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L’Asl sblocca i fondi per la sanità dell’Elba: in arrivo i medici per pronto soccorso e 118

Ospedale Portoferraio Elba

Già in quattro dicono sì alla “proposta che non si può rifiutare” di Casani: 40 euro l’ora, anziché 22, per chi sceglie l’isola


PORTOFERRAIO. L’Asl Toscana nord-ovest ha fatto la sua parte. Stretta all’angolo dalle polemiche per il mancato arrivo dei medici promessi nel reparto di emergenza-urgenza, ha messo sul tavolo le carte per sbloccare la situazione nell’ospedale di Portoferraio. Una battaglia per la sicurezza e i servizi sanitari che Il Tirreno ha condotto a fianco dei cittadini. L’azienda ha aperto i cordoni della borsa e destinato all’Elba i fondi finora negati. Ai medici che decideranno di lavorare nel pronto soccorso e nel 118 isolano sarà quasi raddoppiata la paga oraria: da 22 a 40 euro. Aumenti che da una parte rendono “attrattiva” la destinazione elbana, dall’altra riconoscono ai medici lo sforzo necessario per lavorare in un ospedale ormai di frontiera a causa dei mancati investimenti.

IN TURNO DA FEBBRAIO

Come don Vito Corleone nel Padrino, Maria Letizia Casani ha presentato “un’offerta che non si può rifiutare”. E gli incentivi in busta paga hanno già portato a dei risultati. Se a metà dicembre non c’erano medici disposti a venire a Portoferraio, ora sono almeno quattro quelli che hanno manifestato interesse per la proposta. Non si tratta di neo assunti, ma di specialisti che già lavorano per la Asl. Due (forse tre) lavorano nell’ospedale di Piombino, altrettanti in quello di Massa. Divideranno le 160 ore previste dal contratto a metà tra l’isola e il continente. Le 80 ore mensili garantite dai quattro o cinque medici pronti ad attraversare il canale sono però già sufficienti per superare la crisi nel pronto soccorso e nel 118 isolano. L’obiettivo è fargli entrare in turno già da febbraio. Insomma, il servizio d’emergenza sembra ormai in sicurezza. Se non si arriverà alla soluzione la responsabilità non sarà dell’Asl, ma delle scelte professionali dei medici.

DECISIVO LO SNAMI

Ora, infatti, la palla passa a loro. Non ci sono più scuse per non venire a lavorare nel pronto soccorso e nel 118 dell’Elba. Far rispettare e funzionare il servizio di emergenza-urgenza nell’isola spetta ai medici e alle loro organizzazione sindacali. Sindacati che con il “caso Elba” ottengono un successo. In particolare lo Snami (Sindacato nazionale autonomo medici) e il suo rappresentante per il 118 Giovanni Belcari. Con una linea tanto dialogante quanto ferma, le rappresentanze sindacali sono state decisive per individuare una soluzione che accontentasse tutti.

RIPERCUSSIONI POLITICHE

Possono brindare al risultato anche Marco Landi e Simone Bezzini. Il leghista per aver presentato la mozione, approvata all’unanimità, che assegna più soldi alle isole minori. È stato un gol a porta vuota ma ha “coperto” economicamente le spalle alla Casani. L’assessore regionale al diritto alla salute, invece, può rivendicare come sia andato in porto il suo piano e come le promesse fatte all’Elba lo scorso 16 novembre siano state rispettate, sebbene in ritardo. La guerra per i medici lascia però sul campo anche delle vittime. Anzitutto i comitati elbani per la sanità che, rivendicando tutto e il contrario di tutto, hanno allontanato il dibattito dai risultati raggiungibili. Poi Angelo Zini: non a caso la situazione si è sbloccata quando è stato messo in panchina dopo una serie di gaffe, annunci non sostenuti da fatti e retromarce.

LA NUOVA SFIDA

Il problema è che il sindaco di Portoferraio è anche presidente dalla conferenza dei sindaci in tema di sanità. E la politica locale, assente in questi mesi, è chiamata ad altre sfide. L’emergenza-urgenza è solo una delle criticità. L’obiettivo richiesto dagli elbani è quello di avere dei medici in pianta stabile nell’isola. Più che alla Asl, spetta agli amministratori rendere l’Elba più “attrattiva” con soluzioni concrete. Sul piatto, al momento, ci sono solo le proposte del sindaco di Campo nell’Elba Davide Montauti: destinare una parte della tassa di sbarco per incentivi ai medici che restino nell’isola almeno tre anni e taglio dell’Imu ai proprietari che affittano case agli operatori sanitari. Idee che hanno ricevuto un’accoglienza fredda. Sembra quasi che qualcuno sia risentito per non poter mettere il proprio cappello sulla possibile svolta nella sanità isolana.

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