Contenuto riservato agli abbonati

Ospedale di Piombino, la protesta dei lavoratori: «Turni sempre più massacranti»

Stato di agitazione dei lavoratori, il presidio ieri mattina davanti all’ospedale Villamarina

Presidio dei sindacati Cgil, Cisl e Uil in stato di agitazione: «Servizi ridotti al minimo, l’Asl rimuova il blocco delle assunzioni»

PIOMBINO. Allo stand vicino all’ingresso, tra le bandiere sindacali, ci saranno una quarantina di persone. «Potremmo essere di più – racconta un’operatrice sanitaria – ma è necessario garantire i servizi essenziali all’ospedale già ridotti al minimo. Ci arrivano un’infinità di messaggi di sostegno».

Manca personale e i servizi sanitari sono in grave sofferenza: per questo è stato proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori Asl a livello regionale da Cgil, Cisl e Uil. Secondo calendario, ieri mattina, la protesta è davanti a Villamarina. A parlare per tutti è Simone Assirelli, Cgil funzione pubblica Livorno con Emilio Chierchia, segretario provinciale della Uil - Federazione poteri locali.


«Tolti i medici, pochissimi infermieri, tanti over 55: una coperta corta – dice Chierchia –. I servizi sanitari Asl si trovano in situazione critica ovunque. Resta l’emergenza pandemica con la collegata necessità di sostenere l’espansione delle attività Covid, oltre l’assistenza ordinaria. Inaccettabile il blocco degli organici previsto dalla Regione così come le mancanze di risposta da parte dell’Asl – spiega Emilio Chierchia – per la regolamentazione della mobilità dei lavoratori. E il blocco delle assunzioni ha messo ancor più in crisi i servizi a Piombino, un’area che soffre di una mancanza di operatori visto che già di per sé non è appetibile».

«Sono mesi – sottolinea Assirelli – che denunciamo la grave carenza di operatori sociosanitari, infermieri, amministrativi e tecnici sanitari. La mancanza di personale – prosegue – sta determinando un eccessivo ricorso agli straordinari, con tutto ciò che ne consegue in termini di incolumità psicofisica del personale e qualità di servizi al cittadino. Senza contare la mancata sostituzione di personale sospeso perché non vaccinato o assente da lungo tempo a causa di malattie, infortuni, gravidanze, congedi. Molto grave che vengano messi a repentaglio diritti come i riposi o le ferie».

«Per Livorno, Cecina, Piombino, Elba – riprende Emilio Chierchia – oltre al blocco degli organici per tecnici sanitari, infermieri operatori socio sanitari medici, grava il moltiplicarsi per l’emergenza pandemica di una serie di nuovi servizi che chiederebbero ulteriori risorse che non ci sono. Per assurdo turni scoperti all’intero dei reparti per coprire le vaccinazioni. Pazienti e familiari non capiscono e dai social piove uno scarico di responsabilità sugli stessi operatori che hanno solo la colpa di venire a lavoro in numero ridotto rispetto a quello che dovrebbero essere – aggiunge Chierchia–. Così il pronto soccorso, area medica e tutto il resto va in sofferenza. E la cosa non ha una fine, mentre si spera che questa emergenza rientri. Campiglia? Centro di riabilitazione poi reparto per convalescenze Covid: anche qui problemi di organico e tenuta. Per la diagnostica siamo rimasti con un radiologo a turno e tutte le liste di attesa finiscono per essere rallentate. Al pronto soccorso il tempo di permanenza delle persone oscilla tra le 6 e le 9 ore. Il problema non è l’operatore, ma che mancano gli anelli per completare la catena: arrivando a una risposta minimale al cittadino, nonostante tutto quello che gli operatori mettono in campo tutti i giorni. La situazione territoriale è impoverita a favore di tutta una serie di servizi esternalizzati senza assumere: ora basta».

«Ci aspettiamo almeno – conclude Assirelli – il turn over, pensionamenti oltre alla mobilità per riportare a casa infermiere e operatori sanitari: all’Elba ce ne sono una ventina che aspettano con sette oss, numeri che mancano al territorio. Entro fine anno arriveremo a nove pensionamenti non sostituti che prevedono pure ferie. Fermo l’interscambio tra zone Asl per gli assunti con l’emergenza Covid, persone che vanno riportate a casa. La Regione l’aveva promesso ad aprile poi più nulla». Situazione insostenibile pure per i pazienti che subiscono. Ci vuole un accordo valido per tutti.

Il prossimo presidio l’11 ottobre, dalle 10 alle 13 stavolta davanti all’ospedale di Cecina.