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Falso positivo, per un tampone rischia di non rivedere più il padre

Viene analizzato un tampone (foto d'archivio)

La storia di Stefano Fantin e del padre malato di Alzheimer ricoverato in ospedale. «Ero in quarantena, non potevo prendermi cura di lui»

PIOMBINO. «Ho avuto paura di non rivedere più mio babbo. Lui in ospedale, io costretto a casa in quarantena per un tampone positivo, che poi positivo non era». Così Stefano Fantin, piombinese, racconta l’ultima settimana da incubo, vissuta in costante apprensione per le sorti del padre malato di Alzheimer e alle prese con una forma molto severa di polmonite.

L’incubo familiare di Fantin ha un inizio: il 30 settembre scorso. «Babbo non stava bene, aveva tosse e una febbre molto alta. Dopo la visita del medico di famiglia, la situazione è precipitata. Temevamo si trattasse di Covid. Ci siamo rivolti all’Usca dell’Asl. Serviva il tampone. E l’esito, è stato positivo». A quel punto sono scattate le misure di precauzione dettate dall’Asl. Quarantena per il babbo e la mamma di Stefano, anche lui in isolamento. Ma venerdì, nello stesso giorno nel quale è arrivato l’esito del tampone dell’Usca, le condizioni dell’anziano sono peggiorate. Per questo è stato portato al pronto soccorso. Prima di accedere alla struttura l’anziano è stato sottoposto al tampone. E stavolta l’esito era negativo. Così come lo è stato in tutti tamponi effettuati nel corso della stessa giornata e il sabato. In tutto sei esami, tutti negativi. Anche la madre di Stefano e Stefano sono sempre risultati negativi, eppure sono rimasti in isolamento. «Crediamo che il primo tampone fatto a babbo fosse un falso positivo e credo siano arrivati a questa conclusione anche in ospedale, visto che mio padre è stato ricoverato nel reparto di medicina. Prima in isolamento, poi assieme ad altri degenti». È a quel punto che l’ansia di Stefano si è unita a una rabbia crescente. «Mio padre soffre di Alzheimer da anni – racconta Fantini – la polmonite è molto severa, le sue condizioni sono peggiorate sensibilmente nel giro di pochi giorni. Non può stare da solo, eppure né io né la mia mamma abbiamo potuto stargli vicino in questo momento. Avevo paura di non rivederlo più, babbo ha rischiato di morire». Falso positivo o meno, la quarantena non si revoca. Lo ha capito bene Stefano che ha lottato per giorni per invertire la rotta delle procedure e della burocrazia. Senza risultato. «Ho scritto persino al presidente della Regione Eugenio Giani, alla Asl, persino a qualche trasmissione tv – racconta – ho vissuto quanto mi è accaduto come una limitazione della mia libertà. Ho fatto la doppia dose di vaccino, i tamponi effettuati su di me hanno dato esito negativo, come quelli a cui è stato sottoposto mio babbo, fatta eccezione per il primo. Ma non c’è stato niente da fare. Ringrazio con tutto il cuore i medici e gli infermieri dell’ospedale che si sono presi cura di babbo al posto mio».


Solo giovedì mattina, terminata la quarantena, Stefano ha potuto riabbracciare il padre in ospedale.