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Calcio in lutto, addio a Roberto Biagini: “Cavallo pazzo” idolo dei tifosi nerazzurri

Un’immagine in bianco e nero di Roberto Biagini con la maglia nerazzurra, dove approdò nel campionato 1975-76: a destra il Piombino della stagione 1976-77, quando i nerazzurri vinsero il campionato di Promozione, garantendosi il diritto a partecipare alla serie D

Aveva 70 anni, fu protagonista di una promozione in serie D: tra i simboli di quella grande squadra a metà degli anni Settanta

PIOMBINO. Se n’è andato Roberto Biagini, “Cavallo pazzo” come lo avevano soprannominato i tifosi nerazzurri, di cui era uno degli idoli alla metà degli anni Settanta quando seminava gli avversaria sulla fascia destra, di cui era padrone incontrastato.

Se l’è portato via una malattia beve e feroce, e della sua morte gli amici e i tifosi hanno saputo dai social. Aveva 70 anni e viveva a Carrara, dove era nato e cresciuto calcisticamente. Lascia la moglie Riccarda e il figlio Massimiliano.


Col suo gran fisico era nato come portiere, fu Corrado Orrico alla Carrarese a capire che quel ragazzone stava meglio in un’altra parte del campo, dove c’era da correre e sgroppare.

Arrivò a Piombino nella stagione 1975-76 e in nerazzurro rimase tre stagioni, anni bellissimi in cui quella squadra riempiva lo stadio Magona. Erano i tempi di Ficagna, Medda, Chelotti, Pucci, Mazzaccherini, Faggiani, Vivoli, Luciano Bianchi, Pallini, solo per citare alcuni di quei giocatori che nella seconda stagione di Biagini in nerazzurro (terzo posto al primo anno), vinsero il campionato di Promozione acquisendo il diritto a partecipare alla serie D, che all’epoca era davvero un gran campionato. Biagini restò ancora un anno, il Piombino si salvò, poi le strade si divisero. I nerazzurri giocarono ancora un grande campionato, un quinto posto in una stagione in cui i tifosi accarezzarono anche l’idea di andare in serie C, poi iniziò la discesa.

«Eravamo forti davvero – ricorda Raimondo Medda – e Roberto ben rappresentava il piglio di quella squadra. Lui a spingere a destra, io a sinistra, Luciano Bianchi a fare quello che oggi si direbbe falso nueve aprendoci gli spazi. E poi c’era Aldo Di Pietro che segnava valanghe di gol».

Medda ricorda con grande affetto Biagini: «Persona perbene – racconta – e giocatore serio, ma anche un amico vero. Un anno con lui sono stato in Rappresentativa Toscana e abbiamo fatto benissimo, perdendo solo in finale con l’Emilia. Anche una volta finito di giocare, ci siamo rivisti, una volta c’invitò a cena a Carrara in un circolo nautico di cui era dirigente e fu una serata bellissima. Lascia davvero un grande ricordo».

A Piombino nella prima stagione segnò sette gol in 28 presenze, l’anno della promozione andò in rete 9 volte su 28 partite giocate. Ma fu protagonista anche nella prima stagione in serie D, quando giocò 23 volte segnando un gol.

Non era un bomber, e nemmeno un giocatore tecnico, ma la sua forza fisica lo rendeva inarrestabile, e il suo modo di stare in campo accendeva la fantasia tanto da restare dopo decenni nell’immaginario dei tifosi.

Il suo gioco era semplice, ma difficile da contrastare, proprio per la sua potenza e il soprannome “Cavallo pazzo” veniva da lì: spesso partiva da dietro, si buttava la palla avanti sulla fascia e si scrollava di dosso il suo marcatore andando sul fondo per crossare. Una beatitudine per gli attaccanti. A volte era così deciso ad andare sul fondo che gli finiva pure il campo, come ricordano i tifosi, che magari fischiavano altri giocatori ma a lui perdonavano tutto proprio per la sua generosità. E con quella forza a volte riusciva anche ad andare in porta: e infatti segnava non poco per un giocatore nel suo ruolo.

Per lui però non c’era solo il calcio. A Carrara lo ricordano per la passione e i risultati sportivi conseguiti nella vela. Il mare l’aveva dentro e gli aveva dato pure un mestiere: finito di giocare infatti aveva creato un’azienda per la costruzione di imbarcazioni J24 che poi aveva lasciato in gestione al figlio. La passione per il mare lo aveva portato a ricoprire vari ruoli dirigenziali nel Club nautico di Marina di Carrara, dove era stato responsabile del personale.

Ieri in tanti a Piombino lo hanno pianto: sui social ha dato la notizia un amico e tifoso, Elio Peccianti, subito si sono susseguiti i messaggi di cordoglio di nerazzurri doc, Sandro Cioni, Andrea Cinquemani, Enzo Madau, Lelio Saviozzi, Gigi Faggiani, Luca Granucci. Uniti nella commozione del ricordo di un amico e di un periodo, breve ma tanto felice.

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