Alessio Fatticcioni rimane a Cascina «Ma prima o poi tornerò a Piombino»

Il centrale conferma di essere stato contattato dall’Atletico «Qui posso pensare solo a giocare e finire l’Università»

PIOMBINO

Ha fatto 28 anni soltanto due giorni fa, ma sembra un po’ quei giocatori che vedi in campo da talmente tanto tempo che le cose sono due: o hanno iniziato con il calcio da bimbetti, oppure mentono clamorosamente sull’età.


Per Alessio Fatticcioni vale la prima ipotesi. Nato e cresciuto calcisticamente nel Salivoli, a 12 anni finisce nelle giovanili della Fiorentina con annessa tutta la trafila del caso: Giovanissimi, Allievi, Primavera. Poi entra in un groviglio che con il pallone c’entra molto poco, o forse troppo.

Ed è un peccato, perché da speranza bellissima del calcio piombinese, poi toscano, e potenzialmente nazionale, si ritrova invischiato nel ginepraio di direttori sportivi, procuratori, presidenti, esperienze più o meno fortunate e promesse disattese. Prima la stagione sfortunata a Campobasso in C2, poi Gavorrano, quindi Torres Sassari, e via dicendo, fin quando il nipote dell’indimenticato Franco Cioni torna a Piombino, in Eccellenza. Gioca tre stagioni in nerazzurro prima di andarsene due anni fa a Poggibonsi, nell’altro girone rispetto ai nerazzurri. «Giocavo sempre in Eccellenza – ricorda Fatticcioni – Ma parliamo di una società fra le nobili decadute. Quando ero a Gavorrano, anche il Poggibonsi faceva la Lega Pro. Poi fallì, ripartendo dall’Eccellenza, e quando arrivai io l’intenzione era di fare un campionato di vertice».

Il risultato?

«Fu una bella annata. Facemmo 72 punti che, in una stagione normale, il campionato te lo fanno vincere. E invece a spuntarla fu il Grassina con 74 lunghezze. Arrivammo secondi e facemmo tutta la trafila dei playoff, prima regionali, poi nazionali. In Emilia Romagna, quindi con le Marche, raggiungendo la finale nazionale che ci avrebbe mandato in serie D. Fra andata e ritorno perdemmo per un punto».

Poi?

«Durante l’estate iniziarono i problemi per la società. Il presidente si dimise, vennero fuori difficoltà economiche e perciò, nonostante la mia volontà fosse quella di restare dopo un’annata positiva con 39 gare giocate e 7 gol, fui costretto ad andarmene per la mancanza dei minimi presupposti. E infatti alla fine fecero la squadra a metà agosto, senza alcun progetto.

Dopo Poggibonsi, il Cascina.

«Sì, sono andato a Cascina. Purtroppo Piombino è una zona strana, dove le squadre di Eccellenza sono lontane e quelle che offrono vitto e alloggio ancora meno. Ho trovato un buon accordo con il Cascina e ho deciso di andar lì. Parliamo di una neopromossa e, dopo una fase iniziale un po’ complicata, con due o tre acquisti nel mercato di dicembre abbiamo iniziato a fare meglio, raggiungendo una posizione di metà classifica, appaiando società anche più blasonate».

E poi è scoppiata la pandemia.

«Sì. Quando sono tornato a Piombino per fare la quarantena non immaginavo quello che sarebbe stato. Mi ero portato soltanto uno zainetto, lasciando tutta la mia roba a Cascina. E chi se l’aspettava una roba così? Certe cose le pensi lontane da te, e figurati se nel 2020 ci tocca avere a che fare con un virus del genere. Mi sono ritrovato sospeso, come tutti, senza la possibilità di giocare, muovermi. In sostanza, senza la libertà che avevo prima. Sì, il calcio mi è mancato, ma non finisce tutto lì. Non avevo dietro neppure i libri per studiare, e le giornate sono sembrate infinite. Il coronavirus ci ha spiazzati, ma adesso speriamo di essere in fondo a questa storia».

Sperando vada tutto bene, hai già deciso per quale squadra giocherai nella prossima stagione?

«Sì. Fino al primo luglio non possiamo firmare, ma è solo una questione burocratica e, anche se manca l’ufficialità, ho scelto di restare a Cascina. Una società non sana, di più. Ho ancora voglia di fare esperienza fuori casa, fin quando l’età e gli impegni me lo permetteranno».

Con quale obiettivo?

«Beh, a cose normali l’idea prevedeva di rinforzarci con un paio di elementi per provare a fare un saltino di qualità e un campionato nel quale divertirsi. Con il Covid la situazione si è un po’ ridimensionata, il budget ridotto e qualche sponsor è andato perso. Però resta la volontà di far bene e giocare una stagione tranquilla».

Piombino ti ha cercato?

«Sì, qualche giorno fa. Mi ha fatto piacere, ma avevo due possibilità».

Quali?

«Tornare in nerazzurro e lavorare anche nel ristorante di mio zio, oppure restare a Cascina e, anche per la differente offerta economica, “limitarmi” a giocare a calcio e studiare. Sto finendo Scienze politiche, ho l’università a due passi e, ora come ora, Cascina è la situazione ideale, anche per non trascurare lo studio».

La partenza a Salivoli, le giovanili in viola, il calcio importante solo sfiorato. però non sembri assediato dai rimpianti. Com’è cambiata la tua idea del calcio negli anni?

«È completamente cambiata. Quando fai per tanti anni una cosa, e speri che il tuo futuro sia legato a quella cosa, investi tempo, fai sacrifici, ma arrivano a fartela sdegnare quella passione, tanto da togliersi quasi la voglia di giocare. Beh, una volta ci provi. Anche una seconda, e forse una terza. Ci resti male a vedere alcuni compagni che finiscono in B, o in Champions a Valencia, oppure in serie A. Pensi che, con un pizzico di fortuna in più e qualche errore in meno, avresti potuto esserci tu al loro posto. Però io non mi piango mai addosso. Sono anche molto fatalista e credo che dovesse andare così. Per fortuna nella vita ci sono tante altre cose belle oltre al calcio. È vero, i presupposti per arrivare in alto c’erano, ma nel calcio le varianti sono tante».

Tornerai prima o poi nel Piombino?

«Ma sì. Alla fine non sono andato via in malo modo. Mi sono sempre comportato bene. Con Spagnesi ci sono stima e rispetto reciproci, con Madau amicizia e altrettanta considerazione. Insomma, spero che la porta per me resti sempre aperta, e la volontà è quella di tornare prima o poi. In nerazzurro ho passato tre anni belli ai quali sono ancora molto legato, e poi l’Atletico è la squadra della mia città».

E magari, prima o poi, tornerai ad allenare i bambini, come già hai fatto nel Piombino?

«Guarda, c’è una mezza idea già a Cascina di farlo. Ho voglia di trasmettere quello che so ai più piccoli. Metterci un po’ del mio». —