Jsw: «Nessun problema con Invitalia e gli smantellamenti erano già previsti»

L’area industriale Jsw vista dal porto

L’azienda torna a citare l’obiettivo del forno elettrico: via le vecchie colate continue perché la tecnologia si è evoluta 

PIOMBINO. La vendita all’asta di pezzi interi delle acciaierie, una serie di impianti e macchinari fermi da anni, per la direzione aziendale di Jsw «è il risultato di una lunga attività preliminare di ricerca del partner, di analisi dei costi, di allocazione dei beni e di valorizzazione, iter che si è concluso prima dell’estate, con la sottoscrizione del mandato alla casa d’asta, ben prima quindi della definizione del Mou (memorandum of understanding, cioè un protocollo d’intesa ndr) con Invitalia».

È questa la spiegazione che la direzione aziendale di Jsw, in un lungo comunicato, fornisce rispetto all’operazione raccontata ieri dal Tirreno.


Rispetto al protocollo d’intesa con Invitalia la direzione di Jsw rassicura sul fatto «che nessuna dì queste attività, obbligatorie per la gestione aziendale, può creare problematiche per il perseguimento degli obiettivi previsti nel Mou stesso per il quale stiamo lavorando con reciproca soddisfazione con Invitalia rispettando il timing previsto».

Secondo fonti qualificate in realtà Invitalia non sarebbe stata a conoscenza di questa iniziativa, tanto da chiederne conto all’azienda. L’operazione è legittima ma, appunto, le tempistiche pongono degli interrogativi. Intanto martedì prossimo è prevista una riunione tra le parti.

Rispetto al tema centrale, Jsw sostiene quindi, «in adempimento agli obblighi scaturiti dalla sottoscrizione dell’Accordo di programma del luglio 2018 che prevedeva, fra gli altri, lo smantellamento degli impianti obsoleti, fuori servizio e non più riutilizzabili», di aver dato il via «a un complesso percorso di analisi tecnica e di conseguenti valutazioni di fattibilità economica, alla ricerca delle migliori condizioni di attuazione di tale obblighi».

Da qui l’azienda avrebbe dunque lavorato su tre direttrici: «La prima – si legge nella nota – relativa alla demolizione di impianti e macchinari non più recuperabili e/o da mettere in sicurezza, con verifiche iniziate già dai primi mesi dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma 2018 e, in particolare, per ciò che concerne le prime demolizioni di macchinari e/o impianti obsoleti e/o non più in sicurezza. Le prime azioni sono state messe in campo già nel corso del 2018».

La seconda direttrice è relativa «alle componenti impiantistiche che, seppur fuori servizio perché utilizzate nel ciclo integrale dell’altoforno, spento nel 2014 e quindi non adattabili all’introduzione del forno elettrico, potessero comunque avere una utilità nell’ambito delle attività non italiane del Gruppo».

Una decisione, quella di inviare in India materiale e macchinari non più utilizzati, che secondo l’azienda porterà anche benefici economici: «Nel periodo appena trascorso si è dato seguito allo smontaggio, per l’invio presso la casa madre e finalizzato al loro riutilizzo, di tre elettrosoffianti che erano asservite all’Afo 4 e ubicate nella non più operativa centrale termoelettrica Cet2; questa tipologia di operazione si inserisce in un’ottica di rafforzamento patrimoniale sicuramente meritoria e da perseguire, considerato che apporterà, come nel caso di specie, una significativa plusvalenza, essendo tali materiali iscritti a un valore pressoché irrisorio in bilancio».

Il terzo obiettivo dell’operazione, afferma Jsw, invece «è l’individuazione e quindi la valorizzazione di beni che, seppur non ricadenti nelle prime due ipotesi, potessero comunque avere un mercato per il loro recupero; si possono ad esempio ricordare come rientranti in questo ambito le colate continue».

La loro messa all’asta faceva riflettere proprio in relazione alla possibilità di un riuso nel progetto di un’acciaieria elettrica, e Jsw ammette «che il Gruppo, nei primi mesi del 2021, ne ha ipotizzato il riutilizzo nel progetto del nuovo forno elettrico». Tuttavia «il costo per il loro ricondizionamento e, soprattutto, il fatto che la tecnologia delle colate continue si è evoluta nel corso degli ultimi anni, ha fatto propendere per una loro messa sul mercato, alla ricerca di maggiore redditività. Quanto invece verrà inquadrato nel progetto del forno elettrico permetterà allo stabilimento di Piombino di acquisire maggiore efficienza produttiva e un aumento della qualità di prodotti e quindi di raggiungere una più alta competitività sul mercato».

Se dunque Jsw ribadisce che il forno elettrico resta un’intenzione – seppur al momento fuori da qualsiasi impegno formale – spiega anche che «per centrare questo obiettivo e quindi realizzare infine lo smantellamento richiesto dall’Accordo di programma, l’analisi ha portato alla conclusione che la gestione più redditizia fosse quella dell’asta, gara internazionale strutturata per fasi, lotto completo, singole componenti invendute, rottamazione residua. Come tali meccanismi di vendita consentono, la società ha fissato i valori sui quali la competizione dovrà basarsi, riservandosi comunque la scelta per la realizzazione della terza fase», cioè la vendita di impianti e macchinari come rottame, «in caso di insuccesso delle prime due».

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