporchi. Punto interrogativo sul dirigente che avrebbe dovuto vigilare. Si parla di una nuova ripartizione di compiti e settori tra i dirigenti, con promozioni e retrocessioni: il fascicolo è già aperto sul tavolo dell’assessore al personale.

Palazzo invenduto. «È grave che si provi a scaricare tutto sui dirigenti, ci sono responsabilità anche politiche», è la valutazione fatta dal consigliere comunale Ciccio Auletta (Ucic-Prc), mentre continuano ad aleggiare gli interrogativi posti da Fontanelli. E allora, a proposito di meccanismi che ad un certo punto si bloccano, è emblematica la vicenda della mancata vendita del palazzo ex Telecom. Sembrava una formalità la cessione alla Fondazione Pisa. Era stato pubblicato un bando che prevedeva offerte al ribasso, rispetto alla stima di 6,2 milioni di euro, ammissibili fino al 20%. La Fondazione Pisa, unica pretendente al tirar delle somme, ha proposto 5,2 milioni di euro (meno 16%). Tutto ok? Macché. Cominciano le polemiche politiche sul prezzo. Il dirigente non firma l’atto di vendita, la giunta fa lo stesso e non s’impone. Si sa che la Fondazione ha un’alternativa già pronta, ma anche questo non sblocca lo stallo dentro Palazzo Gambacorti. L’operazione salta, un secondo bando va deserto e l’ex Telecom si prende la definizione di Mattonaia-2, l’invenduto per eccellenza in città (ci sarà un terzo bando). Un caso che torna a galla in questi giorni, dopo che la Provincia ha quasi definito con Invimit (società del ministero dell’Economia) la vendita degli edifici sede della Prefettura e della Questura: costo totale 6 milioni di euro, poco più del solo ex Telecom. Palazzo Medici, sede della prefettura, è un bell’edificio affacciato sul lungarno. Prezzo “solo” 3 milioni e 550.000 euro. «E pensare che per il palazzo ex Telecom sono stati rifiutati 5 milioni e 200.000 euro», scrive Pisainformaflash, giornale on line dell’amministrazione comunale. Sapore di autocritica. E di rammarico.

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