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La figlia dell’ex capo dello Stato emerito: «Che bello stare alla villa del Gombo, mio padre diceva che lì si ritemprava»

Maria Cecilia Gronchi con Mattarella nel 2018 al cimitero di Pontedera in cui è sepolto il padre

Maria Cecilia Gronchi ricorda la sua infanzia a San Rossore: «Non aveva niente di austero, a noi bimbi andava bene»

PISA. “Pronto, signora Cecilia. Mi permetta di chiederle: lei è a Roma o a Pisa, in questo momento?”. Sono le 14.36 di lunedì scorso. «Buongiorno. No, no, sono a Roma. Faccio anche la nonna. Anzi, soprattutto la nonna di questi tempi». Maria Cecilia, è la figlia del presidente Giovanni Gronchi, il capo dello Stato dal 1955 al 1962 nato a Pontedera il 10 settembre 1887. In realtà era ipotizzabile che Gronchi avesse “approfittato” della visita del presidente Mattarella a Pisa e San Rossore, per fare una scappata anche lei nel Pisano. E tornare in questo modo in luoghi che conosce abbastanza.

Poteva essere anche l’occasione per una visita alla tomba del presidente Gronchi – al cimitero pontederese della Misericordia – considerata la vicinanza dell’anniversario della morte, il 16 ottobre 1978. Per inciso, l’avvenimento non ebbe molta eco sui media, perché proprio quel giorno, quella sera, venne eletto papa Karol Wojtyla, un polacco: un papa straniero dopo 450 anni che già iniziava a catalizzare le attenzioni del mondo. La signora Maria Cecilia dice che verrà presto a Pontedera e ripete che il suo “ruolo” di nonna le assorbe molto tempo. Già non volle mancare tre anni fa all’omaggio che lo stesso Mattarella volle tributare a Gronchi nel 40° della scomparsa. E di San Rossore, signora Cecilia, cosa ci dice? «Che l’ultima volta che ci sono stata è circa dieci anni fa. Venne inaugurato qualcosa ma sinceramente non ricordo. Fu un po’ come tornare alla giovinezza, in quella breve visita». Cecilia aveva 11 anni quando nel 1955 Gronchi venne eletto presidente della Repubblica. «Mi ricordo che ci portava di tanto in tanto nella tenuta. Vi era molto affezionato. Ci stava proprio bene e quando tornava a Roma era come ritemprato, mio padre. Del resto, fu lui che rimodernò negli anni Cinquanta quel parco e quella villa che aveva perso il suo splendore. Le nostre visite erano più diradate, ma quell’aria che si respirava al Gombo, si chiama così vero?, piaceva pure a me. Mio padre non ci faceva abitare, con mio fratello Mario e la mamma, neppure al Quirinale: non dovete crescere, diceva, pensando che la vita sia tutta facile come potrebbe sembrare abitando nella sale, nei corridoi e nei giardini del Quirinale».

Della tenuta presidenziale di San Rossore, dunque, ha un ricordo positivo? «Molto. E sa perché? Non aveva nulla di un palazzo austero. Impegnativo. Ingessato. A noi giovincelli andava bene. Quell’architetto romano a cui mio padre si era affidato per la ristrutturazione (gli architetti romani erano due: Amedeo Luccichenti e Vincenzo Monaco, ndr) aveva fatto davvero un ottimo lavoro». Anche se per vicinanza alla capitale la famiglia Gronchi si spostava tutta con più facilità alla tenuta presidenziale di Castelporziano, che dista circa 25 chilometri dal centro di Roma e si estende su una superficie di 60 chilometri quadrati. «Sì, a Castelporziano andavamo spesso. E anche lì stavo molto bene», conclude Maria Cecilia Gronchi.

Castelporziano è una delle tenute presidenziali rimaste. Nel 1934, alla nascita della primogenita del principe ereditario Umberto, la residenza prese il suo nome e divenne “Villa Maria Pia”. Dal giugno 1944, nominato Umberto luogotenente del Regno, Vittorio Emanuele III si trasferì nella villa con la consorte Elena: vi rimarrà fino all'abdicazione e alla partenza per l'esilio in Egitto, il 9 maggio 1946. Recuperata dallo Stato italiano dopo un breve periodo di requisizione nel 1946 da parte degli eserciti di occupazione alleati, la villa fu concessa fino al 1949 all'Accademia Aeronautica. Rimase quindi vuota e in abbandono per diversi anni finché una legge del 1957, includendola fra i beni immobili in dotazione alla Presidenza della Repubblica, non ne determinò la rinascita. RIPRODUZIONE RISERVATA