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Italian food, illegittima l'ordinanza di demolizione disposta dal Comune di Campiglia

Il fosso Corniaccia a lato dello stabilimento Italiana Food a Venturina Terme

Annullata dai giudici amministrativi l’ordinanza comunale emanata nel 2012 a carico dell’azienda per la demolizione di alcuni manufatti

CAMPIGLIA. A sciogliere una delle incognite sul futuro dello stabilimento Italian Food c’ha pensato il Tribunale amministrativo regionale della Toscana. La sentenza arriva a nove anni dalla presentazione del ricorso da parte dell’azienda specializzata nella trasformazione del pomodoro. In breve, il pronunciamento dei giudici amministrativi bolla come illegittima l’ordinanza con cui il Comune di Campiglia Marittima disponeva la demolizione di una serie di manufatti a servizio della fabbrica di via Cerrini.

Tra i rilievi del Comune una tensostruttura di 4mila metri quadrati. Contestate anche una cabina elettrica e il muro perimetrale dello stabilimento. Un ventaglio di difformità da gravi a più lievi quelle elencate nell’ordinanza di demolizione fatta nel 2012 e su cui tra l’altro viene evidenziato nel dispositivo della sentenza una prima anomalia. Il provvedimento dagli uffici comunali è stato preso il 23 aprile 2012, sulla base di accertamenti fatti nel 2009. Un tempo lunghissimo, che ha lasciato nell’indeterminatezza l’impresa.


I rilievi urbanistici sarebbero tornati d’attualità in occasione del blitz in fabbrica dei Carabinieri del reparto Tutela agroalimentare di Roma nell’ambito dell’inchiesta “Scarlatto” per presunta frode in commercio che vede l’azienda accusata di aver imbottigliato prodotti etichettati come “100% italiani” o “100% toscani” quando in realtà erano realizzati miscelando materia prima locale con pomodoro straniero. L’indagine non è stata ancora chiusa. Nel frattempo, il tribunale ha accolto la richiesta di dissequestro di circa un terzo delle 4. 477 tonnellate sequestrate tra conserve di pomodoro, semilavorato e concentrato.

Tornando alla sentenza della terza sezione del Tar di Firenze, pubblicata il 15 ottobre, il tenore del pronunciamento dovrebbe mettere un punto fermo. Tra l’altro il Comune di Campiglia Marittima non si è costituito in giudizio. E ciò sembra far sfumare la possibilità che abbia intenzione di ricorrere al Consiglio di Stato per ribaltare la decisione dei giudici.

L’ordinanza prevedeva la demolizione di opere realizzate nella fascia di rispetto del fosso Corniaccia e in parte in totale difformità o in assenza del permesso di costruire. Cabina elettrica, l’ufficio pesa, la recinzione della fabbrica in cemento armato, un capannone e ancora piazzali, una fognatura per la raccolta delle acque piovane, quattro box prefabbricati e due tettoie metalliche. Oltre a disporre una sanzione per altri piazzali realizzati senza titolo e in difformità alla normativa urbanistica.

I giudici amministrativi non hanno dubbi. La distanza dal fosso non ha mai ostacolato l’edificazione. Tra l’altro nello stesso Regolamento urbanistico del Comune di Campiglia Marittima, nella scheda At11 con cui si disciplina lo stabilimento specifica che non sussistono vincoli di natura sovraordinata in quell’area. A differenza di quello fatto valere dai tecnici comunali in merito alla distanza di 10 metri dal Corniaccia.

La Cabina elettrica per i giudici si qualifica come volume tecnico, poiché contiene gli impianti a servizio dell’attività produttiva, e come tale non è una costruzione. E lo stesso criterio viene applicato all’ufficio pesa. In merito alla recinzione dello stabilimento i giudici evidenziano che è presente fin dagli anni Quaranta. Insomma, l’edificato non richiedeva il permesso a costruire poiché le opere sono intervenute su un suolo già a sua volta oggetto di trasformazione, ovvero all’interno della fabbrica. Inoltre, box e capannoni sono pertinenze dell’attività principale, mentre le pavimentazioni e le sistemazioni esterne sono frutto di attività di edilizia libera. In breve, per il Tar di Firenze l’ordinanza è illegittima e deve essere annullata.

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