Morto a tredici anni, nessun colpevole

La piscina di Uliveto in una foto d'archivio

Pisa: il decesso nel 2008 dopo due anni di coma per un malore in piscina. La prescrizione estingue il reato per i due imputati

PISA. Nessun colpevole per la morte di un bimbo di 13 anni dopo quasi due anni di coma. La giustizia con la “g” minuscola manda in archivio un processo di fatto mai iniziato con la prima udienza - il fatto è del 2006 - fissata a otto mesi dalla prescrizione del reato arrivata nel novembre 2015. Mercoledì 10 il giudice Pietro Murano non ha potuto che prendere atto dell’ineluttabilità del tempo emettendo una sentenza di «non doversi procedere perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione».

Due gli imputati - un terzo è stato stralciato perché all’epoca dei fatti minorenne - accusati di omicidio colposo usciti da un processo che si è dimostrato incapace di valutare nel merito le contestazioni: Marco Fagiolini, 34 anni, di Vicopisano difeso dall’avvocato Lara Battaglia e Afaf Fatmi, 32 anni, di Cascina, assistita dal legale Gabriele Dell’Unto.

Il primo era il bagnino in servizio alla piscina delle terme di Uliveto il 9 luglio 2006 quando Yassine Lecheeb, tunisino, residente all’epoca con la famiglia a Pisa, rimase per diversi minuti senza respirare in una delle vasche della struttura. La seconda è la cugina del piccolo che doveva rispondere del controllo del minore. Ipotesi accusatorie su cui la Procura iniziò a lavorare nel maggio 2008, quando il piccolo si arrese dopo quasi due anni di stato vegetativo.

Dall’apertura dell’inchiesta alla valutazione della richiesta di rinvio sono passati sei anni. Un paio di udienze tecniche, senza ascoltare testi, tra la fine del 2014 e il marzo 2015 e poi la fissazione dell’udienza di ieri con cui si è certificata l’inutilità di andare avanti con il processo.

È una storia che strazia il cuore quella di Yassine Lecheeb. Nel giorno in cui l’Italia festeggiava la vittoria degli azzurri ai mondiali di calcio a Berlino, il 9 luglio 2006, il piccolo era in coma al Santa Chiara. Aveva iniziato a morire nel pomeriggio. Lo avevano trovato privo di conoscenza in piscina, a pancia sotto. Sembrava che guardasse il fondale. Era svenuto. Intorno c’erano centinaia di persone che si godevano la giornata di sole e l’imminente finale del campionato del mondo. Per un malore non colto in tempo, l’undicenne rimase in acqua senza respirare. Troppi minuti. Fu una bambina ad accorgersi di lui quando si avvicinò per chiedergli di giocare. Solo a quel punto scattarono i soccorsi con il ricovero in ospedale in condizioni disperate. Non si è più ripreso Yassine.

Uno scricciolo di bimbo che si è spento poco alla volta consumando le speranze dei familiari nell’invocazione quotidiana di un miracolo. Nel maggio 2008 l’atto finale che interrompe l’agonia e consegna ai genitori il ricordo di un figlio che vivrà solo nella memoria. La Procura apre un fascicolo per omicidio colposo e due bagnini e la cugina della vittima vengono indagati. Passano gli anni e la strada tortuosa dei tempi giudiziari cozza contro il calendario. Che inesorabile diventa la ghigliottina sull’accertamento di eventuali responsabilità penali degli imputati. Se il fronte penale è naufragato nella prescrizione, resta ancora percorribile l’azione civile. I genitori del piccolo hanno fatto causa alla società di gestione della piscina nel parco termale. Tutelati dall'avvocato Massimo Parenti, i familiari hanno chiesto un milione di euro di risarcimento danni. Entro l’anno la sentenza. Senza prescrizioni.