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Elba, il nodo-aeroporto, Boccardo: «Ora gli elbani devono scegliere, senza l’allungamento lo scalo muore»

L'amministratore delegato di Ala Toscana sui ritardi nell’iter del progetto: «Manca un dialogo sincero e aperto su problemi e soluzioni»

CAMPO NELL'ELBA. Tirate giù la maschera e dite cosa volete fare. Claudio Boccardo non lo dice così apertamente, ma tale è la sua richiesta di chiarimento sul futuro di La Pila. E l’amministratore unico di Alatoscana, la SpA che gestisce Aeroporto Isola d’Elba, chiama in causa tutti gli elbani, indipendentemente dal fatto che vivano o meno a Campo nell’Elba: «I campesi e gli elbani decidano cosa fare e siano consapevoli che l’aeroporto non può funzionare senza l’adeguamento della pista».

Un appello ai cittadini, agli imprenditori ma soprattutto alla politica. Anzitutto agli amministratori campesi. Ma non è un caso il fatto che Boccardo non nomini mai il sindaco Davide Montauti. La situazione di stallo dell’aeroporto elbano riguarda anche gli altri sindaci. «I temi sul tavolo sono due: quello di Campo nell’Elba e quello dell’intera isola d’Elba – sottolinea l’ad di Alatoscana –. Non ho pregiudiziali di alcun tipo ma non si è mai intavolato un dialogo sincero e aperto per valutare quali siano i problemi e quali siano le eventuali soluzioni. Assistiamo a un gioco che sembra avere l’obiettivo di allungare i tempi per non prendere decisioni».


E la decisione da prendere è sempre la stessa: autorizzare o meno il progetto da 17.769.750 euro per allungare la pista di 300 metri (circa 250 verso nord e 50 verso sud). Un’operazione che comporta lo spostamento di un canale, della strada provinciale, di alcune attività commerciali e anche di alcune abitazioni civili. Una patata bollente. Ancor più se, come dicono i numeri, La Pila sembra aver imboccato la pista della risalita dopo il segno meno del 2018 e il crollo del 2020. Proprio il fatto che al 31 agosto ci fosse un più 46 percento di passeggeri rispetto a un anno fa, sembra la dimostrare che l’aeroporto è in salute e suggerire alla politica che c’è ancora tempo per fare delle scelte. «Ma così non è – sostiene Boccardo –. Le compagnie aeree che operano con aeri da 30 o da 50 posti (vale adire quelli che possono atterrare a La Pila, ndr) sono praticamente sparite dal mercato. Al momento questi aeromobili possono essere solo noleggiati ed è impossibile abbassare i costi dei biglietti a causa delle mancate economie di scala».

«In questo contesto – prosegue l’ad –, l’aeroporto può andare avanti solo con il sostegno della Gestione associata. Con questa pista non si potrà mai arrivare al break even (il pareggio tra entrate e uscite, ndr). Se il trasporto aereo elbano non sarà economicamente autonomo, non sarà mai nemmeno competitivo. Per questo va fatta una scelta: volete un aeroporto che si auto-sostenga o che si mantenga grazie a soldi pubblici».

E quest’ultima ipotesi, secondo Boccardo sarebbe un errore strategico, oltre che un’occasione sprecata. «Ci sono tutte le condizioni perché l’aeroporto possa sostenersi da solo e possa portare un ritorno al territorio – conclude –. Il turismo è globale e non si può pensare di accogliere chi arriva da 3mila chilometri di distanza se la maggior parte degli aerei non può atterrare».

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