Contenuto riservato agli abbonati

Il piombinese che ha cambiato la ricerca sui tumori con le mini cellule virtuali

Dario Bressan al top della ricerca. Da Piombino agli Usa, ora a Cambridge

C’è un piombinese in una fotografia esposta al museo della scienza di Manchester, e a breve la stessa installazione nel “gemello” di Londra. Quel “ragazzo” che si vede sul cartellone in fondo è Dario Bressan, classe 1984, dal 2014 al CRUK (Cancer Research U.K) research institute di Cambridge, direttore della ricerca sulla realtà virtuale nel laboratorio di Greg Hannon, luminare della biologia dei tumori.

Il suo progetto si propone di mappare il tumore fino alla più piccola cellula; e nel 2017 ha “vinto” un Grand Challenge grant, investimento sulla ricerca di 20 milioni di sterline; studi a cui i musei inglesi stanno prestando grande attenzione.


«La realtà virtuale – spiega Dario da Cambridge via Zoom – ci fa esplorare un tumore come se ci stessimo camminando dentro, e ci aiuta a capire in che modo tutte le cellule che lo compongono interagiscono tra di loro e con il tessuto “sano” circostante. Questo ci avvicina all’obiettivo di far sì che sempre più persone, con una cura su misura, possano vivere meglio col tumore e più a lungo. Vogliamo rivoluzionare il modo in cui il cancro viene diagnosticato e trattato. Con questa esibizione, di museo in museo raccontiamo i passi avanti della ricerca». Restrizioni Covid permettendo in città torna ma di rado, con la moglie Giorgia («italianissima – sorride Dario – scienziata, biologa anche lei. Ci siamo incontrati in America, lavora sulle cellule staminali e su nuove terapie») e la figlia Martina, poco più di un anno. Insieme a trovare i genitori Maria e Daniele.

La storia di vita di un altro giovane piombinese cresciuto mentre ancora si respirava l’aria d’acciaio – col cielo viola – dopo le colate dell’altoforno (spento nel 2014) .

Dario Bressan, 37 anni, che vuol dire maturità allo scientifico “Carducci” nel 2003. «Medie XX Settembre – ricorda – liceo con le professoresse Cristina Conti di matematica e fisica, Gloria Taddei italiano, Patrizia Mercantelli filosofia, Gianluigi Giannoni (Gigi!) chimica e biologia. Lo scienziato... è una cosa che ho amato fin da piccolo. Perché? Non so, l’ho sempre pensato. Amavo Spock di Star Trek e Doc di “Ritorno al futuro”, che è tuttora un mio soprannome... Anche come stile e colore di capelli ormai quasi ci siamo. L’attore che lo interpreta, Christopher Lloyd, è pure nei ringraziamenti della mia tesi».

Dopo la maturità con 100, obiettivo Scuola Normale Superiore di Pisa. «Ma non sono riuscito ad entrare. Ci ho riprovato per – conferma Dario – la laurea specialistica al IV anno e ce l’ho fatta. L’incontro che mi ha segnato di più per la formazione? Col piombinese Federico Cremisi, professore alla Normale. Ma io ho parlato con lui prima, al palazzetto di Piombino, durante una partita di basket; siamo tutti e due sopra il metro e novanta. Io giocavo nelle giovanili e facevo piccole collaborazioni col giornale, lui da sempre, prima giocatore, poi appassionato dello sport. Ci ha fatto conoscere babbo che in quel periodo si occupava della squadra. È stato Federico a spiegarmi che, se anche non fossi riuscito ad entrare alla Normale, preparando bene le basi di biologia all’università avrei poi potuto applicarle con sicurezza in qualunque ambito. Poi ho fatto entrambe i tirocini di tesi – sottolinea – nel suo laboratorio a Pisa, divertendomi come un matto. Lo devo a lui se sono andato a fare il dottorato in America».

Laurea in biologia molecolare e neuroscienze, alla Normale con il massimo dei voti e la lode; nel 2008 selezionato dalla prestigiosa School of Biological Sciences presso il Cold Spring Harbor Laboratory di Long Island, New York, per il dottorato di ricerca. Borsa di studio in un luogo “simbolo”, diretto fino ad alcuni anni fa da James Watson, che nel 1962 fu insignito, insieme a Crick e a Wilkins, del Premio Nobel per la scoperta della struttura della doppia elica del DNA. Dottorato nel 2014, poi di nuovo attraverso l’oceano verso il Regno Unito, vista pure la difficoltà di trovare possibilità lavorative adeguate in Italia.

«Quando il mio capo, Greg Hannon – prosegue Bressan – ha accettato un nuovo incarico al centro di ricerca sui tumori dell’università di Cambridge, di cui ora è il direttore, sono di nuovo salito su un aereo dagli Stati Uniti all’Inghilterra, seguendo i miei interessi già allora legati al mappare i tessuti cellula per cellula usando nuove tecnologie».

Dopo qualche anno la sfida dei Cancer Grand Challenges, piattaforma internazionale che collega i ricercatori mondiali contro il cancro nel tentativo di risolvere alcuni dei più grandi problemi legati a questa malattia. Il laboratorio di Cambridge guida un consorzio di 10 gruppi di ricerca sparsi per tutto il mondo, e viene selezionato per uno dei primi quattro finanziamenti. Per Dario la promozione a direttore del gruppo che si occupa di costruire modelli di tumori in realtà virtuale. «Raccogliamo in ogni test – dice ancora – una quantità enorme di dati pari a 2-3 terabyte, l’equivalente di 6 anni di musica non-stop. Per ogni cellula del tumore e del tessuto sano circostante misuriamo una “impronta digitale” con migliaia di parametri diversi. Usiamo queste informazioni per capire come ogni tumore funziona e si diffonde. La realtà virtuale ci serve a poter analizzare tutti questi dati (troppi per uno schermo! ) in modo rapido. Lo scopo è sempre quello di far sì che più persone sopravvivano e vivano sempre meglio col tumore in essere, e soprattutto riuscire a diagnosticarlo prima».

La pandemia coronavirus ha rimodulato le vite di tutti gli studenti, ma tra pochi mesi comunque in calendario per molti c’è l’esame di maturità. Indicazioni? «Buttarsi senza paura, senza mai perdere la speranza – risponde Dario – Buttarsi anche se sembra impossibile crescendo a Piombino con tutti i problemi che ci sono, e, se non funziona subito, riprovarci. Vale sempre la pena seguire la propria ispirazione».