Pomponi, 60 milioni di debiti

Rivelazioni-choc all’udienza fallimentare a Roma: il Pisa calcio era la punta dell’iceberg

di Antonio Scuglia

PISA

Una cifra da spavento: quasi 60 milioni di passivo fallimentare. E’ quanto emerge dall’udienza di ieri a Roma, in cui sono state ammesse le insinuazioni tardive dei creditori di Iniziativa 2003, l’azienda intestata a Luca Pomponi e nella quale lo stesso imprenditore romano aveva incorporato il Pisa Calcio.

Secondo le stime fatte all’epoca in cui Pomponi lasciò Pisa (luglio 2009), i debiti della società calcistica ammontavano a una decina di milioni di euro, verso tesserati,fornitori eccetera. E fra i creditori c’era anche il Comune di Pisa è inserito proprio ieri nella procedura fallimentare, assistito dall’avvocato Susanna Caponi.

Ieri anche gli avvocati Andrea Bottone e Fabio Poggianti hanno partecipato all’udienza (fallimento 306/10) che è stata tenuta dal giudice delegato Di Salvi al posto del collega Taurisano.

Era presente anche il nuovo curatore fallimentare, Lodovico Zocca, subentrato a Lucio Francario .

Le istanze tardive di insinuazione al passivo erano 30 circa, quelle tempestive in totale sono state 86. Si arriva quindi a un totale di circa 115 creditori insinuati . Fra coloro che hanno chiesto ieri di essere ammessi, oltre al Comune di Pisa (nno è ancora nota la cifra, riguardante la vecchia ocnvenzione per l’Arena) c’erano le Guardie di Città, l’allenatore Giampiero Ventura, diversi calciatori, Libero Berretta, la Banca di Civitavecchia, Equitalia sud spa, Equitalia cerit spa.

Le posizioni creditorie più eclatanti sono state proprio di queste ultime. Equitalia sud vanta un credito, ammesso al passivo ieri, di 44 milioni di euro circa ed Equitalia Cerit 3.880.000.

Fra gli altri soggetti, il credito più cospicuo è quello vantato dall’allenatore Ventura, inacutamente esonerato e mai pagato: 350.000 euro.

Cosa farà ora Pomponi? E come ha fatto la sua Iniziativa 2003 a fare tanti debiti? Ricordiamo che l’impreditore romano si presentò a Pisa dicendo che le sue numerose attività impiegavano 800 addetti ma dalle visure camerali emerse che erano solo otto. Fu da lì che Il Tirreno cominciò ad avere (ed esprimere) i primi sospetti sulla solidità societaria, così come quelli che manifestammo sul suo predecessore Covarelli quando iniziò a vendere obbligazioni della sua Mas Spa (poi fallita) presentando il tutto come una campagna di azionariato popolare del Pisa Calcio. In entrambi i casi restammo piuttosto isolati.

L’altro quesito che si pone adesso è: riusciranno i numerosi creditori pisani di Pomponi (soprattutto gli addetti della sede e del campo, che non videro un euro per mesi) a vedere soddisfatte le loro sacrosante pretese?

Purtroppo è stato confermato che l'unico bene all'attivo fallimentare è la palazzina in via Montanelli e poco altro: qualche veicolo di poco valore e beni di cancelleria. Salvo che Pomponi e la curatela fallimentare riescano ad incastrare i protagonisti di Scommessopoli e a chiedere loro ricchi risarcimenti.

In ogni caso - ed è a questo che stanno lavorando Bottone e Poggianti- recupereranno il dovuto i dipendenti, attraverso il fondo dell'Inps, e i vari tesserati.

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