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Lenzo, dall’Iti di Piombino all’Università di Stanford per realizzare l’auto più sicura al mondo

Laureato in ingegneria: «Ma il Pacinotti ha segnato la mia formazione». Ora lavora sulla macchina di “Ritorno al futuro”

PIOMBINO. Salire sulla DeLorean, senza riavvolgere il nastro del tempo, ma guidando da subito una macchina eccellente a rischio incidenti pari a zero. Non è un’altra puntata di “Ritorno al futuro”, ma il cuore del progetto a cui sta lavorando Basilio Lenzo: «Adesso sono in California – sorride – ma non mi potrò mai scordare l’importante punto di partenza che è stato l’Istituto tecnico industriale Pacinotti di Piombino, che mi dato davvero molto. Così come poi Pisa».

Crescere, studiare a Piombino, ingegneria a Pisa, specializzazioni al Sant’Anna, a 35 anni al livello più alto della carica di accademico.


Nato in Liguria, Basilio arriva in città con la famiglia da bambino seguendo il babbo (luogotenente dei carabinieri, originario della Sicilia, ormai in pensione). Sia Basilio che il fratello Alessandro, di un anno più piccolo, si fanno conoscere da subito come studenti modello.



«A Piombino dal 1996, dalla provincia di Genova – ricorda Basilio – Ho fatto l’ultimo anno delle elementari, poi le medie e le superiori. Ma è quest’ultimo periodo che segna la mia formazione. L’Iti è l’istituto che mi ha dato un contributo altissimo. Ho trovato professori che insegnavano la teoria presentando problemi pratici che ti costringevano a ragionare. Un metodo che si è rivelato utilissimo».

Già ai tempi delle superiori Basilio e Alessandro (ingegnere, ora docente di scuola superiore tra Piombino e l'Elba) impressionavano per i voti più alti.

Poi gli anni universitari, ingegneria meccanica ed il titolo di dottore di ricerca in innovative Technologies of ICT and Robotics. Abilitato all’esercizio della professione di ingegnere e col diploma di licenza magistrale conseguito alla scuola superiore S. Anna di Pisa.
«Però per ogni momento, come per ogni obiettivo raggiunto, voglio ringraziare soprattutto mia moglie Elena. Ci siamo conosciuti a Piombino 17 anni fa come volontari nel gruppo dei giovani della Croce Rossa Italiana. E il suo amorevole ed instancabile supporto è stato ed è fondamentale» sottolinea Basilio Lenzo.



Del 2013 un riconoscimento prestigioso: Basilio vince il premio il premio “Gaetano Marzotto” (250mila euro) facendo parte del team del Sant’Anna di Pisa che ha elaborato una start-up medica, utile per le riabilitazioni.

Inizialmente disposto a restare in Italia. Poi?

«Diciamo che sono cambiate diverse cose – spiega Basilio Lenzo – Ricercatore e poi docente in Università inglesi per 6 anni. Da poco rientrato in Italia avendo vinto un bando ministeriale, intitolato a Rita Levi Montalcini, per il rientro dei cervelli che mi ha permesso di ottenere una posizione da docente in un’Università a mia scelta. Per vari motivi ho puntato sull’Università di Padova, tra le top in Italia, come miglior ateneo possibile per svolgere la mia ricerca nel settore veicoli all'interno del dipartimento di ingegneria industriale».


Ma seguendo sempre l’ispirazione familiare di non fermarsi mai, chiedendosi sempre di più... «Nel frattempo – prosegue – ho vinto la prestigiosa borsa Fulbright che finanzia periodi di scambio con Università americane. Dunque al momento sono presso l’Università di Stanford, negli Stati Uniti».

Stanford, California, tra le migliori università Usa, la prima tra le prime al mondo dipende da quale classifica si guarda: tipo dall’economia ai Nobel.

«Mi occupo di sviluppare l’auto del futuro – conferma Basilio Lenzo – ovvero più sicura, elettrica, autonoma. Oltre un milione di persone muore ogni anno in incidenti stradali, questa è la prima causa di morte nel mondo per giovani tra 5 e 29 anni. Semplicemente inaccettabile. A Stanford lavoro su un’auto che sicuramente tanti conosceranno, essendo la DeLorean usata nella trilogia di “Ritorno al futuro”. Però questa è elettrica ed è a guida autonoma. L'auto si chiama MARTY, scritto anche sul volante, acronimo in inglese che richiama il nome del protagonista del film».

Hollywood non sembra, comunque, poi così lontano.

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