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Elba, la nave di sua Maestà inghiottita nel silenzio: dal naufragio all'eccezionale ritrovamento

La nave di Sua Maestà Britannica LCF-15 in un dipinto conservato presso il museo Royal Marines e il relitto della nave da guerra

La storia letta dalle figlie di uno dei militari: «Nostro padre sarebbe orgoglioso». La scoperta si deve al sub Andrea Bada

I “pom pom”, i cannoni antiaerei QF da 40mm, sono ancora puntati verso l’alto, come ad attendere ancora un attacco dall’aria che non arrivò mai. Armi e attrezzature sono coperte da concrezioni e brandelli di reti. Buio e silenzio. Tanto silenzio a 140 metri sotto il livello del mare. Un silenzio lungo settantasette anni, che neanche l’eccezionale immersione del subacqueo Andrea Badaè stata capace di turbare. Un silenzio che racconta però una storia, anzi molte storie. Quella della nave di Sua Maestà Britannica LCF-15 e quelle dei suoi uomini.

Acque della Corsica, tarda sera del 16 giugno 1944


La His Majestic Ship LCF-15, inquadrata nella “Task Force 255” dell viceammiraglio Thomas Hope Troubridge, si lascia alle spalle la Corsica e procede a levante, in direzione dell’arcipelago toscano. L’unità è quella che i marinai chiamano “Flak ship”, nave antiaerea.

È un normale mezzo da sbarco del tipo LCT da 455 tonnellate, modificato per la protezione dei convogli.

Lungo circa 48 metri e largo 9, non conserva la rampa abbattibile e un ponte unico copre da prua a poppa la stiva di carico, suddivisa in locali per la vita quotidiana del numeroso equipaggio e per la conservazione di grandi quantità di munizioni. Sulla coperta, del tipo “flush deck”, sono sistemate postazioni per quattro cannoni da 40mm “pom pom” e ben 10 mitragliere Oerlikon da 20mm, binate. Un potenziale di fuoco impressionante. Spinta da tre motori diesel tipo Gray da 225 hp, la LCF-15 può raggiungere una velocità massima di 11 nodi e mezzo.

L’equipaggio è composto da 13 uomini della Royal Navy e da una sessantina di Royal Marines, addetti alle armi di bordo. Gli ufficiali sono quattro, due dei quali appartenenti ai Royal Marines. La navigazione verso Est procede lenta, nel buio della notte. Intorno alle 2 sorge una piccola falce di luna calante.

La LCF-15 sorveglia il fianco del convoglio, pronta a proteggere da eventuali attacchi di aerei o motosiluranti nemiche le unità da sbarco cariche di truppe e mezzi della 9e Division d’Infanterie Coloniale del generale Jean Marie de Lattre de Tassigny.

Acque dell’Elba, prime ore del 17 giugno 1944

L’obiettivo della “Task Force 255”, il Golfo di Campo, si avvicina. Sono decine i mezzi da sbarco, attorniati dalla scorta e dalle unità di appoggio e soccorso. Le unità speciali francesi hanno già preso terra e si apprestano a mettere a tacere i loro obiettivi, rappresentati dalle principali batterie costiere tedesche. I “minesweepers”, i dragamine, precedono il complesso navale, cercando di aprirsi dei corridoi di sicurezza tra i campi minati difensivi tra Montecristo e Pianosa.

È in quei concitati momenti che avviene il disastro: qualcosa striscia sullo scafo, forse una mina alla deriva. Un boato e una colonna d’acqua scuotono la LCF-15, che affonda rapidamente. L’esplosione avviene verso poppa, come sembrano confermare le foto subacquee scattate settantasette anni dopo. Probabilmente lungo la murata sinistra. In pochi minuti, nel buio più assoluto, scompaiono diciannove uomini, tra giovanissimi marinai e Royal Marines, tra cui tre ufficiali.

Il resto dell’equipaggio, abbandonata la nave, viene recuperato da alcune motolance. Feriti, semiassiderati, sotto choc, i sopravvissuti saranno in gran parte riportati ad Ajaccio, in Corsica, dove verranno medicati, rifocillati e rivestiti alla meglio.

La “Task Force 255” prosegue inesorabile verso il proprio obiettivo, l’Elba, il cui profilo sembra già potersi intuire nel buio. “Brassard” non può subire alcun ritardo, è la dura logica della guerra.

Dopo la guerra

Quella notte, fra i naufraghi della LCF-15, viene recuperato dalle acque scure un giovanissimo Royal Marine inglese, Alan Lake. Ha appena diciannove anni e quella esperienza lo segnerà profondamente, per tutta la vita. Finita la guerra, torna a casa, nei pressi di Cardiff. Negli anni successivi tenta di mettersi in contatto con i suoi compagni. È testardo. Ci riesce e costituisce la “LCF-15 survivor association”. Ogni anno i reduci si riuniscono a Blackpool per ricordare la loro avventura e onorare i compagni scomparsi in mare e ogni anno qualcuno di loro viene a mancare. Nel 2011 anche Mr Alan Lake muore. La sera del 28 novembre 2021 sarebbe stato il 97° compleanno di Alan Lake. Con grande emozione le figlie ricevono una mail dell’Italia, con un articolo di giornale ormai inatteso: una spedizione subacquea italiana ha ritrovato il relitto del vecchio LCF-15. “My dad would be so proud” (Mio padre sarebbe così orgoglioso).

Dispersi in mare nell’affondamento della HMS LCF-15 il 17 giugno 1944

Ufficiali: Edward Sims, 33 anni, Royal Naval Volunteer Reserve; Robert Edward Sanders, 33 anni, Royal Naval Volunteer Reserve; Terence Brittan Carothers, 37 anni, Royal Marines. Royal Navy: David Sneddon Haigh Campbell, Mostin Antwiss, 33 anni, Owen John Williams, 21 anni, Frank Robinson, 21 anni, Wilfred Roberts, 27 anni, Bernard Albert Rowledge, 24 anni. Royal Marines: Arthur William Wells, 22 anni, William Henry Taylor, 21 anni, Joseph William Shakespeare, 20 anni, George Reading, 21 anni, George McGill McRobie, 23 anni, George Eric Lazemby, 22 anni, Samuel Jones, età sconosciuta, Cecil Edward Elliston, 21 anni, John Stewart Dudgeon, 20 anni, John Roger Harris Doyle, 20 anni.