Con le moto da enduro tra i sentieri protetti del massiccio del Monte Capanne

Il raid denunciato da un gruppo di escursionisti del Cai Elba Legambiente: «Uno scempio, prepotenza intollerabile»

MARCIANA. Le immagini fanno una certa impressione. Un gruppo di motociclisti inerpicati lungo i sentieri del monte Capanne. Sgassano tra i massi granitici e la vegetazione bassa, rigorosamente senza le targhe. A novecento metri sul livello del mare. È l’ultima bravata o, più precisamente, l’ultimo atto vandalico su uno dei sentieri del Parco nazionale che non è passato inosservato ad alcuni escursionisti che si trovavano nella zona. In prima battuta sono stati i membri del Club alpino italiano, sottosezione elbana, ad aver pubblicato sui social network le foto del raid non autorizzato di giovedì scorso, chiedendo sanzioni esemplari per i responsabili, non ancora identificati. «Alcune moto da cross, senza targa, sono state avvistate sul monte Capanne, “zona A” del Parco, nei pressi della Tavola a circa 900 metri sul livello del mare – spiegano dal Cai – il Club Alpino italiano Isola d’Elba chiede al Parco, ai carabinieri forestali e alla polizia municipale dei Comuni di Marciana e Campo di identificare i responsabili della violazione. Il Cai Elba chiede inoltre alle autorità competenti di prestare la massima attenzione e maggiori controlli del territorio anche in virtù della gara di motocross che si terrà nelle prossime settimane. Siamo contrari a qualsiasi forma di frequentazione della montagna con le moto da cross». All’appello si è unita anche l’associazione Pedalta di Marciana: «Motociclisti in giro per l'area protetta del parco (La Stretta, Le Zete, La Tavola, Piane della Terra, Troppolo, Bollero, Serra Ventosa) con targhe occultate o rimosse – spiegano dall’associazione, citando poi una frase di Mario Rigoni Stern – “Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia”».

Il fatto è stato denunciato pubblicamente anche da Legambiente Arcipelago toscano che da annoi sta combattendo una battaglia contro le moto da cross e da enduro nelle aree protette del Parco. «Quello che è successo, anche di fronte a gruppi di trekker allibiti e scandalizzati è qualcosa di davvero inaccettabile: uno o più gruppi di motocrossisti sono penetrati nel cuore del Parco, dentro la zona A di protezione integrale del massiccio del Capanne, percorrendo impervi sentieri di crinale, devastando sentieri e scalinate di granito centenarie, percorrendo habitat prioritari protetti dalle direttive habitat e uccelli dell’Unione europea. Hanno percorso i sentieri della Tavola, La stretta, La Terra, Serra Ventosa e Troppolo, si sarebbero inerpicati anche lungo la scalinata penitenziale della Madonna del Monte, il più noto santuario elbano. Uno scempio e una prepotenza intollerabili che non potrebbero essere possibili senza basisti e guide locali. È evidente che si viene all’Elba quasi sicuri di passarla liscia e di poter fare impunemente in un Parco nazionale quello che magari in Germania o in Svizzera costerebbe sanzioni molto care, sequestri dei mezzi e provvedimenti giudiziari molto rapidi».


Il Cigno Verde rincara la dose: «Si tratta di una situazione di impunità di fatto, sanzionata rare volte con multe risibili per fatti del genere e quasi mai con il sequestro del mezzo e della patente. È evidente che a livello nazionale, a cominciare dal ministero della Transizione ecologica, vanno riviste le sanzioni e vanno date linee guida precise per tutte le aree protette e mobilitati i carabinieri forestali con precise campagne su questo problema. Se il problema è la carenza di personale il ministero ha il dovere di intervenire, se è di carenza di moderni mezzi di sorveglianza e di formazione e il ministero e le forze dell’ordine hanno il dovere di fornirli. Quello che è certo è che questa situazione di impunità non è più tollerabile».

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