L’ira di Vergamini: voleva più soldi per fare il revisore

«Trattamento poco rispettoso e non dignitoso», la frase che fece infuriare il consiglio comunale del 15 maggio 2014

PISA. Voleva più soldi per il suo incarico il commercialista lucchese Fabio Vergamini, presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune di Pisa? Il suo stipendio annuo deciso dal consiglio comunale non lo soddisfaceva ed è probabilmente per questo che in questi anni e in questi ultimi mesi è cresciuta in lui la “vis polemica” nei confronti dello stesso consiglio e della giunta guidata dal sindaco Marco Filippeschi, tale da portarlo a denunciare pubblicamente pressioni da parte della Prefettura per la presentazione del parere sul bilancio di previsione e a muovere, nonostante il parere favorevole del collegio, pesanti rilievi sull’impianto dello stesso bilancio (in cui esiste l’interrogativo sulla disponibilità o meno dei dieci milioni di euro di compensazione della Tasi) con una lettera indirizzata al prefetto.

Un sindaco revisore che viene sorteggiato per l’incarico e al quale non sta bene il trattamento economico può benissimo rifiutare. Non è assolutamente obbligato ad accettare. Vergamini, però, non lo fece. Accettò i dodicimila euro più Iva all’anno (ottomila più Iva quelli per gli altri due revisori), ma lo fece sicuramente malvolentieri. Come emerge chiaramente dalla seduta del consiglio comunale del 15 maggio 2014, quando gli allora tre revisori (Fabio Vergamini, Alberto Matteucci e Franco Dell’Innocenti, quest’ultimo poi dimessosi per divergenze di vedute con i colleghi) si presentarono ufficialmente al consiglio comunale.

Abbiamo ascoltato interamente la registrazione di quella riunione ed emerge chiaramente la tensione che esisteva già in quei giorni. Più volte, infatti, nella sua introduzione il presidente del consiglio Ranieri Del Torto richiama al «dialogo nel rispetto dei ruoli e delle normative» e auspica una «riconsiderazione della decisione da parte del collegio dei revisori di non partecipare alle sedute della quarta commissione». «I consiglieri – sottolinea Del Torto – hanno infatti bisogno di interloquire con voi, per sottoporvi riflessioni, per avere approfondimenti e per chiarire eventuali dubbi».

Il muro contro muro è subito evidente dalle prime parole del presidente dei revisori Vergamini: «Questo collegio – dice – si è insediato dopo l’approvazione del bilancio 2014 e quindi dobbiamo ancora acquisire diversa documentazione e conoscenze. Allo stato attuale, siamo contrari a partecipare a riunioni collegiali. Non ci piace essere tirati per la giacca, se i politici hanno bisogno di supporti tecnici per le loro decisioni li acquisiscano pure attraverso i nostri atti. Non intendiamo fare polemica, ma ci sorprende la presa di posizione del presidente del consiglio, soprattutto quando parla del rispetto che deve essere dovuto. Nei nostri confronti devo dire che il rispetto non ci è stato tributato per intero, a partire dalla questione dei trattamenti. In questo caso, non c’è rispetto e non c’è dignità. Noi l’abbiamo letta un po’ così».

Affermazioni che infiammarono l’aula del consiglio. Il presidente Del Torto dichiarò immediatamente chiusa la parentesi dedicata alla presentazione dei revisori, mentre da più parti, come testimoniano le registrazioni, si levarono le urla “Vergogna, vergogna”.

Il resto è storia degli ultimi giorni, ampiamente documentata dal Tirreno e sulla quale cerca di chiarire alcuni aspetti l’assessore al comunale al bilancio Andrea Serfogli: «Non spetta agli organi amministrativi del Comune di Pisa – sostiene – esporre in maniera integrale i pareri dei revisori peraltro abbondantemente resi noti dai revisori stessi. Risulta piuttosto anomalo il comportamento dei sindaci revisori, organo di collaborazione del consiglio comunale, che diffondono pareri e comunicati a mezzo stampa. L'amministrazione comunale deve rispondere e risponderà solo con atti formali. È singolare la convinzione del collegio sull'opportunità di non approvare il bilancio entro i termini ordinatori del 31 dicembre previsti dalla legge con tutto ciò che ne comporta ricorrendo all'esercizio provvisorio. C'è poco da portare ad esempio i Comuni che per difficoltà finanziarie non riescono ad approvare il bilancio entro la fine dell'anno. Quest'anno un numero maggiore di Comuni ha approvato il bilancio entro la fine dell'anno senza che alcun rilievo fosse loro mosso dai rispettivi revisori in termini di compensazione della Tasi. Partecipando all'incontro che annualmente viene organizzato da Anci e Ifel sulla legge di stabilità – conclude Serfogli – ho rappresentato le problematiche poste dai revisori al responsabile del dipartimento finanza locale dottor Andrea Ferri, il quale nel suo intervento ha evidenziato come il ristoro della Tasi previsto dalla legge di stabilità sia integrale».

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