Quel collegio è ormai un gruppo d’opposizione

Duro attacco del presidente dei revisori Fabio Vergamini: «Singolare il metodo di lettura degli atti degli amministratori e insinuazioni di bassa lega della maggioranza»

PISA. Ormai è tutto chiaro: il sindaco Marco Filippeschi e la sua giunta hanno un gruppo d’opposizione in più da cui guardarsi. È il collegio dei revisori dei conti, o meglio di quello che resta del collegio: il presidente Fabio Vergamini, ragioniere con studio a Castelnuovo Garfagnana, e Alberto Matteucci, professionista di Camaiore, dove da anni è un noto esponente di Forza Italia (è capogruppo al Comune versiliese e qui si candidò a sindaco per il centrodestra nel 2012). I due non si limitano alle cifre e alle verifiche sui conti, ma hanno deciso di sconfinare nella politica e di dispensare addirittura lezioni d’interpretazione delle leggi sugli enti locali agli amministratori e al presidente del consiglio comunale e reprimende all’indirizzo dei gruppi di maggioranza.

In una lettera inviata ieri mattina alla stampa, su carta intestata del Comune di Pisa ma inviata dalla mail dello studio Vergamini, il presidente del collegio molla schiaffoni a destra e a manca. «Prima di tutto va evidenziato – afferma il ragionier Vergamini – come appaia singolare il metodo con cui gli amministratori pisani leggono gli atti e le norme solo per contestare il collegio: prima il presidente del consiglio Ranieri Del Torto legge il primo comma dell'art. 239 del Testo unico e si dimentica di leggere il secondo; quindi l’assessore Andrea Serfogli legge il secondo comma dell'art. 193 (che prevede che in ogni caso un riequilibrio di bilancio vada fatto entro il 31 luglio) e si dimentica di leggere il primo e il quarto che obbligano l'ente a garantire nella gestione con continuità gli equilibri di bilancio, poi legge la relazione del collegio riportando solo il “parere favorevole” dimenticandosi di leggere le parole immediatamente precedenti che recitano “...nell'invitare il consiglio comunale e la giunta a tener presenti le osservazioni e suggerimenti formulati nell'ambito della presente relazione...”, cioè le eccezioni sulla Tasi (e sulla disponibilità dei dieci milioni di euro che nel corso dell’anno potrebbero venire a mancare, ndr) per intenderci. Non abbiamo difficoltà – prosegue Vergamini – a comprendere che i politici preferirebbero che il collegio dicesse ciò che fa loro comodo e quindi non ci sorprendono nemmeno le insinuazioni di bassa lega espresse sulla stampa dai segretari della maggioranza. La proroga del bilancio a fine marzo è stata concessa proprio per evitare questi problemi, già da fine ottobre e non dalla legge di stabilità: se i politici non ne hanno tenuto conto (nonostante il nostro invito nel parere del 5 dicembre e l'approvazione della legge di stabilità avvenuta il 28) ed hanno portato il Comune in un “cul de sac” non si può certo dare la colpa ai revisori».

Palazzo Gambacorti, nonostante nella fase di approvazione del bilancio si sia comportato come altre decine di Comuni italiani, fra cui, in Toscana, Lucca e Prato, si troverebbe quindi in un “cul de sac”, una strada senza uscita, dal punto di vista contabile e normativo. L’accusa è particolarmente grave, soprattutto se arriva, come in questo caso, dal collegio dei revisori dei conti. Quello stesso collegio che ha espresso parere favorevole all’approvazione del bilancio di previsione.

«Non entriamo nel merito – aggiunge Vergamini – se approvare il bilancio entro il 31 dicembre sia virtuoso o meno, ma il fatto che (come dice Serfogli) siano pochissimi i Comuni che lo hanno fatto dimostra che la generalità ha ritenuto oggettivamente opportuno usare la proroga concessa, peraltro, proprio da chi deve mettere a disposizione le risorse, e cioè dal governo. In questo quadro va anche evidenziato che la delibera adottata dalla giunta, al di là delle questioni di competenza giuridica evidenziate nel nostro invito ufficiale, di fatto tenta di far rivivere una sorta di quell'esercizio provvisorio il cui utilizzo è stato escluso proprio dall'approvazione del bilancio».

Vergamini non poteva ovviamente risparmiare il Tirreno con la sua scomposta reazione alle critiche che in questi ultimi gli sono piovute addosso da più parti, non solo dalla giunta e dai gruppi di maggioranza ma anche dal stesso prefetto Attilio Visconti. «Il Tirreno dice il falso – sostiene Vergamini – quando scrive che io sono un politico. Non lo sono e non lo sono mai stato». Il revisore avrà dimestichezza con i conti, meno con le parole, dal momento che il Tirreno non ha mai scritto che Vergamini riveste incarichi politici (a differenza del collega Matteucci). Ha invece scritto “Più che dei revisori dei conti Vergamini e Matteucci sembrano dei politici di professione”, riferendosi con questo ad una “politicizzazione” del ruolo di revisori che sta emergendo con chiarezza. Infine, Vergamini “inciampa” anche su un altro punto, quando afferma che «Fabio Dell’Innocenti, il terzo componente il collegio, non ha mai fatto risultare posizioni diverse dall’unanimità». Non è vero e basta rileggere la lettera di dimissioni dello stesso Dell’Innocenti risalente a metà dicembre, in cui si motivava la scelta “a seguito di difformità di vedute e di intenti su aspetti formali dell'attività dell'organo di revisione”. Sarebbe questa l’unanimità?

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