«Stupefacente quell’indifferenza»

L’analisi del neuropsichiatra infantile di fronte ai video

PISA. «Una delle cose che mi ha stupito di più è l’indifferenza mostrata dalle altre persone che assistevano alle botte. La maestra picchia, magari urla contro i bambini, e le colleghe niente. Non si scompongono». Ha appena finito di guardare i video girati dai carabinieri nell’asilo di Pisa, Renzo Guerrini. Per il direttore del Centro d’eccellenza di Neuroscienze del Meyer, uno dei maggiori esperti al mondo di neuropsichiatria infantile, le microspie e telecamere questa volta documentano qualcosa di nuovo.

Professor Guerrini, l’indifferenza del personale ci indigna,certo, ma può anche causare disagi psichici?

«Per creare un disagio che si estenda anche oltre l’ambiente dell’asilo bisognerebbe capire con esattezza quanto quei soprusi vergognosi siano stati sistematici. Non possiamo generalizzare, ogni bambino avrà reagito in modo diverso se ha subito vessazioni diverse o non ne ha subite, ma certo quell’indifferenza può scatenare un complesso di colpa».

In che modo?

«Sono proprio le educatrici che rimangono ferme di fronte alle violenze di un’altra maestra in qualche modo a legittimare le botte, gli schiaffi, le offese agli occhi del bambino. L’ambiente mi è ostile, pensa un bambino, ma se nessuno fa niente significa che sono io a sbagliare, è il mio comportamnento ad avere qualcosa che non va».

Sono tutti bambini fra i 2 e i 3 anni. Sappiamo adesso che anche altre educatrici hanno alzato le mani. Ma che traumi può lasciare essere picchiati in tenera età?

«Difficile azzardare ipotesi di lungo termine o addebitare patologie psichiatriche che dovessero emergere in futuro ad episodi di questo tipo».

Dunque, per quello che ha visto, i traumi subiti dai bimbi non sarebbero insormotabili?

«Dipende. Se si è trattato di una cosa reiterata e sistematica, sì. Molto spesso qui al Meyer capitano bambini con disagi importanti. Ma quasi sempre hanno vissuto un’infanzia completamente contrassegnata dalla violenza, o perché orfani che hanno vissuto in ambienti perennemente ostili, o perché aggressività e violenza provenivano anche dalla famiglia. E, ripeto, molto dipende dalla frequenza con cui questi bimbi venivano presi di mira».

C’è un bambino con cui le maestre sembrano davvero accanirsi. Viene spesso picchiato, schernito, isolato, messo in punizione?

«Be’ la reiterazione e l’isolamento possono creare un grave disagio psichico allora».

Ha visto quei video, che pensa della maestra?

«È chiaramente disturbata, ma questo non significa non fosse capace di intendere e di volere».

Esistono terapie anche per bambini così piccoli, e cosa devono fare i genitori?

«Non certo la classica psicoterapia. Per quella servono capacità cognitive di un adulto. Ma terapie comportamentali, si possono attuare. E la miglior cosa è un inserimento in un gruppi e in un contesto opposto a quello appena vissuto, dove domini l’amore. In questo i genitori sono importanti. È inutile cercare di spiegare cosa è successo. Meglio l’affetto e comportamenti lineari».

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