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Elba, Rio piange per il ciliegio tagliato in piazzetta Verdi: «Era un nostro simbolo»

L’albero di ciliegio fiorito la scorsa primavera e come si presenta piazzetta Verdi dopo il taglio della pianta

L’albero amato da turisti e riesi reciso dagli operai del parco minerario: «Era lì da anni ed era sano. Non hanno rispettato natura e comunità» 

Non c’è bisogno di rifarsi alla tradizione giapponese per rimanere contrariati del taglio di un ciliegio in piazzetta Verdi a Rio nell’Elba. Era stata una donna riese, Lina Allori, a piantarlo quasi un secolo fa, sfruttando gli interstizi tra i lastroni della via e il muretto di pietra che ne delimita il percorso.

Negli anni era diventato rigoglioso, al punto che ogni primavera, con la sua folta chioma di fiori bianchissimi, attirava l’attenzione dei passanti e dei primi turisti che si avventuravano per via Sabba Galletti. D’estate poi non era raro scorgervi sotto la sua ombra un gruppetto di donne intente a sferruzzare e ricamare, mentre discutevano sulle nuovissime di paese. Potenza di un ciliegio.


Tenendo presente tutto questo si capisce la reazione della comunità riese, che si è ribellata (ma ormai il danno era già stato fatto) al taglio dell’albero, per opera – si dice – degli operai del parco minerario che si occupano del verde urbano. Ci sono state pure le scuse del presidente del cda del parco, Alberta Brambilla Pisoni, non presente all’Elba, che si è assunta la paternità e responsabilità del taglio.

Questo però non ha frenato l’onda di critiche che è montata sui social. Il primo a segnalare l’accaduto, Paolo Paoli, che abita in zona: «Era grande e forte. Durante la fioritura in primavera dava il meglio di sé. Turisti e riesi si fermavano per scattare foto. Non era secco. Nonostante l’età aveva rami con centinaia di gemme che non rifioriranno più. È stata una mancanza di rispetto e sensibilità verso noi e verso una pianta di quasi 50 anni. Non vi erano pericoli di incolumità».

Il discorso si sposta immediatamente sul piano politico-amministrativo. «Nel 1973, un’altra amministrazione comunale tagliò un ciliegio alla Pietà, sempre nel centro storico del paese – continua il Paoli –. Non ebbe fortuna alle elezioni comunali del 1975. Questo atto dimostra, a mio modo di vedere, poco rispetto per la natura e per i riesi. Posso solo aggiungere che è stato compiuto un gesto vergognoso».

«Mi si dirà: alla fine è un albero, anche se era sano – scrive Anna Contestabile –. Ormai è andata. Per me, e per molti che la pensano come me, non è così. Ancora dopo anni scontiamo l’unione forzata fra i due comuni di Rio, fatta in fretta e furia, nella quale abbiamo forse guadagnato un po’ di soldi. Ma abbiamo perso l’identità».

Chiudono Legambiente e Italia Nostra. Il Cigno Verde chiede al sindaco Marco Corsini in base a quali autorizzazioni è stato effettuato l’abbattimento del ciliegio e per quale motivo. In particolare gli ambientalisti desiderano sapere in base a qualche perizia di botanici o agronomi è avvenuto. Cecilia Pacini di Italia Nostra scrive: «Affidiamo il paesaggio urbano e il nostro patrimonio culturale a privati che hanno mansioni pseudo professionali. I residente di Rio si sentono abitanti di un mondo aggredito e vandalizzato secondo un’interpretazione di frainteso risparmio gestionale del verde. Viviamo ormai preda di una fraintesa modernità e falso progresso».

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