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Piombino, Mr Jindal spiazza il governo: ora l’accordo per le rotaie è a rischio

Un'immagine di un operaio al lavoro nella vecchia acciaieria (foto Cesare Bonifazi Martinozzi)

Sindacati e istituzioni chiedono una smentita ufficiale rispetto alla vendita dello stabilimento annunciata dal Financial Times

PIOMBINO. Dopo le polemiche, la brusca frenata. La bufera che si è abbattuta su Piombino in seguito all’intervista rilasciata dal magnate indiano Saijan Jindal al Financial Times, nella quale è stata annunciata la decisione di mettere in vendita lo stabilimento siderurgico di Piombino – non confermata dai vertici nazionali del gruppo – ha già generato delle conseguenze. Alla notizia circolata in queste ore, infatti, ha fatto eco il no comment del ministero dello Sviluppo economico presieduto dal ministro Giancarlo Giorgetti dove, proprio in questi giorni, il governo sta trattando con il gruppo indiano per la definizione dell’addendum all’accordo di programma e al definitivo via libera della commessa miliardaria per la fornitura di rotaie a Rfi. L’ipotesi di vendita riportata dal quotidiano britannico rischia di mettere in discussione la serietà dell’interlocutore senza la quale, fanno sapere fonti vicine al ministero, non si firmerà alcun accordo di programma. Insomma: chiarezza e un piano serio o niente firma sull’accordo.

L’acqua sul fuoco che Jsw Italia, la società satellite della multinazionale Jsw guidata dal magnate indiano Saijan Jindal, ha provato a gettare anche ieri mattina, durante i serrati colloqui telefonici con i sindacati metalmeccanici, non è servita a spegnere l’incendio, divampato quando il quotidiano economico britannico ha riportato una lunga intervista a Saijan Jindal a margine della quale si dà la notizia – dirompente per la città toscana dell’acciaio alle prese con una crisi che si trascina da anni – della messa in vendita dello stabilimento di Piombino, affare considerato da Jindal «non di successo». Per lo stesso tycoon alla guida del colosso indiano Jsw, l’acquisizione dello stabilimento finalizzata per 55 milioni di euro nel 2018 ha portato «qualche perdita» e non è stato «un grande affare». Poche parole, che in tempi rapidissimi hanno provocato una sorta di slavina nella città dell’acciaio. Tanto che i sindacati, nonostante le rassicurazioni dei vertici nazionali di Jsw, continuano a chiedere una smentita ufficiale da parte del gruppo indiano.

Quello che si teme a Piombino è che l’azienda ora stia cercando di abbassare il volume in una fase particolarmente delicata sul fronte dell’affidamento della commessa miliardaria per la fornitura delle rotaie a Rfi. «Stamattina (ieri per chi lege, ndr) abbiamo contattato nuovamente il vicepresidente Marco Carrai – scrive Lorenzo Fusco, segretario provinciale della Uilm – che ribadisce che l'azienda Jsw sta lavorando con tutte le istituzioni a un addendum all’accordo di programma che, a detta di lui, recepirebbe tutte le richieste sindacali». Tra queste il fatto che «le rotaie debbano essere fatte a Piombino, altrimenti salta il contratto con Rfi».

«Qualcuno di noi ora si sente tranquillo? – chiedono da Uilm – Assolutamente no, quindi serve arrivare a un documento siglato con le istituzioni, affinché tutti i soggetti coinvolti ne pretendano insieme a noi l'applicazione e il rispetto dal Governo». Ma perché un colosso come Jindal, anche se intenzionato a levare le tende da Piombino, sgancerebbe una bomba del genere (la vendita dello stabilimento) nei giorni in cui la stessa multinazionale sta chiudendo un affare da 2,4 miliardi con Rfi? «Pensare che il numero uno di Jsw India abbia preso un granchio, sia inciampato, o che semplicemente si tratti di gossip o notizie vecchie e che oggi, in soli due giorni, Mr Jindal si sia innamorato di Piombino, sono un’offesa all’intelligenza delle persone – attacca David Romagnani, segretario provinciale Fiom – L'unica ipotesi verosimile con questo combinato di vendita e acquisizione della commessa è che le rotaie non si produrranno a Piombino e certo non in Italia, essendo questo l'unico stabilimento italiano che produce rotaie».

Per Paolo Cappelli, segretario provinciale Fim, gli ultimi eventi mettono in evidenza «lo scollamento tra chi gestisce il sito produttivo di Piombino in Italia e chi prende le decisioni in India. Per questo, in una fase così delicata, solo il governo può chiarire».

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