Teatro Rossi, patrimonio culturale da non perdere

In Comune faccia a faccia tra occupanti, istituzioni e forze politiche. Presenti tra gli altri l'assessore alla cultura Silvia Panichi e il direttore del Museo nazionale di Palazzo Reale Dario Matteoni

Teatro Rossi, un patrimonio culturale da non perdere. Così, in sintesi, le conclusioni di un confronto a tutto campo sul futuro del teatro Rossi che si è svolto in Comune, tra una delegazione degli occupanti dello stesso Teatro Rossi e l'assessore alla cultura del Comune di Pisa, Silvia Panichi, il direttore del Museo Nazionale di Palazzo Reale e del Museo Nazionale di San Matteo, Dario Matteoni, il presidente della commissione cultura del Comune di Pisa, Luigi Branchitta, i consiglieri comunali Mirella Bronzini (Pdl), Massimo Balzi (Fli), Roberta Luperini (Libertà e Futuro) e Francesco Monceri, Marco Monaco, Marco Bani e Maria Chiara De Neri, quest'ultimi, tutti del Pd.

Dopo una breve introduzione dello stesso Branchitta per il quale “il Teatro Rossi è un sito culturale importante per tutta la città" è intervento Dario Matteoni il quale ha dichiarato che "occorrono ingenti risorse per recuperare questo Teatro e proprio in questi giorni noi abbiamo presentato un progetto. Non sarà una strada semplice e immediata ma che, però, non possiamo non intraprendere". "Il recupero del teatro Rossi - ha poi aggiunto l'assessore comunale, Silvia Panichi - sta a cuore a tutti. Si può aprire un dibattito su una serie di interventi graduali, che diano, in tempi brevi, la possibilità di un utilizzo parziale del Rossi, con una connotazione di laboratorio teatrale collegato ad esperienze analoghe in altre città".

"La produzione culturale della città - così hanno scritto gli occupanti del teatro Rossi in una apposita nota - vive carenze strutturali che riguardano sia la vita universitaria sia l'impostazione e limiti dell'offerta culturale cittadina. Carenze le cui cause sono di natura diversa: prima fra tutte la progressiva erosione delle risorse pubbliche dall'altro investimenti poco oculati su spazi e strutture nei quali risulta difficile una reale apertura a momenti di ricerca e sperimentazione in ambito artistico e creativo. La nostra riflessione - conclude poi il documento - ha portato ad individuare il Teatro Rossi, vittima di pluridecennale abbandono e incuria, come lo spazio che, da ferita aperta del territorio, si trasformasse in luogo vivo, un bene comune partecipato in forma attiva dall'intera cittadinanza".