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Morì folgorato mentre tagliava un pino: ecco il risarcimento agli eredi

Il giardino della villetta di Colle d’Orano dove è avvenuta la tragedia

Vittima un giardiniere di 49 anni. A pagare i familiari del proprietario della villa nel frattempo deceduto

MARCIANA. È stata «un’operazione oltremodo rischiosa» effettuata «senza aver messo in sicurezza il cantiere, disattivando temporaneamente la linea elettrica o lavorando a distanza di sicurezza». Il risarcimento, di 210mila euro, arriva nove anni dopo l’incidente sul lavoro che l’11 giugno del 2012 costò la vita al giardiniere Massimiliano Adriani, morto folgorato da una scarica elettrica a 49 anni fuori da una villetta di Colle d’Orano mentre stava per abbattere un albero vicino ai cavi dell’alta tensione. I suoi familiari – la vedova Roberta Costa e i figli Francesco e Diana Adriani – da allora dall’Inail ricevono un assegno mensile di 780 euro, visto che l’ente a rate ha previsto di versare loro la somma di 305.411,38 euro.

IL PROCESSO PENALE


La causa civile segue il processo penale per omicidio colposo che si è concluso senza condanne, dal momento che il proprietario dell’abitazione dove si è verificato l’incidente, Danilo Anselmi, è morto; mentre l’altro indagato, il giardiniere Gianmarco Ferrari, 43 anni, è stato assolto. Quest’ultimo era un vicino di casa di Anselmi e a lui si era rivolto per effettuare i lavori, anche se poi lo stesso Ferrari gli ha consigliato un professionista più esperto, Adriani appunto, che il quarantatreenne – secondo quanto ricostruito – avrebbe assistito senza però prendere parte al coordinamento dei lavori. Intervento che consisteva nell’abbattere un pino troppo vicino ai cavi dell’alta tensione, per il quale nessuno ha chiesto a Enel (estranea alla vicenda) di staccare l’elettricità.

IL RISARCIMENTO

Ferrari è stato chiamato in causa anche nel processo civile, ma su di lui il tribunale non ha ravvisato responsabilità, come nel caso del Comune di Marciana, citato dall’avvocato dei familiari della vittima, Gianluca Sardi. Nella sentenza di primo grado pronunciata lo scorso 28 settembre dal giudice Carlo Cardi, infatti, si delineano le responsabilità di quanto accaduto: per due terzi la colpa è del giardiniere morto, Massimiliano Adriani, mentre per un terzo è di Anselmi, nel frattempo deceduto, e quindi degli eredi (la moglie Carla Catta e le figlie Katia e Lorella Anselmi). «Adriani – scrive il giudice – ha posto in essere un’operazione oltremodo rischiosa (anzitutto per sé, ma anche per i suoi collaboratori) senza la preventiva messa in sicurezza del cantiere, ciò che poteva avvenire disalimentando la linea o posizionando ostacoli rigidi o lavorando alla prevista distanza di sicurezza. Egli rivestiva la veste di appaltatore e quindi di soggetto istituzionalmente tributario dell’obbligo di sicurezza. Questo ruolo e la conoscenza, maggiore rispetto a quella del committente, del rischio specifico, unitamente alla successione degli accadimenti induce a ravvisare, in capo all’appaltatore, una responsabili concorsuale maggiore rispetto a quella del committente, che pare conforme alle risultanze ritenere nella misura dei due terzi dell’intero». Per questo – Carla Catta e Katia e Lorella Anselmi – dovranno risarcire per 70mila euro ciascuno degli eredi Adriani, 210mila in tutto, oltre alle spese processuali (13.975 euro).

PARLA L’AVVOCATO

L’avvocato dei familiari della vittima, Gianluca Sardi, non esclude di fare appello. «A mio avviso – spiega – anche il Comune ha delle responsabilità. I lavori erano stati richiesti e autorizzati e nel modulo inviato è stato fatto presente che l’intervento sarebbe avvenuto vicino alla linea elettrica. Con un’ispezione questa tragedia forse non sarebbe avvenuta».

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