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Morirono nella palazzina esplosa: chiesta l’archiviazione. Dopo tre anni ancora nessuna certezza

I danni alla palazzina esplosa in via Enrico De Nicola, alla Consumella, a Portoferraio, il 23 luglio del 2019 (foto vigili del fuoco)

Una “sacca di gas” avrebbe provocato la deflagrazione dello stabile uccidendo tre persone, fra cui una coppia di livornesi

PORTOFERRAIO. Dalla palazzina squarciata non è emersa alcuna certezza sulle eventuali responsabilità dell’esplosione. Troppo gravi i danni e troppo pochi gli elementi a disposizione degli inquirenti per poter ricostruire con esattezza ciò che è accaduto, visto che gli impianti sono stati totalmente distrutti. Va verso l’archiviazione l’inchiesta aperta per omicidio colposo e crollo di costruzioni per la deflagrazione, avvenuta il 23 luglio del 2019, dello stabile di Portoferraio in via Enrico De Nicola, alla Consumella, in cui morirono sotto le macerie i livornesi Silvano Pescatori, ex bancario e poeta, e la moglie settantaseienne Maria Grazia Mariconda, mentre due giorni dopo all’ospedale pisano di Cisanello, dove era ricoverato, ha perso la vita anche il pensionato Alberto Paolini, 76 anni, ex muratore e balneare di Marina di Campo dove ha gestito il “Paglicce Beach”. La procura, infatti, dopo quasi tre anni ha chiesto l’interruzione del procedimento penale.

LA RICOSTRUZIONE


A provocare il devastante scoppio, alle 4,34 della notte, una fuga di gas. È ciò che è apparso chiaro fin da subito, con il nucleo investigativo dei vigili del fuoco al lavoro insieme ai carabinieri, che hanno materialmente sequestrato l’immobile (poi dissequestrato) su disposizione del procuratore Ettore Squillace Greco, il titolare dell’inchiesta. Una “sacca di gpl”, formatasi col tempo forse in cucina, avrebbe poi “detonato”: è questa l’ipotesi prevalente. Dove e come, anche se a innescare l’esplosione potrebbe essere stata banalmente l’accensione inconsapevole di una luce o l’apertura di un frigorifero, nessuno ha mai potuto stabilirlo con esattezza, anche perché di quell’appartamento non è rimasto niente. L’impianto era alimentato con bombole a gpl – esterne e rimaste intatte – perfettamente a norma, con l’abitazione da poco ristrutturata. Circostanza molto comune all’Elba, dal momento che sull’isola non esiste una rete a metano e in quasi tutte le case, per cucinare e riscaldarsi, se non si utilizza l’elettricità l’unica alternativa è il gpl, il gas petrolio liquefatto nella fattispecie, con le bombole o un bombolone. I pompieri sono riusciti a ipotizzare, ragionevolmente, solo che l’esplosione sia avvenuta all’interno della casa e non fuori.

L’INCHIESTA

La procura aveva avviato le indagini per omicidio colposo e crollo di costruzioni, con il procuratore che aveva subito svolto un sopralluogo all’Elba insieme ai militari e ai pompieri, giunti anche da Livorno in aiuto ai colleghi isolani sia nell’immediatezza per i soccorsi, sia per procedere con gli accertamenti. Il fascicolo è sempre rimasto contro ignoti, senza che nessuno fosse mai indagato, mentre adesso dopo quasi tre anni gli inquirenti sono arrivati alla conclusione che nessuno, almeno con gli attuali elementi a disposizione, possa essere iscritto nel registro degli indagati. E chi poi ha azionato il “detonatore”, magari accendendo una luce che ha trasformato quella “sacca di gas” in morte, lo ha fatto inconsapevolmente. Perdendo la vita.

L’ARCHIVIAZIONE

Il giudice per le indagini preliminari, quindi, vista la richiesta della procura potrebbe decidere di archiviare tutto anche senza convocare l’udienza. Ora molto dipenderà da cosa decideranno i familiari delle vittime o le persone offese, che attraverso i propri legali potrebbero opporsi alla richiesta di archiviazione. I possibili esiti, visto che non vi sono indagati e quindi non è possibile un’imputazione coatta, sono l’ordinanza di archiviazione o la richiesta di ulteriori indagini.

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