Arriva la Tares, pagheremo tutti di più

Sostituisce Tarsu e Tia: non incassa solo il Comune, una parte andrà allo Stato. Stangata Iva per i commercianti

PISA. La Tares sarà una stangata, ma a colpire le famiglie concorrerà soprattutto la maggiorazione che va allo Stato, mentre sugli imprenditori graverà il fatto che non potranno più scaricare l’Iva: dunque, non date la colpa ai rifiuti. Potrebbe essere questa, in sintesi, la posizione di Geofor, società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in provincia, e che prova a fare “chiarezza preventiva” con elaborazioni proprie e tabelle. Infatti in città non ancora si conoscono i numeri della nuova tassa introdotta dal governo Monti, ma già tutti cominciano a guardare con sospetto alla Tares, che non promette niente di buono.

Cos’è. Introdotta dal primo gennaio 2013 con il cosiddetto decreto Salva Italia, la Tares è il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi: sopprime tutti i prelievi esistenti sulla gestione dei rifiuti urbani (Tia e Tarsu) e ha due grandi effetti. In primo luogo risolve il problema dell’Iva che si pagava sulla Tia, di fatto una tassa sulla tassa giudicata illegittima dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 238 del 24 luglio 2009); vedremo più avanti che in realtà sarebbe più corretto dire che ha “nascosto” il problema. Inoltre impone l’abbandono della Tarsu (poiché scompare) a quei comuni, come Pisa, che a suo tempo avevano preferito non migrare verso la Tia; con un risultato che inciderà sulle tasche dei cittadini in modo pesante. La particolarità della Tares è che deve coprire il 100% delle spese sostenute da un Comune per il servizio dei rifiuti: Pisa con la Tarsu pagava circa il 90% dei 20 milioni che spende all’anno e spalmava il resto su altre voci di bilancio; ora non può più farlo. Inoltre con la Tares si devono pagare anche quelli che la legge chiama “servizi indivisibili” quali illuminazione pubblica, polizia municipale, anagrafe, servizi elettorali e così via.

Come si calcola. Tia e Tares si assomigliano dato che entrambe prendono in considerazione i metri quadri dell’appartamento e il numero di persone che vi abitano (la superficie e basta per gli esercizi commerciali). San Giuliano ed i comuni del Lungomonte ci sono abituati. Ma a Pisa, dove c’è ancora la Tarsu, al rincaro necessario per passare dal 90 a 100 per cento della copertura si aggiunge anche quello dovuto a quanti vivono in una casa: il Comune sta facendo delle simulazioni, anche se è presto per sapere i numeri. Però è chiaro che quanto più grande è il nucleo familiare, tanto più corposo sarà il conto.

La maggiorazione. Ultimo regalo della Tares è la maggiorazione sui servizi indivisibili: 0,30 euro al metro quadro che vanno allo Stato, non ai Comuni. Questi ultimi possono alzarla fino allo 0,40 e prendersi la differenza. Pisa sta pensando di posizionarsi sul limite superiore dell’asticella: quasi 2 milioni andrebbero comunque a Roma, mentre in città resterebbero circa 650mila euro con cui finanziare sconti alle famiglie più numerose. Proprio la maggiorazione è la voce più pesante sulle famiglie, in proporzione. Nella prima delle due tabelle di questa pagina si porta l’esempio di un appartamento di 140 metri quadri con due persone: sono numeri veri, validi per San Giuliano, che Geofor è in grado di fornire poiché lì c’è già la Tia. Ma come ordine di grandezza danno l’idea per tutti i comuni a Tia; e anche Pisa non dovrebbe discostarsi molto da questa proiezione. Roberto Silvestri, direttore amministrativo della società, calcola la situazione attuale e una previsione per il 2013. Sui soli rifiuti applica «un realistico incremento del 3% dovuto all’inflazione» che porta da 282 (Iva compresa) a 291 (Iva inglobata) l’aumento. Eppure il cittadino pagherà 52 euro in più a fine anno, di cui quasi tutti (42 euro) dovuti alla maggiorazione che non riguardano l’immondizia e, per giunta, non restano in Toscana.

L’Iva nascosta. Altro esempio: un ristorante di 200 metri quadri. Qui il 3% in più porta da 4.150 euro (Iva compresa) a 4.275, ma stavolta la differenza è enorme: finora i commercianti potevano scaricare l’Iva, 377 euro nel caso esaminato. Con la Tares, invece, l’Iva nominalmente non compare più e quindi diventa un nuovo costo, pesantissimo, che incide molto più dei 60 euro dovuti per la maggiorazione. Silvestri ricorda che il nuovo tributo è deducibile, ma il risparmio di quest’operazione fiscale non è comparabile con il precedente annullamento del costo. Perché continuare a pagare l’Iva se prima era illegittima? Paolo Marconcini, presidente di Geofor, ricorda che «quando fatturiamo al Comune il costo della raccolta, noi dobbiamo aggiungere l’Iva e quindi il Comune deve recuperare dagli utenti questa mela avvelenata». In ogni caso, dice, tornare da una tariffa a una tassa «non è moderno».

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