Metti quella sera a cena all’Oliveta scrittori e registi

Qui si ritrovavano Tabucchi, Mastroianni, Inge Feltrinelli e Almodovar. Ora in cucina c’è un’allieva di Sergio Lorenzi

PISA. Ecco un'Osteria che è stata anche un importante palcoscenico letterario e artistico. È l'Oliveta di Avane, frazione del Comune di Vecchiano, tra le colline e il Serchio. Al mangiar bene si è accompagnato, soprattutto tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta, un cenacolo letterario celebrato dai più importanti quotidiani nazionali. Qui si riunivano, ogni mese, scrittori, intellettuali, artisti e giornalisti per quella che era stata battezzata "La Scuola di Avane". Presidente, eletto all'unanimità, era Fausto Guccinelli, un intellettuale ambientalista, il "saggio" del gruppo. Ne facevano parte, oltre al sottoscritto, gli scrittori Antonio Tabucchi e Athos Bigongiali. Cenacolo che, qualche anno dopo, si era allargato a due scrittori: Ugo Riccarelli e Claudio Di Scalzo, quest'ultimo vecchianese come Tabucchi. Ebbene, qui si sono ritrovati personaggi della cultura e dell'arte non solo italiana ma internazionale, coi quali si sono discussi gli argomenti letterari e culturali, ma anche sociali, politici e di costume: da Inge Feltrinelli che è stata di frequente ospite, al regista Pedro Almodovar, al filosofo Massimo Cacciari, allo scrittore Daniele Del Giudice, all'attore Paolo Hendel, allo scrittore portoghese Josè Cardoso Pires, al cartoonist Sergio Staino e ai responsabili delle pagine culturali dei tre maggiori quotidiani nazionali: Paolo Mauri di "Repubblica", Ranieri Polese del "Corriere della sera" e il compianto Nico Orengo di "Tuttolibri" (inserto della "Stampa"). "Il Corriere della sera" del 2 agosto 1996 usciva con un'intervista di Paolo Di Stefano a Inge Feltrinelli, in cui quest'ultima diceva: «Uno dei piaceri di questi ultimi anni è passare qualche giorno, in autunno e in estate, da Tabucchi a Vecchiano, fuori Pisa. L'uomo schivo e complicato, la sua personalità camuffata, indecifrabile: tutto questo scompare. Vecchiano è il paese che ama, lì scrive, lavora, incontra gli amici… Con loro si va a mangiare all'Oliveta… Si sta seduti ore e ore tra risate e battute continue, poi uno si alza e si alzano tutti». Qui Tabucchi, una sera, rompendo clamorosamente il suo riserbo, lesse in anteprima un passo importante di quello che poi sarebbe diventato uno dei suoi capolavori ("Sostiene Pereira"). Qui Marcello Mastroianni, protagonista del film tratto dal libro dello scrittore pisano, aveva partecipato a una cena insieme al regista Roberto Faenza e a Tabucchi. Mastroianni se n'era andato dal locale facendo i complimenti ai gestori e portando via, dopo aver chiesto il permesso, un fagotto di frutta.

Oltre a una cucina toscana, il locale era ed è noto per una pizza prelibata (d'altronde i fratelli Rossi avevano già una fama di buona pizzeria quando, alla fine degli anni Ottanta, si trasferirono da Nodica a Avane aprendo l'"Oliveta"). Patron del forno era Gianluca Rossi, mentre in sala il fratello Paolo gestiva con professionalità un locale sempre pieno (e tale è rimasto). Agli inizi degli anni Duemila Gianluca ha lasciato la sua metà al fratello Paolo, che da allora conduce il locale con la solita verve e capacità manageriale e con un menu che è rimasto fedele al passato. Pur cambiando i protagonisti del locale, la fragranza, i profumi e i sapori di una volta sono rimasti immutati (la cuoca, Sonia, marocchina, si è formata alla scuola del grande chef pisano Sergio Lorenzi, inventore della famosa tagliata celebrata recentemente in un banchetto alla Casa Bianca da Obama; il pizzaiolo, Jonathan, ecuadoregno ha imparato bene i segreti del forno a legna; la cameriera, Mira, albanese, accoglie con garbo i clienti: questa multietnicità così seria, laboriosa e creativa sarebbe piaciuta molto anche a Tabucchi.Il coniglio fritto è sempre un capolavoro richiestissimo, come la tagliata di manzo al rosmarino e al pepe verde. Fino al fritto di barca del Tirreno che va per la maggiore per il suo profumo e per la sua leggerezza. Il segreto sono le materie prime e di stagione: le verdure sono rigorosamente dell'orto, a chilometro zero. E la cantina è fornitissima: vini toscani e nazionali e prosecchi e champagne a gogò. Provare per credere.

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