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Via al ricorso al Tar contro il dissalatore. Montagna annuncia: «È solo l’inizio»

Il rendering del dissalatore di Mola progettato dall'Autorità idrica toscana

Capoliveri, il sindaco annuncia battaglie legali «in ogni ordine e grado» per fermare «un’opera impropria in un’isola in cui c’è acqua»

CAPOLIVERI. Il caso del dissalatore della Mola finisce ancora una volta davanti al Tar. «E se non bastasse andremo avanti fino all’ultimo grado di giudizio», annuncia il sindaco di Capoliveri Walter Montagna. La decisione era nell’aria ed è stata formalizzata dall’amministrazione comunale nella riunione dello scorso 28 settembre. L’amministrazione ha deciso di ricorrere al tribunale amministrativo della Toscana contro il decreto 95 dello scorso 9 settembre con cui l’Autorità idrica della Toscana (Ait) ha approvato la variante per le opere in mare necessarie al dissalatore.

Il ricorso al Tar ha incaricato del ricorso i due legali che già hanno seguito il caso in passato. Si tratta dell’avvocato Alfonso Celotto di Roma e di Giovanni Montana di Pisa. Per affrontare le spese legali il Comune ha già stanziato 10.863,95 euro. L’iniziativa è stata avviata nonostante l’amministrazione capoliverese attenda ancora la risposta per opposizione presentata al presidente del consiglio Mario Draghi sempre contro il decreto dell’Autorità idrica toscana che riguarda la variante delle opere marittime.


«E non ci fermiamo certamente a questo – sottolinea il sindaco montagna –. Confidiamo che sia accolta l’opposizione presentata alla presidenza del consiglio. Così come siamo convinti che il Tar Toscana dirà sì al ricorso che stiamo presentando contro la variante. Ma in caso di esito negativo siamo pronti ad andare avanti in qualsiasi grado di giudizio. Del resto i cittadini di Capoliveri hanno già detto no al dissalatore».

Un no che, sottolinea Montagna, è collegato al fatto che «si tratta di un’opera impropria per Capoliveri e per tutta l’isola. I dissalatori hanno un senso dove l’acqua non c’è come in Israele. Qui all’Elba non c’è carenza di falde: dobbiamo solo essere in grado di accumularne il più possibile l’acqua e, soprattutto, fare in modo che non si disperda a causa delle pessime condizione della rete idrica che, come evidenziato più volte anche da Legambiente, è un vero e proprio colabrodo».

Secondo Montagna il dissalatore non solo non serve, ma si sta accelerando l’iter perché «a breve non sarà possibile costruirlo. Stanno facendo una corsa contro il tempo consci del fatto che la legge “salva mare”, in approvazione in parlamento, consente la dissalazione dell’acqua marina è l’ultima ratio. Vale a dire che si potrà fare solo dove non c’è nessuna soluzione alternativa. Chi vuole costruire il dissalatore sa bene che qui l’acqua c’è e il vero problema è la rete idrica».

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