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Vita da cassintegrati Jsw: «Pizza fatta in casa, zero ferie e pochi svaghi per i bimbi». Le storie di Andrea e Michele

Andrea Marianelli durante una manifestazione sindacale e nella foto a destra Michele Marinai

«Si spende solo per le cose essenziali. Ma essenziale per i bambini può essere anche una giornata all’Acquapark. E allora meglio destinare a una girata con loro, i soldi che risparmiamo saltando da anni il ristorante»

PIOMBINO. La pizza si fa in casa. Le ferie sono un ricordo. Oculatezza nelle spese e una certezza: al primo posto ci sono le necessità dei figli. Il resto, si vedrà. Andrea Marianelli e Michele Marinai sono cassintegrati Jsw. Ne hanno due ciascuno, di figli.

Andrea lavorava in cokeria. Dopo la fermata dell’Afo, nell’aprile del 2014, ha timbrato il cartellino per qualche mese in più. Fino alla chiusura definitiva dell’impianto. Poi, il contratto di solidarietà e la cassa integrazione. Quella prorogata ieri mattina per un anno. Nel suo caso, significano novecento euro al mese. La moglie ha un lavoro part time in un ufficio. Lui arrotonda con un lavoretto di distribuzione di volantini e materiale pubblicitario. Tre volte alla settimana.


Tranquilli. Tutto regolare con l’Inps e il fisco.

Ai tempi del contratto di solidarietà Marianelli fu tra la ventina di lavoratori che aderì al bando del Comune per lo svolgimento dei lavori socialmente utili. Taglio dell’erba e altre mansioni. Rimediò la parking pass gratuita per l’estate e l’abbuono della bolletta dei rifiuti. Tutto fa.

«Fummo veramente in pochi ad impegnarci. E la cosa non mi piacque. Come non mi piacciono le speculazioni di chi – aggiunge – non si rende conto che senza i soldi della cassa integrazione l’economia della città arretrerebbe ulteriormente».

L’ex operario della cokeria è convinto che sia il momento di dire stop a quelli che definisce teatrini. Che pensare di tornare a produrre acciaio sia utopico. Che occorra salvare la laminazione e puntare seriamente sulla diversificazione.

Con due bimbi piccoli il daffare non manca. Come le spese. Qualche visita specialistica, qualche strumento tecnologico per seguire la didattica a distanza. «Tutte cose essenziali. Ma essenziale per i bambini – prosegue Marianelli – può essere anche una giornata all’Acquapark. E allora meglio destinare a una girata con loro, i soldi che risparmiamo saltando da anni il ristorante. Ben prima del Covid. O rinunciando a qualche passione. Nel mio caso la mountain bike. Dovrei cambiarla ma per ora non se ne parla. Fortunatamente la casa dove abitiamo è nostra. Ed è un gran vantaggio».

Vantaggio condiviso con Michele Marinai. Anche per lui, ex operaio in Acciaieria, almeno l’affitto da pagare non c’è. Sua moglie non lavora, come il figlio più grande, appena ventunenne mentre l’altra frequenta il liceo. Reddito mensile mille e cento euro. Di domande di lavoro in giro ne ha fatte tante. Ha approfondito la possibilità di trasferirsi. «La differenza economica alla fine era così ridotta che chiaramente non ha rappresentato un incentivo a lasciare la famiglia qui e ad andare altrove», commenta Marinai. Che sa fare un po’ di tutto ma non ha una specializzazione vera. Avrà 57 anni a settembre, e con le mani in mano non ci sta. Famiglia, pizza e torta di ceci home made a parte. L’impegno nel volontariato scandisce molte ore della sua settimana. Fa attività in due associazioni in particolare anche se non si tira indietro se c’è da dare una mano ad altre: il Comitato festeggiamenti di cui è consigliere e membro molto presente sul campo, e l’associazione Toffolutti per la sicurezza dei luoghi di lavoro. Marinai ne è il vicepresidente.

«Sono entrato in fabbrica per l’ultima volta l’11 marzo del 2015. Non è stato facile dover mollare il lavoro. I primi tempi da cassintegrato – racconta – mi sono sentito un po’ un perdente anche se di sicuro non è dipeso da me dover restarmene a casa e percepire comunque un reddito.Temevo in qualche modo il giudizio degli altri. I ragazzi percepivano questo mio rammarico, quello di non poter fare qualcosa in più per loro. Parlare, confrontarsi molto, aiuta tutta la famiglia. E all’occorrenza, anche grazie all’aiuto dei nonni, i nostri ragazzi hanno tutto quello che serve».

Il rammarico più grosso? «Aver ceduto e alla fine, non giovanissimo, essere entrato in fabbrica. Ma si sa, col ennso di poi...» risponde Marinai.

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