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Piombino, venti famiglie rischiano di perdere casa. Ma il peggio potrebbe arrivare da marzo

Uno sfratto in un’abitazione

Villa, responsabile Sunia: «La situazione sta bollendo, fra un paio di mesi ci aspettiamo un forte aumento degli sfratti»

PIOMBINO. Dopo due anni di contagi, lockdown più o meno stringenti, restrizioni e vaccini, non siamo ancora fuori dalla pandemia, ma intanto riparte l’emergenza abitativa.

E lo fa in virtù dell’interruzione del blocco dell’esecutività degli sfratti, attivato nei mesi precedenti come misura conseguente all’allarme sanitario, ma di carattere intrinsecamente temporaneo, destinato ad esaurirsi entro la fine del 2021.


E così è stato.

«La misura è stata sbloccata in due mandate – fanno sapere dal Comune di Piombino – Il primo sblocco è stato lo scorso settembre per le procedure avviate oltre un anno prima, esattamente al settembre 2020, mentre il 31 dicembre sono state sbloccati tutti gli altri iter».

Detto questo, ad oggi, la dimensione del fenomeno degli sfratti è legata al numero dei nuclei familiari che hanno fatto richiesta di accesso agli strumenti di sostegno del Comune nel 2021. E sono 20.

Un dato relativo e provvisorio. Per capirci, non tutte le persone in difficoltà abitative e a rischio sfratto si fanno avanti con richieste d’aiuto in Comune. E poi lo sblocco dell’esecutività degli sfratti è cosa recente, tanto che presto, alle venti famiglie considerate, potrebbero aggiungersene altre. Insomma, è difficile fare previsioni ma, sempre dal municipio rendono noti gli strumenti di supporto per i nuclei in difficoltà: l’housing sociale, le case popolari e il blocca sfratti, bando ad hoc, aperto a fine dicembre (con avviso pubblico visionabile sul sito dell’amministrazione piombinese) con un impegno di 131mila euro, da fondi messi a disposizione dalla Regione.

Tutti strumenti che «hanno l’obiettivo di non mandare la gente in mezzo alla strada, ma anche di supportare i proprietari degli immobili – dicono dal Comune – Quasi sempre, infatti, non abbiamo proprietari di mega palazzi, ma cittadini normali che si ritrovano in eredità un appartamento o, come spesso accade, l’abitazione è di uno dei nonni oggi in una residenza per anziani, e l’affitto serve proprio per pagare una quota della rsa».

«Sono molti i nuclei familiari che, a causa della pandemia e non solo, si sono trovati in difficoltà – dichiara Vittorio Ceccarelli, assessore alle politiche sociali – e certamente il blocco dell’esecutività degli sfratti ha evitato che queste persone si trovassero senza un luogo da chiamare casa nel pieno di un’emergenza sanitaria. D’altro canto è anche necessario che i meccanismi si rimettano in moto così da dare le necessarie garanzie pure ai proprietari degli immobili. Molto spesso sono piccoli proprietari che, per tanti mesi, non hanno ricevuto quanto era loro dovuto e sul quale contano per sostenere la propria famiglia. Il ruolo del Comune, in tutto questo, è quello di intervenire a supporto di entrambe le parti e attivare tutti gli strumenti utili a risolvere la criticità ed è esattamente quello che, grazie anche al lavoro degli uffici, stiamo facendo».

«Certo, mica tutti i proprietari sono una sorta di latifondisti. In questo caso, però, era meglio, da parte dei vari enti, in primis Comuni e Governo, scaricare le tasse relative agli immobili – a parlare è Patrizia Villa, responsabile provinciale Sunia – Tornando agli sfratti in senso stretto, è presto per capire la reale dimensione del fenomeno. I provvedimenti vanno in azione non immediatamente. Fino a dicembre erano bloccati. Diamo il tempo ai tribunali di riorganizzarsi, di smaltire gli atti degli ultimi due anni, e i numeri aumenteranno esponenzialmente. Ci aspettiamo, perciò, un forte incremento di sfratti da marzo in poi. Detto questo, ci sono segnali sul fatto che il contributo affitti non verrà rifinanziato, mettendo tutto in mano ai Comuni. Una roba impensabile. Speriamo venga aggiustato il tiro. Inoltre, come sindacati, a Livorno, abbiamo sottoscritto un protocollo, firmato da prefetto, tribunale e Comune, chiamato “Nessuno finirà in strada”. Cercheremo di portarlo avanti e coinvolgere più amministrazioni e privati. Insomma, ora come ora la situazione sta bollendo. I numeri oggi sono bassi, ma siamo tutti consapevoli che aumenteranno nel giro di un paio di mesi».

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