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Elba, in 300 dicono no al dissalatore: «È solo un rischio, l’acqua qui c’è già»

Il pubblico presente ieri nell’auditorium De Laugier per il convegno dei contrari al dissalatore (Foto Gio’ Di Stefano)

Ieri l’incontro dei contrari all’impianto previsto a Mola: «Il problema è la rete idrica: metà dell’acqua è dispersa» 

PORTOFERRAIO. All’Elba l’acqua c’è, o almeno ci sarebbe se fossero rispettati alcuni criteri nella gestione idrica. È quanto è stato fatto presente da più parti durante il convegno organizzato ieri dal Nuovo comitato per la difesa di Lido e Mola per contrastare l’ipotesi di un dissalatore previsto proprio nella piana capoliverese. Titolo del convegno era, appunto, “L’acqua che c’è” e da professori, esperti e tecnici è emerso che alla fine la risorsa idrica non sarebbe cosi carente, soprattutto se fosse eliminato quel 57% (emerso da una ricerca del Cnr e di Legambiente) che va sprecato a causa delle perdite nella rete di distribuzione.

Il bilancio idrico è positivo e l’Elba potrebbe anche diventare autosufficiente, il problema è la gestione della risorsa. «Anche costruendo un dissalatore – ha sottolineato Francesco Aliberti dell’Università di Napoli – si butterebbe comunque quasi la metà dell’acqua e questo non penso sia etico».


Partendo dal dato che l’acqua non manca, sono state illustrate diverse implicazioni che portano a opporsi al progetto del dissalatore a Mola e a cercare soluzioni e progetti alternativi e più sostenibili. «Non una contrarietà a priori contro la dissalazione ma contro questa struttura così come pensata» è stata la considerazione degli intervenuti sulla questione.

Dubbi sull’ubicazione e dubbi sulla scelta progettuale. Preoccupano l’impatto ambientale così come i rischi per la salute e per la tutela della biodiversità a mare una volta che la salamoia sarà rigettata nella baia. I rischi sono già stati verificati in altre situazioni da alcuni dei professori universitari che hanno relazionato sul progetto. Insomma per rendere autonoma l’Elba sotto l’aspetto dell’approvvigionamento idrico e ridurre l’impatto del prelievo dalla Val di Cornia con la condotta sottomarina, è stata affermata la possibilità di trovare alternative, abbandonando la logica centralizzata come quella di un megadissalatore, a favore di progetti diffusi sul territorio, in una logica di comunità.

«Spero che si possa arrivare a costituire una cabina operativa – ha suggerito Giampiera Usai dell’Ancim, associazione che riunisce le isole minori italiane – predisponendo un master plan che faccia dell’Isola d’Elba un modello di sperimentazione che sia di esempio per tutte le altre isole minori». Con la possibilità di una copertura finanziaria all’interno dei vari settori del Pnrr, tra cui i fondi destinati alle isole minori. Quindi una conferma per il Comitato che dalle varie relazioni ha avuto certezza della bontà della strada che sta perseguendo: quella di strenua opposizione al dissalatore.

«Mi ero riproposto di informare i cittadini sui rischi del dissalatore – ha commentato Leonardo Preziosi, presidente di Italia Nostra Arcipelago Toscano – e da tutte le relazioni è venuta fuori la certezza che questo impianto è una follia che ha criticità in termini di sostenibilità ambientale ed energetica. Questo progetto deve essere fermato. La speranza è che si possa fare sistema, come ha testimoniato la forte partecipazione istituzionale».

Un nuovo punto di partenza dopo tanto tempo perso a causa della mancanza di unità, secondo Marco Mantovani presidente della Fondazione Isola d’Elba. «Tutte le perplessità – ha commentato – ci devono dare energia per riprendere il percorso, la spinta per riparlare con tutti per una soluzione condivisa».

Parlare e informare era anche l’obiettivo del sindaco di Capoliveri Walter Montagna che sta portando avanti una battaglia legale contro il progetto. «La risposta c’è stata – ha commentato – con 100 presenti in sala e 200 collegati da remoto. L’obiettivo era aprire un confronto con tutti, che fino a ora è mancato, e finalmente non essere più soli in questa battaglia».

Solo un rammarico secondo Paola Mancuso, a fianco, fin dall’inizio, del Comitato per la difesa di Lido e Mola: quello di non essere partiti fin dalla mattinata di ieri con un azione conseguente. «L’unico modo per uscire da questa situazione – ha affermato – è che tutti gli elementi emersi siano oggetto di una proposta ufficiale di revisione del piano d’ambito da parte dei sindaci elbani per cercare al più presto un elemento di contrasto».

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