Quegli anni formidabili dei giovani democristiani

1986, aula magna della Sapienza, alla fine di una lezione: il nostro primo incontro Enrico è nato leader ed è sempre stato british nei modi e nella militanza

di * STEFANO FABBRI

È . strano: mi telefona Luca Daddi, vice caposervizio del “Tirreno”, per chiedermi qualche riga su Enrico Letta, premier incaricato; proprio io che sono uno dei più critici, dalla sinistra del Pd, di questo percorso.

Di Enrico però ho grande stima, anche se da tempo siamo su posizioni lontane: ho un ricordo chiarissimo del giorno che lo conobbi. Era il 1986 alla fine di una lezione in aula magna in Sapienza. Studiavamo legge: ci presentammo e da lì cominciò anche il mio percorso politico.

Enrico era già molto conosciuto in città. Era uno dei leader studenteschi del liceo classico Galilei e, in anni in cui non era semplicissimo essere giovani democristiani a Pisa, aveva già creato attorno a sé un bel nucleo di ragazzi che - come me - confluirono in quella incredibile palestra politica che fu il movimento giovanile della Dc a Pisa nel periodo a cavallo tra gli anni Ottanta ed i primi anni Novanta.

In quegli anni di intensa attività e formazione sono nate amicizie vere che durano tutt’ora: penso a Giovanni Viale, Vinicio Giaconi, Renato Crupi, Francesco Barachini e tanti altri a cui non voglio far torto e che forse, più e meglio di me, potrebbero scrivere un pensiero su Enrico.

Enrico è nato leader, ma un leader molto sui generis per gli standard italiani. Sobrio, pacato (ricordo raramente di averlo visto non dico arrabbiato, ma quantomeno alterato), colto, preparatissimo, poliglotta, europeista convinto, ma assolutamente alla mano, uno che “non se l’è mai tirata”: col senno di poi potremmo dire che è sempre stato molto british nei modi e nella cultura e militanza politica.

Ieri “Il Tirreno” ha pubblicato una foto che facemmo per la campagna elettorale delle amministrative del ’90.

Fu l’anno in cui il nostro gruppo - perché così ci consideravamo, un gruppo di amici prima di ogni altra cosa - ebbe un successo straordinario: Enrico entrò in Comune; molti di noi entrarono in Circoscrizione.

Erano gli anni in cui Carlo Ciucci, dirigente della Democrazia Cristiana, ci insegnava il gusto del servizio, della sobrietà e della gratuità. Erano gli anni in cui i conflitti tra giovanile e partito erano continui (già allora si poneva la questione generazionale). Furono gli anni del congresso di Fiuggi in cui un altro pisano, Simone Guerrini, divenne delegato nazionale del Movimento Giovanile Dc battendo Lapo Pistelli.

Ma anche gli anni in cui Enrico riuscì nell’impresa di portare a Pisa il gotha dei partiti democratico-cristiani europei organizzando il Congresso Europeo dei Movimenti Giovanili. Anni di impegno intenso e di incredibili esperienze.

Un giorno Enrico mi chiamò e mi disse con la massima tranquillità che sarei andato a Strasburgo a rappresentare i giovani Dc italiani ad un seminario europeo: io, ventenne “sfigatello” di provincia, ebbi modo di fare un’esperienza che ricordo ancora nitidamente.

Ma erano anche anni in cui c’era un grande gusto nello stare insieme: abbiamo sempre avuto la fortuna di affrontare, fin da allora, la politica con una sorta di disincanto, una leggerezza che - passatemi il termine - in alcuni casi sfiorava il “cazzeggio”.

Furono anni di politica e basket, politica e calcio, politica e Subbuteo (o Risiko: l’amico Giovanni Garzella potrà testimoniare di una partita con Enrico conclusasi alle tre di notte), politica e musica (i Nomadi, amatissimi da Enrico, ma anche, più tardi, i primissimi Elio e le Storie Tese), politica e cene insieme nella mitica casa di Colignola.

Poi con i primi anni Novanta ci siamo un po’ persi, come è naturale che fosse. Io lasciai Pisa e ritornai a fine anni Novanta, lui era già a Roma da tempo.

Fu però presente - con tutto il gruppo di amici - al mio matrimonio e, quando nacque mia figlia, fu uno dei primi a visitare mia moglie e mia figlia in clinica.

Ci siamo rivisti varie volte: ricordo che ci incontrammo dopo tanto tempo - lui era ministro - ad un convegno delle Acli a Vallombrosa e ci salutammo con grande cordialità e semplicità.

Del resto, almeno per come lo conosco, Enrico è sempre stato una persona così, assolutamente semplice e spontanea.

* Fabbri è l’ex presidente

provinciale delle Acli

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