Isola d'Elba, morì sul lavoro travolto dalla motofresa: condannato a due anni il proprietario del terreno

Il giorno dell'incidente sul lavoro alla Bonalaccia

Due anni con pena sospesa al proprietario del terreno nel quale il 29 maggio 2017 lavorava Massimo Schezzini

CAMPO NELL’ELBA. Aveva 59 anni Massimo Schezzini, quando la mattina del 29 maggio 2017 stava lavorando in un terreno agricolo privato, alla Bonalaccia. Stava manovrando una motofresa. Fu un attimo. L’elbano venne travolto e ucciso dalle lame del macchinario. Giovedì pomeriggio, dopo quattro anni e mezzo, si è concluso il processo in rito abbreviato con il quale è stata fatta chiarezza su quanto accadde. Il proprietario del terreno, l’imprenditore elbano Gianfranco Marchiani, è stato condannato a due anni (con sospensione condizionale della pena nel procedimento civile) e al pagamento delle provvisionali per omicidio colposo, in attesa che venga definito il risarcimento nel corso della causa civile. È stato ritenuto responsabile dell’incidente sul lavoro (occorrerà attendere le motivazioni della sentenza per capire le responsabilità che gli sono state attribuite).

L’udienza si è tenuta giovedì a Livorno. Presenti l’avvocatessa Cesarina Barghini, in rappresentanza dei familiari della vittima, e l’avvocato Giuseppe Quartararo in rappresentanza di Inail.


La sentenza con rito abbreviato arriva dopo quattro anni e mezzo dalla tragedia che si è consumata alla Bonalaccia, nel territorio comunale di Campo nell’Elba. Un fatto che, sia per la dinamica sia per il protagonista (Schezzini era una persona molto conosciuta sull’isola), destò profondo sconcerto nella comunità campese. Originario di Rio nell’Elba, Schezzini abitava a Campo. Era uno dei fratello dell’ex sindaca di Rio nell’Elba Catalina Schezzini. La mattina del 29 maggio 2017 stava lavorando da solo nel terreno di proprietà di Marchiani. Fu travolto e catturato dalle lame della motofresa. I vigili del fuoco impiegarono delle ore per liberare il corpo dal macchinario. Schezzini lasciò la compagna e due figli, una ragazza maggiorenne e un bambino piccolo. Una famiglia spezzata, dunque, da una morte sul lavoro. I legali Barghini e Quartararo, a margine dell’udienza che si è tenuta giovedì scorso, ci tengono a fare presente come la sentenza possa essere di esempio e di riferimento nell’ambito degli incidenti sul lavoro e come, visto il numero drammatico di morti, sia sempre più necessario ribadire la necessità del rispetto delle norme relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lu.Ce.

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