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Allarme emissioni inquinanti sul porto di Piombino: sedici milioni per elettrificare le banchine

Una nave da crociera ormeggiata nel porto di Piombino

Nel fondo complementare del Pnrr ci sono i soldi per finanziare l’opera, ma gli armatori devono modernizzare le navi

PIOMBINO. Quei nuvoloni neri che escono dai fumaioli dei traghetti sono un colpo allo stomaco. Ma ti pare che una città industriale che per anni ha fatto i conti con i fumi delle acciaierie non riesca a trovare una soluzione per rendere più green almeno il traffico portuale? A questa domanda ricorrente tra i passeggeri che transitano dai porti di Piombino e dell’isola d’Elba hanno risposto in questi mesi il governo e l’Autorità di sistema portuale. Nel fondo complementare al Pnrr (piano nazionale di resilienza e ripartenza) sono stati stanziati 77 milioni a disposizione dei porti dell’Autorità di sistema, di cui 16 milioni a Piombino e altri 16 milioni a Portoferraio con un obiettivo chiaro. Elettrificare le banchine del porto, in modo da garantire alle navi in sosta la possibilità di allacciarsi alla rete elettrica, senza dunque avere la necessità di tenere comunque i motori accesi. Insomma, se dovranno essere le compagnie di navigazione a farsi carico della limitazione delle emissioni inquinanti durante la navigazione, sarà l’infrastruttura portuale a venire incontro alle compagnie quando i traghetti sono in banchina.

«Il progetto – spiega l’ingegnera Sandra Muccetti dell’Autorità portuale, che sta seguendo l’iter di pianificazione dell’intervento – ha un valore importante sotto l’aspetto ambientale. Riguarda per Piombino e per l’Elba sia i traghetti di linea che le navi da crociera. La banchina elettrificata permetterà alle navi collegate di poter sostare a motori spenti in particolare durante la notte, riducendo in questo modo l’emissione di fumi». La funzionaria dell’Autorità di sistema portuale non si sbilancia sui tempi di realizzazione dell’opera. Il progetto è ancora in una fase iniziale, l’obiettivo è andare a gara entro la fine del prossimo anno. «È tuttavia importante – aggiunge Muccetti dell’Autorità di sistema portuale – che anche le navi siano predisposte a potersi allacciare alla banchina elettrificata». E questo, se si guarda quanto sta accadendo al vicino porto di Livorno, è tutt’altro che scontato. Gli armatori sono disposti a collaborare per diminuire le emissioni ma valutano altre soluzioni. A Livorno è stato complicato perfino trovare una nave disposta a fare il collaudo per il primo tratto di banchina elettrificata. A Piombino, inoltre, resta il problema di fornire elettricità in banchina nell’area portuale di nuova edificazione, a disposizione delle aziende nella cantieristica. «Il progetto – spiega Muccetti – è in fase iniziale e nulla esclude che si possa valutare di non limitare ai traghetti e alle navi da crociera». Il costo dell’energia, tuttavia, resta un nodo da sciogliere: in poche parole va bene dotare le banchine di elettricità, ma il gioco rischia di non valere la candela se quella stessa elettricità non si è in grado di produrre. A tale proposito resta in piedi la possibilità di utilizzare, con un progetto ad hoc, le centrali termoelettriche Cet2 e Cet3 ex Edison nell’area industriale, acquistate anni fa dalla ditta Bertocci.