Si passa l’ostacolo come un’onda Piace lo studio di Roberto Bedini

PIOMBINO. Andare a un convegno sulle corse a ostacoli e criticare apertamente, il metodo di allenamento presente negli ultimi 50 anni in Italia, e per di più davanti a chi ha sdoganato quel sistema....

PIOMBINO. Andare a un convegno sulle corse a ostacoli e criticare apertamente, il metodo di allenamento presente negli ultimi 50 anni in Italia, e per di più davanti a chi ha sdoganato quel sistema.

Roberto Bedini, direttore dell’istituto di biologia marina di Piombino e per molti anni tecnico per i 110 ostacoli della nazionale, l’ha fatto. Per l’esattezza l’ha fatto a Torino, a fine marzo, nell’ambito del convegno “Gli ostacoli in Italia e nel mondo”, organizzato dall’associazione Officina atletica e dalla federazione italiana di atletica leggera. Tra gli ospiti chiamati all’incontro, anche l’atleta Marzia Caravelli e, soprattutto, Eddy Ottoz, due volte campione europeo e bronzo alle olimpiadi di Città del Messico nel 1968, nei 110 ostacoli. «Il lavoro che ho presentato a Torino, e prima a Bologna, Livorno e Firenze, si basa su uno studio dei migliori atleti al mondo, maschi e femmine, di tutti i tempi, nella disciplina – spiega Bedini – Ho impiegato quasi un anno per portarlo a termine, ma ne è valsa la pena, perché dimostra visivamente, col confronto dei vari atleti, un errore tutto italiano che ci portiamo dietro da 50 anni». Quale? Il braccio tenuto all’indietro durante il passaggio dell’ostacolo.Bedini mostra le immagini relative a più ostacolisti, di varie nazionalità, nel corso degli anni. Sembra prerogativa tutta italiana l’usanza di mandare indietro una delle braccia nell’esatto momento del salto. Fotografie alla mano, praticamente tutti gli italiani lo fanno. Gli stranieri no. Anche se pure qui le eccezioni non mancano, come il grande Colin Jackson. L’opinione di Bedini è semplice: Eddy Ottoz faceva così, e siccome è stato il migliore ostacolista del nostro Paese, vuol dire che la sua tecnica era giusta. In realtà, sempre secondo il direttore dell’istituto di biologia marina, Ottoz, con la corretta tecnica di entrambe le braccia in avanti, avrebbe potuto fare meglio, come dimostrano i risultati insoddisfacenti della disciplina italiana. «Il passaggio dell’ostacolo è come un’onda – sostiene Bedini – Esiste una precisa biomeccanica del procedimento». E questo Bedini insegna adesso, telecamera alla mano, come supervisore per gli ostacoli nella Libertas Livorno, oltre a seguire un progetto insieme a Stefano Ciarli, con un gruppo di atleti tra Venturina e Piombino. (f.l.)

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