Contenuto riservato agli abbonati

Tracce di medioevo tra Marciana e Pianosa, Zecchini indaga sulla storia “oscura” dell’Elba

le catacombe di Pianosa, gestite dall’Accademia pontificia

Lo studioso marinese prende spunto da una scritta trovata nel borgo montano per rilanciare gli studi sull’isola dopo la caduta dell’impero romano 

«Nell’agosto del 2019 verificai che la pietra nel muro di via Appiani a Marciana, oggi coperta da un intonaco, ma segnalatami da Lina Artieri con una foto pubblicata su “Il Monte Capanne” di Gianfranco Barsotti, riportava scolpito su granito, il numero 1443 e non una parola, come sempre considerato». È a partire da questa frase di Angelo Mazzei di Poggio («uno studente perenne», come ama definirsi) che ha stimolato l’attenzione di Michelangelo Zecchini, studioso di archeologia nato a Marciana Marina che ora vive a Lucca. A partire da questo spunto, l’autore di 15 pubblicazioni e il direttore scientifico di campagne di scavo su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 1987 al 2008 ha scritto la sua nuova ricerca che ha per titolo “Alcuni segni antichi scoperti a Marciana e nella catacomba di Pianosa”.

«Dopo aver ricevuto le osservazioni di Angelo Mazzei, e riflettendo sull’esistenza di queste scritta, ho fatto le dovute comparazioni con altre raccolte in codici dell’Alto medioevo e simili scritte furono ritrovate su di una lastra nella Val di Lima – spiega Zecchini –. Sono dello stesso periodo tra il III e il VII secolo dopo Cristo. Si può ipotizzare, ma ovviamente servono ancora studi, che queste poche lettere o numeri, ancora non ben definite e ritrovate sul quella parete granitica marcianese, purtroppo poi ricoperta, di cui abbiamo però una foto, rivela una cosa molto semplice: l’esistenza di una comunità isolana a quei tempi».


«Bisogna interpretare e approfondire, ma poche scritte dicono che a quei tempi non c’era solo San Cerbone sfuggito alle persecuzioni e rifugiato nella famosa grotta ma c’era una comunità – prosegue lo studioso –. Scritte analoghe sono state trovate anche a Porto Azzurro, nella zona portuale. Purtroppo sull’alto Medioevo elbano ci sono pochi studi, ne occorrono molti per illuminare questo periodo ancora buio. Si facciano avanti studiosi, universitari, ricercatori, per capire la vita dì allora sull’isola».

«L’Elba è fa sempre un museo a cielo aperto per i tanti reperti esistenti e purtroppo molti sono andati persi. Vanno catalogati quanto prima, poi documentati e studiati. Discorso analogo per l’Isola di Pianosa e specificatamente per le grandi catacombe – conclude Zecchini – dove l’Accademia pontificia gestisce un sito notevole. Anch’esso andrebbe studiato molto di più, dopo che lo ha fatto nel 1874 Gaetano Chierici. Pure in questo luogo religioso si sono trovate scritture simili a quelle di Marciana e quindi nello stesso periodo dal III al VII secolo dopo Cristo esistevano delle comunità che abitavano Pianosa o la frequentavano».

La parola ora potrebbe passare agli Enti locali pubblici e privati isolani, al Parco e a tutti coloro che hanno interesse a sviluppare questi enormi risorse storiche che esistono in questi ambienti unici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA