Onorato lascia la presidenza del Gruppo Moby: "Compagnie solidissime, attacchi vigliacchi da due anni"

"Per le azioni che sto per intraprendere a difesa del nostro lavoro e della compagnia ritengo che la scelta migliore sia quella di fare un passo indietro"

LIVORNO. Con un post su Facebook poco prima delle 22 l’armatore Vincenzo Onorato annuncia che lascia il vertice del gruppo Moby: «Per le azioni che sto per intraprendere a difesa del nostro lavoro e della Compagnia ritengo che la scelta migliore sia quella di fare un passo indietro e lasciare la presidenza della compagnia».

La notizia arriva a pochi giorni di distanza – poco più di due settimane – dalla notizia dell’indagine della Procura milanese sulla famiglia Onorato con l’accusa di bancarotta: una conseguenza tutt’altro che imprevista dopo che era stata in primavera proprio il pm a chiedere il fallimento prima ancora che i creditori e dopo che, con una contromossa inedita in casi di questo tipo, il gruppo armatoriale si era presentato ai giudici del collegio fallimentare auto-disvelando una serie di «operazioni meritevoli di attenzione». Una strategia radicale per attestare di aver voltato pagina: dunque, non è un fulmine a ciel sereno questa dichiarazione di Onorato senior.


Al tempo stesso, il tono del post sul proprio profilo social fa rispolverare a Vincenzo Onorato toni accorati e battaglieri: sembra, cioè, di intuire che più di una resa sia un modo diverso di condurre la propria battaglia, adesso che sì ha sulla testa una accusa di bancarotta ma – ed è la cosa più rilevante per gli Onorato – i giudici del tribunale fallimentare hanno concesso fiducia alla famiglia e le hanno lasciato la gestione della compagnia, nonostante tutte le difficoltà del caso. Già da più di tre anni è in corso il passaggio generazionale: i figli Achille e Alessandro hanno man mano preso le redini di un gruppo che si è trovato a fare i conti con una grave crisi finanziaria e l’attacco dei fondi speculativi che avevano presentato istanza di fallimento (bocciata dal tribunale). Comunque, Onorato non si scaglia affatto contro chi prenderà il suo posto al timone della flotta della Balena Blu. Anzi, al contrario: «La persona che mi sostituirà sarà degna di questo onere e di questo onore insieme ai miei figli, Achille ed Alessandro, ed un management giovane e motivato». Inutile dire che non se la prende solo contro la crisi del Covid: nel mirino anche «gli attacchi vigliacchi che si protraggono da oltre due anni, i cui autori finalmente stanno venendo alla luce».

Lo dice rivendicando nel proprio messaggio una diversità profonda dai colleghi che fanno il suo stesso mestiere di armatore: «Definiscono i lavoratori del mare "risorse umane", io li chiamo "i miei marittimi", perché ho vissuto sulla mia pelle i sacrifici che questo lavoro comporta». Lo ripete rievocando i suoi anni da ragazzo: «Sono e sarò sempre uno di voi, perché prima di essere il vostro armatore ho fatto il mozzo sulle navi di mio padre: correva l'anno 1970, avevo solo 13 anni».

Del resto, è tornando alle proprie radici che Vincenzo Onorato aveva aperto il proprio messaggio «alle donne e agli uomini di “Onorato Armatori”»: «Quarant’anni fa – mette in evidenza – ho fondato Moby partendo da una piccola nave e 12 marittimi, creando, insieme e soprattutto grazie a voi, e grazie a 140 anni di storia e cultura armatoriale, delle quale sono custode, la prima compagnia di traghetti mondiale con 6mila marittimi tutti italiani». Più avanti, sottolineando che le compagnie del gruppo sono «solide, forti e sopratutto oggi, mentre vi scrivo, liquidissime», ricorderà che «abbiamo in avanzata fase di costruzione quelli che saranno i traghetti più grandi che abbiano mai solcato i mari, il primo dei quali sarà varato a fine mese, dove lavoreranno altri 500 marittimi, sono un mio progetto e sono orgoglioso di affidarvele».

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