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Jsw, pezzi dello stabilimento all’asta mentre si tratta il valore con Invitalia

In vendita tra i 16 lotti anche altoforno, cokeria, degassificatori. Fusco, segretario Uilm: «Occorre fare subito chiarezza»

PIOMBINO. C’è ancora un mese di tempo per il completamento della due diligence (l'attività di verifica e di approfondimento di dati e di informazioni relative all'oggetto di una trattativa) tra Invitalia e Jsw, preliminare all’ingresso dello Stato nel capitale sociale, a cui sta lavorando Marco Carrai.

Ma in questa fase che dovrebbe essere di discussione avanzata arriva la notizia di un’asta organizzata su un sito specializzato, di una serie di impianti e macchinari fermi da tempo: si tratta fra l’altro dell’altoforno, di macchine per colate continue, di gru di banchina e di gru di banchina scaricatore di navi, ma nell’elenco si trovano pure degassificatori, la cokeria e l’impianto dei sottoprodotti.


L’asta è organizzata da Troostwijk auctions, società olandese che si occupa di aste industriali in tutto il mondo. Sul suo sito offre appunto pezzi dell’acciaieria in 16 lotti, termine ultimo per presentare le offerte il 27 ottobre.

Le aste industriali ovviamente non sono una novità, e nemmeno sarebbe particolarmente rilevante che una società come la Jsw di Sajjan Jindal decida di mettere in vendita macchinari e impianti che ritiene non più rispondenti alle proprie necessità.

Ma certo la tempistica fa riflettere e già in queste ore i sindacati stanno compiendo le proprie verifiche e facendo le relative valutazioni. Lorenzo Fusco, segretario Uilm, ad esempio ritiene che un’operazione del genere «sarebbe stata legittima fino a un mese fa, in un momento come questo che dovrebbe essere di confronto con Invitalia, desta invece preoccupazione. Credo occorra fare subito chiarezza».

La tempistica, dunque: possibile che Jsw cerchi di vendere gran parte di ciò che resta dello stabilimento in una fase di due diligence in cui la situazione dovrebbe essere congelata, proprio per compiere quelle valutazioni sul valore del bene, che non possono esulare anche dall’esame degli impianti e dal possibile riuso di una parte di essi? Alcuni pezzi, ad esempio, potrebbero essere usati ancora per la realizzazione di un forno elettrico e comunque Invitalia potrebbe voler attendere il nuovo piano industriale per concordare cosa vendere e cosa tenere.

Difficile dire quanto valgono questi impianti all’asta, se dunque siano ancora utilizzabili, ma certo hanno un valore come rottame, di questi tempi sul mercato a prezzi altissimi. C’è chi stima che nello stabilimento il valore del rottame sia compreso in una cifra tra i 150 e i 200 milioni, che certo deve essere asciugata dai costi per smontaggi e demolizioni, ma comunque molto importante proprio per dare un valore all’azienda nella fase di due diligence con Invitalia, che su questa valutazione deciderà come entrare nel capitale.

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