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Calcio, botte tra mamme: «Mia moglie aggredita senza alcun motivo, è uscita senza tre denti»

Parla un operaio piombinese, marito della donna colpita al volto sabato scorso da una tifosa dell’Academy Livorno: la sua versione su quanto accaduto sugli spalti

PIOMBINO. «Mia moglie è stata aggredita senza alcun motivo e, più del dolore fisico, l’ho vista scossa per il modo e il per luogo in cui è stata picchiata».

A parlare è Loris Marchettini, operaio 53enni di Piombino. Lui e sua moglie Giovanna erano allo stadio Marianelli di Calamoresca sabato scorso. E c’erano per vedere giocare i loro figli, gemelli di 15 anni, calciatori nella squadra dei Giovanissimi A del Salivoli.


Peccato che gli animi nel corso della gara si siano scaldati. E alla fine due donne, piombinesi, sono state portate al pronto soccorso di Villamarina. Una di loro è, appunto, Giovanna.

«Inizialmente le hanno dato cinque giorni di prognosi – spiega Marchettini – Grazie a ulteriori esami hanno però riscontrato anche una rottura in due parti dell’osso nasale, con leggera deviazione del setto, oltre ai tre denti saltati al momento del cazzotto ricevuto in pieno volto da una tifosa dell’Academy Livorno. In realtà, da una visita odontoiatrica, sembra ci siano problemi a tutta l’arcata».

Intanto sono partite le denunce. A presentarle Loris Marchettini e la seconda donna ferita (colpita con un pugno allo stomaco): «Io ho rimediato qualche calcio alle gambe – dice l’uomo – mentre la denuncia di Giovanna sarebbe comunque partita d’ufficio considerando i 35 giorni di prognosi. Sono poi convinto che arriveranno anche le controquerele della parte opposta. Vedremo».

Già nella gara dell’andata c’era stata una certa tensione, «e a Piombino sono arrivati belli carichi – le parole di Marchettini – Non tutti, però. I livornesi saranno stati una ventina. Fra di loro, solo due o tre erano sopra le righe. Già, perché non amo le generalizzazioni. Come non mi piace sentire che i genitori sono il problema del calcio giovanile. Ci sono genitori e genitori, semplicemente. Comunque la gara è iniziata con uno di questi tizi che ha preso a offendere in modo pesante l’arbitro, un ragazzino poco più grande dei nostri figli. Dopo un quarto d’ora che lo sopportavo, non ce l’ho fatta più, e gli ho chiesto di smettere. Non l’ha fatto, e da lì abbiamo iniziato ad attaccarci verbalmente».

«Il parapiglia, che sarà durato 20 secondi in tutto, è arrivato, tuttavia, al momento del gol su calcio di rigore del Salivoli – prosegue Marchettini – Subito dopo la rete, sento Giovanna urlare con le mani sul volto e un’altra donna per terra. Non ho idea di cosa sia successo. Quando andiamo allo stadio a vedere i bimbi io e lei ci separiamo all’ingresso e ci rivediamo all’uscita. Io guardo la partita con gli amici, lei con le altre mamme, in fondo alla gradinata. È una che non esulta, non urla, non applaude nemmeno. Si limita a osservare preoccupata il campo solo se vede un ragazzino a terra che si è fatto male. Mi viene detto che, al momento del gol, una donna livornese, una delle tre persone più agitate, sia partita all’impazzata colpendo con un pugno allo stomaco una mamma piombinese. Giovanna, che si stava allontanando, se l’è ritrovata davanti e questa le ha sferrato un cazzotto in faccia».

Marchettini chiede spiegazioni, ma viene a sua volta colpito, e non solo lui: «Ricevo un paio di pedate mentre un amico un ceffone in pieno volto – dice l’uomo – A questo punto il limite era colmo. Non ho aggredito nessuno, però mi sono difeso. Abbiamo fatto denuncia non per i soldi. Quelli nemmeno ci interessano. Abbiamo fatto denuncia perché è giusto. Perché non è possibile pensare che queste cose possano accadere. Per di più in una partita di giovanili, con i ragazzi rimasti scossi. E vorrei ben vedere, a trovarsi davanti la loro mamma che piange dolorante in tribuna. Ripeto, ci sono genitori e genitori. Dovrebbe spettare alle società tenere a bada o allontanate personaggi del genere. A volte la gente pensa di guardare la finale di Champions, pensa di avere un piccolo Maradona in casa. I miei figli, invece, sono ragazzini normalissimi che giocano a pallone per stare in forma e divertirsi».

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