Nascite, una su tre col cesareo: Pisa maglia nera in Toscana

Lo dicono i dati Agenas, nelle altre regioni tagli ai fondi per chi esagera. I medici: «Da noi i casi più critici, ma pochissimi parti con complicazioni»

PISA. Nel 2014 di 1.706 parti 513 sono stati cesarei, il 30%. Troppi? Di certo sopra la media italiana (il 25,7%), al di là della soglia fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità, per cui ogni ospedale non dovrebbe praticarne più del 15%.

Ha un centro nascite riconosciuto come un’eccellenza, ma l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, esclusi i privati, ha gli standard più bassi in Toscana. Lo dicono gli studi del Mes del Sant’Anna e lo rimarca l’Agenas, l’agenzia delle regioni, nel Piano nazionale esiti: «Il parto cesareo rispetto al parto vaginale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino e dovrebbe essere effettuato solo in presenza di indicazioni specifiche». Un monito a cui in questi giorni stanno rispondendo alcune regioni.

Lombardia e Lazio hanno annunciato di voler tagliare del 10% (-220 euro) i rimborsi ai centri nascite che eseguiranno cesarei “inutili” e un premio ogni volta che invece l’intervento avrà salvato la vita di un bambino e della mamma. Da noi per ora la Regione non intende applicare il metodo, ma le prestazioni inutili sono il cuore dell’ultima riforma del sistema sanitario, e non è escluso che anche sulle maternità il Ministero della Salute non intervenga.

La maternità di Pisa non è certo un’emergenza (in Campania la media è intorno al 53%, in Puglia il 41%), ma certo in Toscana, dove la media è il 19%, è un’anomalia. Lo è nel confronto con Firenze (2.981 parti, il 23,9% cesarei), ma anche con Livorno (21%), il Versilia (15%) e Lucca (18%). Vicini a Pisa solo l’ospedale del Casentino (29,4%), ma fa 241 parti appena, e poi Siena (27,5), con 958 parti. In realtà su Pisa si scaricano problemi che Careggi non ha per la presenza di due ospedali (Torregalli e Ponte a Niccheri) con ottime maternità.

«Noi attraiamo moltissimi casi critici, il 20-30% del totale ogni anno – dice Pietro Bottone, medico di Ostetricia e ginecologia – il 12% dei cesarei sono praticati su donne che ne fanno richiesta perché altrove viene loro negato o in noi riconoscono un centro più attrezzato». Una quota variabile dal 15 al 20% delle gravidanze arriva da Livorno. «Ma sia chiaro, nonostante vengano ancora utilizzate dal Sant’Anna e dall’Agenas, l’Oms ha rivisto le linee guida sui parti e la soglia del 15% non c’è più».

«Non solo – dice il primario di neonatologia Antonio Boldrini –. Si guarda sempre ai cesarei. Peccato però non si faccia attenzione ai veri esiti. Tre anni fa, con uno studio, scoprimmo che da noi nascevano 0,9 bambini su mille con danni cerebrali a causa di asfissia, nei centri con una media migliore sui cesarei il tasso di complicanze si alzava fino al 2 per mille». E allora: meglio un bambino sano in più o un cesareo inutile in meno?

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