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Elba, gli investigatori seguono la pista dolosa: l’ipotesi di un incendiario prende forza

La zona tra San Piero e Cavoli dalla quale sono partite le fiamme rende remota la possibilità di un rogo colposo

CAMPO NELL'ELBA. C’è la mano dell’uomo dietro l’incendio che ha bruciato 40 ettari di terreno tra sabato e domenica. Partono da questo punto fermo le indagini per scoprire come e perché le fiamme abbiano distrutto la macchia mediterranea tra San Piero e Cavoli, nelle Terre del granito di Campo nell’Elba. Il reparto carabinieri forestali del Parco nazionale arcipelago toscano, guidato dal tenente colonnello Stefano Cipriani, è al lavoro per capire se il rogo sia colposo o doloso. Ed è proprio in questa direzione, secondo le indiscrezioni emerse nella giornata di ieri, che starebbero andando gli investigatori: il rogo sarebbe frutto di un gesto intenzionale da parte di un piromane o un incendiario.

A far pendere la bilancia verso questa ipotesi sono diversi elementi. A partire dal luogo – impervio e difficilmente raggiungibile – in cui sono partite le fiamme. Un elemento che, anzitutto, rende remota la possibilità che il disastro sia cominciato a causa di un agricoltore che bruciava stoppie. Insomma, la principale pista che porterebbe all’incendio colposo sembra di fatto già archiviabile. Al contrario l’ipotesi dolosa è rafforzata dagli incendi appiccati in passato e da un altro elemento: il rogo è cominciato in una zona dove non ci sono sistemi di osservazione e controllo. Alcuni elementi utili alle indagini sarebbero emersi da una telecamera nella zona del campo sportivo di San Piero. Ma il punto in cui sono partite le fiamme non è controllato nemmeno dal Parco nazionale dell’arcipelago toscano (Pnat).


«Del resto – come ha sottolineato ieri il presidente Giampiero Sammuri – il Parco è stato solo lambito dalle fiamme. L’incendio è stato terribile e tremendo, ma ha bruciato solo una piccolissima parte del Pnat: non più di un migliaio di metri quadri». Un particolare che fa ulteriormente pensare. Come previsto dalla legge, dopo l’incendio sarà vincolata per anni, ma il fatto che la zona devastata dal fuoco sia libera dai vincoli dell’area protetta lascia aperta l’ipotesi che dietro il rogo vi possano essere interessi economici.

Intanto a Campo nell’Elba si fa la conta dei danni. «La natura riconquisterà i propri spazi – ha spiegato il sindaco Davide Montauti –. Ora siamo qui a contare i danni e a ringraziare gli uomini e le donne della macchina antincendio che col loro lavoro hanno salvato abitazioni e vite umane. Ringraziamo tutte le squadre antincendio che hanno dimostrato ancora una volta coraggio, professionalità e spirito di sacrificio. Ringraziamo anche le attività che hanno offerto gratis ristoro a chi operava da ore sul fronte del fuoco. Ora resta da capire se l’origine dell’incendio sia stata dolosa o colposa. Confido nel lavoro delle forze dell’ordine».

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