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Rincari: dal campo alla tavola, ecco quanto sono aumentati i prezzi

Aumento del costo delle materie prime e clima pazzo: allarme degli agricoltori. La grande distribuzione detta legge. Male per consumatori e produttori

PIOMBINO. Rincari e prezzi dettati dalla grande distribuzione: il grido di allarme dei produttori piove sul bagnato. Potremmo dire così per descrivere la difficile situazione che il settore agricolo sta vivendo ormai dagli ultimi 3-4 anni aggravata dai recenti rincari energetici e di tutte le materie prime. E pensare che la Val di Cornia (dove si trova il 40% delle oltre 2.600 imprese della provincia livornese) nel tempo è diventata responsabile di circa un quarto della produzione ortofrutticola toscana.

«Il principale problema oggi – sottolinea Marino Geri, responsabile Cia Val di Cornia – è la capacità delle aziende di fare utili, non c’è più margine». Il punto è che l’80% della produzione ortofrutticola è destinata alla grande distribuzione (il restante 20% ai negozi di vicinato) che però, lamentano gli agricoltori, non lascia spazio alla contrattazione.

0,8 al kg per un melone

’«Da tempo sosteniamo – dice Geri – che andrebbe riconsiderata la negoziazione all’interno della filiera agricola ed avviarci verso soluzioni come i contratti vincolanti. Ad esempio, spesso in estate la grande distribuzione adotta soluzioni promozionali rispetto ad alcuni prodotti scaricando i costi sulla produzione».
Qualche esempio pratico. Fino al 2021 per produrre un ettaro di melone occorrevano circa 12mila euro (comprensivo del costo dei fertilizzanti, contributi, manutenzione del capitale, gli ammortamenti delle strutture per gli impianti ecc.) a causa degli aumenti di carburante e materie prime, si devono aggiungere circa 3mila euro. Ma a quanto ammonta la produzione? «Mediamente – dice – a 200 quintali a ettaro, quindi 20mila chilogrammi. Il prezzo riconosciuto al produttore lo scorso anno è stato di circa 0, 80 al chilo (per un totale di 16mila euro) ma se quest’anno le spese di produzione toccheranno i 15mila euro, è chiaro che il margine sarà di appena 1. 000 euro a ettaro».

Gasolio + 51,72%
Per capire meglio la situazione, il gasolio agricolo ad agosto costava 0, 58 al litro a dicembre ha toccato lo 0, 88 al litro (+51, 72%) , il concime per fare il grano duro un anno fa constava 38 euro al quintale in questi giorni è arrivato a 90 euro. Se il meridio, un seme del grano, nel 2021 costava 58 euro al quintale, oggi l’agricoltore lo compra a 78 euro. Morale, la prossima estate il rischio potrebbe essere quello di trovare meno meloni made in Italy o a km zero, anche perché purtroppo è in aumento la tendenza ad abbandonare la terra.

«Sono nel settore da 35 anni – dice Alessandro Meini, produttore agricolo – la mia azienda si trova tra Cafaggio e Riotorto e produce cocomero, melone, pomodoro e una parte in coltura protetta. Purtroppo è da anni che abbiamo problemi nel rapporto costi-ricavi, anche nel 2021 la produzione c’è stata, ma quello che è mancato è il guadagno e questo perché i costi che ha dovuto sopportare l’azienda (in particolare sulla voce gasolio) si sono equiparati ai ricavi. La situazione è preoccupante, per il 2022 ho calcolato 100 mila euro in più di spese da sostenere, così ho preso la decisione di stoppare gli investimenti in macchinari e tecnologia». Da calcolare poi anche un altro importante fattore come quello climatico di fronte al quale il produttore si trova del tutto impotente. «Noi produciamo anche il carciofo e negli ultimi quattro anni le gelate tardive hanno fatto seri danni».


supermercati e clima
L’azienda di Roberto Sodi si trova a Riotorto e nei suoi cinque ettari produce diverse varietà di pomodoro e zucchine destinate alla grande distribuzione. «Il margine di guadagno è sempre stato risicato – dice – in quanto il prezzo non lo facciamo noi ma negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno causato danni sia in pieno campo che nelle serre anche perché se volessimo riscaldarle avremmo già esaurito l’intero guadagno. Anni fa abbiamo puntato a scrivere sull’etichetta il prezzo di acquisto del prodotto insieme a quello finale ma l’idea non è mai stata applicata».

«Ho un’azienda a Campiglia – racconta Antonio Monelli – nel periodo invernale produciamo spinaci, bietola, cavolo nero e in quello estivo, melone, cocomero e pomodori oltre agli asparagi tra aprile e maggio. Mediamente stiamo lavorando sotto i prezzi di produzione, il che significa cercare di sopravvivere, ormai come sbocchi di mercato abbiamo solo la grande distribuzione che detta il prezzo. In tutto questo un concime che fino a quattro mesi fa costava 50 euro ora è raddoppiato mentre altri prodotti non si riescono a trovare. Tocca riprogrammare diminuendo la produzione delle colture più costose che nel nostro caso è quella del melone. In questa filiera – conclude – le vere vittime sono il produttore e il consumatore».

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