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Acqua, 36 milioni di mc finiscono in mare: «Sfruttiamo meglio le sorgenti dell’Elba»

Acqua di sorgente all'Elbar (foto da Infoelba.it)

Solo il sei per cento delle risorse naturali elbane va nella tubazione. Il geologo Damiani: «Si pensi a dei serbatoi interrati»

PIOMBINO. Un sindaco, un poeta, un agricoltore e un geologo. Il primo cittadino è Davide Montauti di Campo nell’Elba, poi c’è Adriano Pierulivo da San Piero, poeta e maratoneta, maestro ormai in pensione, Michele Riformato agisce nella tenuta agricola Bonaparte e infine il geologo Alessandro Damiani, già intervenuto nelle nostre pagine. Li abbiamo sentiti sul tema dell’acqua potabile elbana da sorgenti e acqua piovana, una risorsa idrica naturale preziosa, di qualità, di certo da aumentare, fonti abbondanti d’inverno.

Potrebbero dare risposte alla sete estiva dei mesi di luglio e agosto? Dagli intervistati spunta l’idea di creare un invaso a Vallebuia, di tentare l’accumulo di acqua naturale in depositi sotterranei di 36 milioni di acqua naturale che se ne va in mare; ed anche usare le acque in uscita dai depuratori per irrigare le vigne. Inevitabile poi dire del contestato dissalatore di Mola. «Non sono un esperto e lascio a chi ha competenze le valutazioni. – ha detto Montauti – È chiaro però che l’acqua rappresenta un bene prezioso e dobbiamo salvaguardare il suo consumo utilizzando questa risorsa in modo razionale e sostenibile. È chiaro pure che bisogna porre in essere tutti gli interventi necessari tesi a valorizzare le nostre risorse idriche, ottimizzando la nostra rete idrica ed evitando perdite dannose».


Un intervento centrato e quindi l’architetto auspica proprio un potenziamento delle risorse idriche naturali elbane, che, come ha segnalato il dirigente tecnico Brilli di Asa, entrano nelle tubazioni solo per il 6 per cento del totale. Il 26 per cento circa è acqua prelevata dai pozzi isolani e il 70 per cento della potabile viene dalle falde acquifere della Val di Cornia.

«L’acqua sorgiva è importante e come è noto viene soprattutto dal monte Capanne – aggiunge il sanpierese Pierulivo – È piuttosto abbondante, come dimostra l’imbottigliamento che avviene da lustri. Recuperiamola, vista la sua qualità superiore per evitare che finisca anche in mare. Si realizzino invasi catturando l’acqua delle piogge invernali. Vedo ottima la zona tra Seccheto e Vallebuia: le pendici del Capanne scendono formando una sorta di imbuto. Una piccola diga permetterebbe l’accumulo. Nel tempo le tante scorte potrebbero evitare soluzioni molto più complesse e non naturali come il dissalatore. Le spese milionarie per costruirlo le userei per fare invasi».

L’agricoltore Michele Riformato della tenuta Bonaparte evidenzia anche una particolare esigenza. «Certo facciamo invasi per raccogliere l’acqua sorgiva e la piovana, ma l’alternativa, come sappiamo, è quella del dissalatore che sta per essere realizzato. E mi chiedo quando sarà possibile irrigare i nostri campi con l’acqua che esce dal nuovo depuratore di Schiopparello e va in mare. Sarebbe molto importante realizzare una distribuzione di quell’acqua per scopi diversi, resa efficace con le dovute soluzioni tecniche e chimiche». E infine, in sintesi, l’intervento competente del geologo Damiani. «Questione complessa – dice al Tirreno – Consideriamo che da studi fatti dall’Università, la risorsa idrica rinnovabile elbana, acqua piovana e sorgenti, è di 45 milioni di metri cubi annui. Ma solo 9 milioni si infiltrano nel terreno, i restanti 36 milioni ruscellano verso il mare. Ai 9 sommiamo i 5 milioni mc/anno provenienti dalla condotta sottomarina e si hanno 14 milioni di metri cubi per il fabbisogno dell’isola. Che fare? Si potrebbero recuperare parte dei 36 milioni di metri cubi non con piccole dighe o grandi invasi, ma sono insostenibili dal punto di vista paesaggistico. Si potrebbero fare numerosi serbatoi interrati e le risorse salirebbero. Oggi viene mossa una critica alla realizzazione degli stoccaggi in virtù dei cambiamenti climatici, confermati anche dal Cop 26. Se tra qualche decennio si assisterà ad una drastica e perdurante riduzione delle precipitazioni, non potremmo più contare sull’attuale eccedenza idrica elbana, ma neppure su quella che viene dalla Val di Cornia. A quel punto l’unica soluzione diverrà il dissalatore, che con i suoi 80 litri al secondo sarà l’unico a garantire acqua potabile agli elbani, magari prevedendo degli accumuli anche di tale acqua, da utilizzare nei mesi estivi. Tutto ciò avrà comunque un senso compiuto se verranno ridotte drasticamente le perdite delle condotte idriche isolane».

Quindi con il clima sconvolto dai vari tipi di inquinamento, il futuro dell’acqua dipenderà proprio dal mare.

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