L’acchiappa Br era deluso e sognava la pensione

Premiato per gli arresti delle nuove Brigate Rosse, si era dato alla scrittura Ma era scontento. Profetico un suo recente post: «Nella vita ho sbagliato tanto»

PISA. Il giovane idealista entrato in polizia a 19 anni al traguardo dei 50 si ritrova in una cella dopo un arresto in flagranza per rapina. L’investigatore che per 30 anni ha dato la caccia ai terroristi, per uno di quegli imprevedibili ribaltamenti della vita, da lunedì sera è entrato d'ufficio nella categoria dei banditi.

Ne aveva di passione per il suo lavoro Daniele Trubiano, nato nel 1965 a Lucca, terza media e prime fatiche nell'impresa edile del padre, assistente capo della polizia in forza all'antiterrorismo della Digos nella questura di Pisa.

«Siamo sconcertati e davvero non sappiamo dare una spiegazione – spiega il questore Alberto Francini –. Negli ultimi tempi non ha mai dato segni di nervosismo o altri segnali che lasciassero prevedere qualcosa di preoccupante».

Segugio di valore premiato per indagini sulle nuove Brigate Rosse, ma anche autore di tre libri firmati con il nome d'arte di Daniele Lama. Pistola, distintivo e tastiera del pc per tradurre in romanzi le storie filtrate con l'esperienza di chi le vive sul campo da protagonista. Uno dei titoli delle sue opere induce, con il senno di poi, a un sorriso amaro: "Da grande voglio fare il tenente Colombo". Da quell'aspirazione, in parte realizzata, a quello che è accaduto lunedì sera, c'è un corto circuito mentale che solo il poliziotto può essere in grado di spiegare. Una parabola umana che anticipa e fa naufragare quella professionale.

Aveva esordito con "Il lupo e lo sbirro" e la scorsa primavera era uscita la sua terza opera, "Il commissario Brusco Luzzi, l'odore dei funghi". Fantasia e amore per la parola scritta, per riempire le pagine, abnegazione senza risparmiarsi nelle indagini. Questo è stato l'assistente capo, Daniele Trubiano fino a qualche tempo fa. Poi qualcosa si è rotto.

Separato, con un figlia, il poliziotto vive a Riglione, alla periferia di Pisa, con la nuova compagna, cassiera, e i due figli di lei. Al di là dei problemi economici all'origine del colpo di testa, Trubiano, rientrato in servizio da poco dopo un periodo di malattia, da tempo era scontento sul lavoro. Eppure quel giovane, dal 1990 a Pisa con un parentesi nel 2007 a Lucca, era stato impegnato in casi importanti. Si era occupato di antiterrorismo, in particolare di gruppi eversivi di sinistra e anarchici, e nel 2004 aveva ricevuto, con altri colleghi, un encomio solenne perché «evidenziando elevate capacità professionali e acume investigativo svolgevano una complessa indagine che si concludeva con l'arresto di sette terroristi, responsabili dell'omicidio di Marco Biagi». Dalle indagini su Cinzia Banelli (poi pentita) e l'irriducibile delle Br Nadia Desdemona Lioce, il curriculum investigativo di Trubiano raggiunge il picco con la presenza nel "pool Emanuele Petri" che nel marzo del 2003 aveva smantellato le Brigate Rosse.

Un poliziotto in prima linea che aveva cominciato a vivere non più con orgoglio di un tempo la sua professione. In quello sfogatoio a cielo aperto che è Facebook aveva scritto di recente: «Dopo 31 anni nella polizia per la prima volta da un anno io ho iniziato a lavorare.. sì cari signori e caro signor ministro, io non sono mai venuto a lavorare, per me era un piacere, un onore, un vanto. Poi la decadenza è diventata cronica. Stamani mi hanno dato la pergamena di un premio, un altro, in passato sarei corso a prendere una cornice e ad appenderlo, stamani l'ho messo in un cassetto.. ma quale premio, da settimane penso solo una cosa.. ad andare in pensione.. Che tristezza».

I pensieri privati hanno iniziato a intaccare quella passione che per una vita era stata inossidabile. Il bilancio di mezza età viene affidato ancora una volta a Fb:«Non ho combinato granché nella vita, ho sbagliato tanto e ripetutamente, ho sprecato tempo e vita, ma sono arrivato quasi al traguardo dei 50... è giusto tirare un po' di somme - scrive -. A livello economico... non pervenuto, a livello lavorativo qualche soddisfazione me la sono levata, a livello personale un po' di amici ci sono e tre libri sono stati partoriti e pubblicati. Ho una figlia che adoro e che mi ricambia, più due figli, anche se non sono miei e non lo saranno mai, che mi dimostrano affetto sempre; due genitori, anziani, anche se pimpanti come ragazzini e poi c'è la donna che mi ha insegnato a vivere... a vivere davvero.... beh forse ho molto di più di tanti ricconi...» Capita, però, che il Daniele Trubiano poliziotto una sera di settembre si trasformi in uno dei personaggi creati dal suo alter ego letterario, Daniele Lama e indossi i panni di chi, da investigatore, ha combattuto per trent'anni. Nessuna finzione romanzesca. Come accadeva nei suoi libri alla fine gli sbirri hanno vinto. Solo che stavolta le manette le hanno messe a lui.

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