Contenuto riservato agli abbonati

Elba, madre e figlio disabili senza un alloggio: sfrattati anche dalla casa piena di muffa

la muffa nella casa abitata dalla madre sfrattata

L’appello–denuncia: «Non sappiamo più cosa fare: il Comune continua a promettere un aiuto, che però non arriva mai»

PORTOFERRAIO. Abitano in una casa in cui non potrebbero vivere. Entrambi disabili e con problemi di respirazione sono costretti a dormire in stanze piene di muffa alla pareti. Quell’alloggio è però l’unico che hanno. E ancora non per molto perché sono stati sfrattati dal giudice. Così per madre e figlio anche quell’appartamento diventa un rimpianto. Perché rischiano di finire senza un tetto e perché il Comune di Portoferraio non è riuscito a dare una risposta alle loro richieste d’aiuto. Amministrazione comunale che, giorno dopo giorno, si trova a confrontarsi con un’emergenza abitativa che in città sta diventando drammatica.

«È oltre un anno che il sindaco (Angelo Zini, ndr) mi dice: “Ti trovo un alloggio. Conosco la tua situazione. Passa la prossima settimana”. Promesse, solo promesse. Il tempo è trascorso e ora abbiamo lo sfratto», racconta la madre disperata. È la seconda in pochi giorni a raccontare la sua storia al Tirreno. Lo scorso 19 aprile abbiamo pubblicato la vicenda di un’altra mamma, anche lei senza una casa e con due figli minorenni.


Le due storie sono simili. Lavori onesti ma precari e poco pagati. Figli a carico. Una rete famigliare che non riesce a dare una mano d’aiuto. I problemi economici che si aggravano a causa del Covid e le pigioni non saldate che si accumulano. Il passo successivo è lo sfratto, quindi la disperazione.

«Guadagno 550 euro al mese – racconta la madre disperata mostrando la sua busta paga –. L’affitto è di 500 euro, il mio compagno fa lavori saltuari. Non mi sono opposta in tribunale al procedimento di sfratto: è vero, mi vergogno, ma non riesco a pagare l’affitto. Il proprietario ha ragione e spendere per un avvocato non ha senso». Anche perché sarebbero costi che si aggiungono a quelli da affrontare per la salute del figlio: visite mediche specialistiche e continui viaggi a Pisa per cure ed esami all’ospedale Santa Chiara.

In passato il nucleo famigliare ha ricevuto aiuti da parte dei servizi sociali. Sono poveri ma non abbastanza da ricevere il reddito di cittadinanza: la loro domanda è stata rifiutata per pochi euro di differenza. Chiedono un aiuto al Comune per avere una casa, ma per ora stanno sbattendo su un muro di gomma: «Zini promette e non mantiene. Luca Baldi (vicesindaco con delega la sociale, ndr) non mi ha ricevuto: ho preso un appuntamento, ma non sono riuscita a parlargli e ho anche perso una giornata di lavoro. Sono disperata. Aiutatemi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA