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Tolti i sigilli agli immobili: due beni restituiti a Fedele

Castagneto, revocato dal Tribunale di Livorno il provvedimento di sequestro preventivo. La misura interessa un appartamento con autorimessa e un fondo commerciale

CASTAGNETO. Tornano nella disponibilità di Michelangelo Fedele, sua moglie Giuseppina Zambardino e il figlio Alessio Fedele i due immobili al centro dell’indagine che ipotizza a carico dei tre il reato “trasferimento fraudolento di valori”. Il Tribunale di Livorno ha revocato il provvedimento di sequestro preventivo disposto l’11 settembre dal giudice per le indagini preliminari di Livorno.

Il collegio della sezione penale del Tribunale di Livorno con l’ordinanza del 6 ottobre ha accolto la richiesta di riesame presentata dal difensore dei tre indagati ritenendo che ad oggi non vi sono elementi su cui fondare l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 512 bis del codice penale.

Su ordine della Procura di Livorno, che ha diretto le indagini, i carabinieri del nucleo investigativo di Livorno e della compagnia di Cecina avevano fatto scattare il sequestro preventivo sui due immobili, un appartamento con relativa autorimessa e un fondo a uso commerciale entrambi a Donoratico.

Il provvedimento era stato emesso a conclusione dell’attività investigativa avviata dalla stazione dei carabinieri di Donoratico che ha portato alla denuncia dei tre con l’accusa di “trasferimento fraudolento di valori”.

Le indagini dell’Arma dei carabinieri sono partite quasi un anno fa. Avrebbero accertato che il principale indagato, ovvero Michelangelo Fedele, già colpito dalla confisca di 29 immobili fittiziamente intestati ai suoi familiari, aveva acquistato a ottobre 2020 un appartamento con autorimessa e il mese successivo un fondo commerciale. In entrambi i casi, secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri, corrispondendo ai venditori un prezzo notevolmente più basso del valore di mercato.

Nel caso dell’appartamento nell’ordinanza del Tribunale di revoca del sequestro si richiama l’anomalia rilevata dagli inquirenti: l’appartamento è tuttora occupato da una famiglia che pochi mesi prima della vendita a Fedele si era accordata con la proprietaria dell’immobile per l’acquisto al prezzo di 100mila euro, contro i 55mila pagati da Fedele.

La difesa della famiglia Fedele, oltre a documentare l’origine delle somme investite nell’acquisto degli immobili, derivate dalla vendita di un immobile a Campiglia Marittima, ha rilevato come l’aver intestato la nuda proprietà al figlio Alessio Fedele e l’usufrutto alla moglie Giuseppina Zambardino non rappresenta un elemento utile a eludere eventuali misure di prevenzione patrimoniale, ovvero il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
In questa fase dell’indagine, per il Tribunale non ci sono ragioni per disporre il sequestro preventivo. Tra l’altro, la difesa ha fatto rilevare che la scelta di Michelangelo Fedele di intestare i beni al figlio Alessio si inquadra in una donazione indiretta nell’occasione della nascita del primo nipotino.

Sullo sfondo resta l’ipotesi investigativa: il principale indagato, con a suo carico importanti precedenti per reati contro il patrimonio, sospettato di aver accumulato un ingente capitale di provenienza illecita, proprio per nasconderne l’origine delittuosa ed evitare di venire colpito nuovamente da una misura di prevenzione patrimoniale, avrebbe tentato di mascherare la disponibilità di questa ingente somma di denaro, reinvestendo i soldi nei due beni immobili per il tramite dei suoi familiari.

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