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Piombino, Meazzini declina l’offerta: «Questa gestione mi convince poco»

Antonio Meazzini, ex direttore sportivo del Piombino

L’ex diesse ringrazia ma parla di «occasione mancata». Ora è passato al Fucecchio: «Qui investono sui ragazzi»

PIOMBINO. «Gentile presidente, dopo la chiacchierata fatta con te la scorsa settimana e la gentile offerta di collaborazione con la società dell’Atletico Piombino per la stagione 2021-2022, non sono in grado di prendere l’impegno. Pertanto, ringraziandoti, ti saluto, sperando in un’annata ricca di soddisfazioni per tutta la Piombino calcistica».

Finisce così, con un messaggio a Massimiliano Spagnesi, l’avventura in nerazzurro di Antonio Meazzini, arrivato lo scorso ottobre in viale Regina Margherita per sostituire Andrea Gherardini nel ruolo di direttore sportivo. Il Piombino, dopo l’esordio in campionato con il San Miniato (terminato in parità), era pronto per affrontare il Ponsacco. Ecco, Meazzini arrivò in quel frangente, carico al punto giusto e animato dalle migliori intenzioni, con un notevole bagaglio d’esperienza in diverse categorie: da Cenaia a Ponte Buggianese, da Montignoso (dove aveva vinto la Coppa Italia) fino alla Massese.


«Ho trovato una squadra giovane ma vogliosa – erano state le sue prime parole da diesse –Sono qui pronto a cominciare con entusiasmo. Sicuramente non sono venuto per guadagno, ma perché amo questo lavoro». L’entusiasmo però è durato poco. La seconda ondata ha sospeso nuovamente tutti i campionati del calcio dilettantistico e anche il ruolo di Meazzini. Il rifiuto a partecipare in primavera al campionato ridotto ha allungato lo stop, fino alla scelta finale, arrivata anche a seguito dell’annuncio della nuova coppia nerazzurra formata da Di Tonno e D’Amore, rispettivamente come allenatore e direttore sportivo del Piombino. Per Meazzini il presidente Spagnesi aveva pronto l’incarico da direttore generale o qualcosa giù di lì. Meazzini ci ha pensato e alla fine ha deciso. «Ho detto no per varie ragioni – spiega il diesse di Cenaia – prima di tutto non mi interessa il ruolo. Direttore generale di cosa? Non è mai stato il mio lavoro. In ogni caso, avrei anche potuto accettare, se avessi conosciuto il mister e l’altro direttore sportivo. Poi c’è la distanza. Abito fra Cenaia e Livorno. Soprattutto Livorno, in questo periodo. Parliamo di 100 chilometri a venire e 100 a tornare indietro. E senza alcun guadagno, o comunque minimo. Insomma, non ero partito per il no sicuro, ma di certe cose si deve poterne parlare, tutti insieme, e vedersi. Non voglio far polemica, ma diciamo che sono rimasto poco convinto della gestione della società – prosegue il diesse – Peccato, perché avevo trovato un allenatore come Manuel Madau, bravo a farsi ascoltare dai giocatori, e altre ottime persone. Un’occasione mancata? Beh, sono dispiaciuto perché le premesse erano buone. Poi il Covid e altro hanno compromesso il tutto. Magari un giorno tornerò a Piombino. Chissà. Il mio modo di vedere il calcio è però fatto di incontri e discussioni. Alla fine, dopo l’esperienza da calciatore, vedo oggi, a 59 anni, il calcio come un hobby, una passione».

E la strada della passione è già tracciata: «Ora inizia una nuova avventura per me, a Fucecchio – conclude Meazzini – Abbiamo già cominciato a fare qualche riunione, perché nel calcio ci sono anche i rapporti umani e i confronti. Qui c’è un bel settore giovanile e la voglia di investire sui ragazzi». —

Francesca Lenzi

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